Federico Piovaccari: il pifferaio magico che coi suoi gol ha incantato la Romania

Il protagonista del nostro racconto è un pifferaio. Magico, non c'è dubbio, ma anche un po' matto. Un po' come il cappellaio. Vabbè, basta suggestioni letterarie: torniamo alla realtà...

Il protagonista del nostro racconto è un pifferaio. Magico, non c’è dubbio, ma anche un po’ matto. Un po’ come il cappellaio. Vabbè, basta suggestioni letterarie: torniamo alla realtà…

La favola racconta che in Sassonia, tanti secoli fa, il borgo di Hamlin era invaso dai topi. La popolazione era terrorizzata, il borgomastro disperato. Ma ecco farsi avanti un demiurgo, un uomo misterioso che promette di disinfestarla dietro equo pagamento. Il governatore del paese accetta la proposta e lo straniero tira fuori dalla sua borsa un oggetto oblungo: un piffero.

Gonfia i polmoni e ci soffia dentro, premendo alternativamente le dita sui fori dello strumento. Ne esce una musica magica, incantevole nel vero senso della parola, dato che i ratti, ordinatamente, si mettono in fila e lo seguono fedelmente, fino a uscire dalle cinta murarie della città.

Federico Piovaccari (Gallarate, 1984) ha fatto con i tifosi della Steaua Bucarest l’esatto contrario. Con il suono delle sue note, riprodotte con prodezze calcistiche degne di un kolossal cinematografico, li ha trascinati dentro le mura dello Stadio Ghencea, regalando loro una stagione magica.

Lo scudetto, certo, conquistato con tre giornate di anticipo, ma soprattutto la qualificazione alla fase a gironi della Champions League, arrivata grazie alle reti di un centravanti venuto da lontano, che ha percorso un tragitto in senso inverso alle migliaia di romeni che ogni anno arrivano in Italia per vivere un’esistenza più dignitosa.

Non ama le mezze misure, Piovaccari. Dalla serie B alla Champions League, senza neanche passare per la serie A.

Piovaccari esulta dopo uno dei 23 gol segnati nella stagione 2010/2011 con la maglia del Cittadella Padova.

Piovaccari esulta dopo uno dei 23 gol segnati nella stagione 2010/2011 con la maglia del Cittadella Padova.

Già, la serie A. Il campionato pregustato da Federico al termine della stagione 2010/2011, quando il nome del pifferaio è sulla bocca di tutti, tifosi e procuratori, per avere conquistato, con la maglia del Cittadella, il titolo di capocannoniere della serie cadetta. 23 reti in 39 presenze: numeri da record per un centravanti, ormai vicino alla soglia dei 30 anni, convinto che sia ormai giunto il momento di realizzare il sogno di calcare l’erba dei più prestigiosi stadi italiani.

L’estate 2011 segna la svolta della sua carriera, anche se la serie B sembra segnata nel destino di Piovaccari. Arriva infatti l’offerta che non ti aspetti.

Federico Piovaccari arriverà a Genoa nel 2011, con il compito di riportare i blucerchiati in serie A.

Federico Piovaccari arriverà a Genoa nel 2011, con il compito di riportare i blucerchiati in serie A.

A farsi avanti la Sampdoria, reduce da una bruciante retrocessione e intenzionata a ritornare subito nell’olimpo del calcio italiano. Allenatore Gianluca Atzori, direttore sportivo Pasquale Sensibile.

Puoi dire di no all’ex ds del Novara del doppio salto consecutivo dalla C alla A? Puoi declinare l’invito di chi ti offre un contratto quadriennale a 400.000 euro netti a stagione? Ovviamente no. Piovaccari come Vialli, Bertani come Mancini? C’è chi azzarda il confronto. Sacrilego, a dire di alcuni.

Ma facciamo un passo indietro. A quando Federico è uno dei tanti ragazzi che giocano a pallone per diletto, con la remota speranza di accedere al magico e redditizio mondo del professionismo. Dal settore giovanile della Pro Patria, il futuro pifferaio (ma perchè pifferaio? Dopo lo scopriremo) passa in prestito alla Castellettese, in serie D, dove segna 6 reti in 17 presenze.

I vent'anni di Federico Piovaccari. Due spalle larghe contenute a fatica dalla maglia nerazzurra. Il ragazzo già prometteva bene...

I vent’anni di Federico Piovaccari. Due spalle larghe contenute a fatica dalla maglia nerazzurra. Il ragazzo già prometteva bene…

Quanto basta per guadagnargli le attenzioni dell’Inter, che nel 2003 lo strappa alla società bustocca per dirottarlo nella sua formazione Primavera.

Piovaccari ripaga la fiducia dello scouting nerazzurro: 4 reti nel torneo di Viareggio, 15 nel campionato primavera compreso il gol nella finalissima contro il Lecce. Una partita dall’esito amaro, che termina con la vittoria dei salentini dopo la lotteria dei rigori.

Dopo le giovanili, il salto nel calcio che conta. Ma partendo dalle basi. Piovaccari si fa strada in serie C con due prestiti consecutivi. Uno a Vittoria (10 gol in 25 presenze), l’altro a San Marino (29 gettoni e 11 reti). Piovaccari segna e fa segnare, si diverte e fa divertire.

Il ragazzo dispone di un fisico fuori dalla norma.

Le sue caratteristiche non rispondono esattamente al normotipo breriano. L’altezza forse sì (181 cm), non la stazza imponente, che non gli impedisce tuttavia di disporre di una rapidità notevole.

Federico Piovaccari con la mitica maglia alabardata della Triestina.

Federico Piovaccari con la mitica maglia alabardata della Triestina.

Micidiale in contropiede, abile in elevazione, grinta da vendere. Un giocatore con gli attributi giusti per sfondare, anche se un po’ carente in fase realizzativa. Se ne accorge anche l’Inter, che stufa di attendere una sua definitiva esplosione, nel 2006 lo cede in prestito con diritto di riscatto alla Triestina, in serie B.

Per Piovaccari è il debutto nella categoria cadetta. Il giocatore si sblocca già alla terza giornata, contro l’Albinoleffe. Nei primi tre mesi di campionato a squadra viaggia a gonfie vele, appena dietro le corazzate Juve, Genoa e Napoli. Ma nel giro di poco tempo, la Triestina di Agostinelli si sgonfia e comincia una progressiva discesa verso la parte bassa della classifica.

Piovaccari risente al pari dei suoi compagni della crisi e non riesce più a timbrare come ai vecchi tempi. Il bilancio finale della stagione non può essere positivo, nonostante la salvezza acquisita all’ultima giornata. Lo score personale del ragazzo? 5 reti in 37 partite, di cui una alla Juventus, nel 5-1 del 19 marzo 2007 che regala ai giuliani la sconfitta più pesante della loro storia nella serie cadetta.

Ma l’esperienza con la maglia biancorossa è per Piovaccari la prima tappa di un percorso accidentato che mette a dura prova le sue ambizioni di gloria. L’Inter lo cede in comproprietà al Treviso, dove rimane due stagioni. All’ “Omobono Tenni” (una bandiera del Treviso, direte voi. No, un pilota di motociclette, trevigiano di adozione) si respira una cattiva aria. La società non naviga in buone acque, sembrano passati secoli dai fasti di qualche anno prima culminati con la stagione 2005/2006, disputata in serie A grazie a un ripescaggio, seguito alla retrocessione d’ufficio in serie C del Genoa dopo il clamoroso caso-Venezia.

Dopo la brutta esperienza di Treviso, Piovaccari si riscopre bomber a Ravenna, dove segna 14 reti in 34 presenze, portando gli emiliani a una tranquilla salvezza.

Dopo la brutta esperienza di Treviso, Piovaccari si riscopre bomber a Ravenna, dove segna 14 reti in 34 presenze, portando gli emiliani a una tranquilla salvezza.

Per Piovaccari, in due anni, 40 presenze e 4 gol in maglia biancoceleste: una miseria. Nell’estate 2009 la società veneta fallisce, il giocatore rimane svincolato. Si riparte dal basso. Lo chiama il Ravenna, che ha bisogno di un centravanti forte fisicamente da affiancare al ventenne albanese si belle speranze Brian Filipi.

La coppia-gol allestita dai giallorossi si spezza presto, a settembre, quando Filipi viene travolto da un’auto guidata da una donna senza patente, lasciandoci la vita. Tocca dunque a Piovaccari caricarsi sulle spalle il peso dell’attacco ravennate.

A fine stagione, il bomber di Gallarate totalizza 14 reti in 34 presenze, tornando a una media-gol più consona alle sue potenzialità.

Annus Domini 2010. Piovaccari ha 26 anni, il momento giusto per esplodere come capitato a tanti suoi colleghi (Toni e Amauri al Palermo, Pazzini alla Sampdoria)…Dopo un anno di purgatorio, il giocatore ha di nuovo la possibilità di giocare in serie B, nel Cittadella. La peculiarità della sua nuova squadra? Rappresentare un borgo attorniato da una cinta muraria fortificata. Cinta muraria? Come quella di Hamlin? Già. Ma perchè insistere sulla figura del pifferaio? Cosa c’entra col protagonista della nostra storia? Sveliamo l’arcano.

A Cittadella Piovaccari si risveglia dal torpore. E lo fa a suon di gol, festeggiati mimando l'azione di suonare il piffero. Un'esultanza che diventerà emblematica

A Cittadella Piovaccari si risveglia dal torpore. E lo fa a suon di gol, festeggiati mimando l’azione di suonare il piffero. Un’esultanza che diventerà emblematica

Piovaccari si sblocca solo alla quinta giornata, contro il Frosinone. Nelle settimane successive, il bomber segna con continuità e i tifosi lo notano esultare in modo originale, facendo finta di suonare un piffero.

Lo stesso gesto che il figlio Andreas, a casa, fa per imitare il protagonista del suo cartone preferito, Spongebob. Da qui l’esultanza che diventa un marchio e fa ribattezzare Piovaccari “il pifferaio”.

Il centravanti sente la maglia granata come una seconda pelle. Tra gol su azione e rigori, a fine stagione saranno 23 le reti totali, che gli valgono il titolo di capocannoniere della serie B.

Secondo atto: Genova, la Sampdoria. L’occasione di una vita per Piovaccari, che tuttavia si ritrova sballottato in una piazza ancora scioccata dall’inaspettata retrocessione in serie B. Una difficoltà non da poco per l’attaccante di Gallarate, condizionato nelle sue prestazioni negative dal fattore ambientale, oltre che dalla concorrenza spietata di Nicola Pozzi, che il tecnico Atzori spesso gli preferisce.

Il pifferaio immportalato in uno dei rarissimi momenti di felicità durante la sua breve e fallimentare parentesi in maglia blucerchiata

Il pifferaio immportalato in uno dei rarissimi momenti di felicità durante la sua breve e fallimentare parentesi in maglia blucerchiata

A novembre la Samp raggiunge il punto più basso della sua storia, incassando quattro pere in trasferta dalla Nocerina. Piovaccari non è della partita, ma al primo allenamento post-Nocera è tra i più bersagliati. I contestatori più gentili gli rinfacciano di essere un bevitore, a causa di alcune malelingue non provate che lo danno ogni sera in un locale diverso a concedersi ai piaceri dell’alcool.

Il destino del pifferaio è segnato, neanche l’arrivo di Iachini al posto di Atzori gli consente di rilanciarsi. In un anno e mezzo Piovaccari cambia tre squadre: Brescia, Novara e Grosseto.

Qualche gol (specie in Maremma) e molti rigori sbagliati, gli fanno guadagnare la fama del giocatore arrivato economicamente, ormai senza stimoli, dipinto nell’immaginario collettivo dei tifosi blucerchiati come un mangiapane a tradimento.

Piovaccari, dopo le due ultime buie stagioni, fugge all'estero e per la precisione a Bucarest. Sarà la svolta della sua carriera.

Piovaccari, dopo le due ultime buie stagioni, fugge all’estero e per la precisione a Bucarest. Sarà la svolta della sua carriera.

Il declino sportivo del pifferaio sembra segnato, in Italia non c’è più nessuno disposto a dargli fiducia.

Ma nel momento più basso della sua carriera, Piovaccari si aggrappa a un’àncora di salvezza inaspettata, proveniente dalla Romania e per la precisione da Bucarest. A volerlo la Steaua, la Juventus di Romania, che lo strappa in prestito quasi gratuito dalla Samp (10.000 dollari al mese pagati dalla società rossoblù, il restante 80% dal munifico presidente doriano Edoardo Garrone).

Piovaccari festeggia la vittoria della Supercoppa romena. Una foto che scatena i

Piovaccari festeggia la vittoria della Supercoppa romena. Una foto che scatena i “ridolini” dei tifosi blucerchiati, che lo vedono alla stregua dell’imbucato a una festa di gala. I fatti li smentiranno…

A Bucarest Piovaccari trova la sua seconda casa. L’esordio in Supercoppa è positivo, l’ex blucerchiato entra nella ripresa e partecipa alla festa che la Steaua riserva al Petrolul di Adrian Mutu schiantandolo con un perentorio 3-0.

Piovaccari solleva la coppa e i tifosi della Sampdoria sorridono amaro, pensando al centravanti come all’imbucato a una cena di gala. Un’etichetta che mal si addice al guerriero di Gallarate, che alla prima presenza da titolare con la maglia rossoblù smentisce chi lo considera alla stregua di un giocatore finito.

Nel match di ritorno del secondo turno preliminare di Champions League contro i macedoni del Vardar Skopje, Piovaccari segna dopo una ventina di minuti. Un sogno che diventa realtà.

Piovaccari non si ferma più, l’aria della Champions lo trasforma. Importante la rete al terzo turno contro la Dinamo Tblisi, fondamentali i due gol segnati tra andata e ritorno al cospetto del Legia Varsavia, eliminato dalla Steaua con due pareggi (1-1 a Bucarest, 2-2 a Varsavia).

A Bucarest scoppia la Piovaccari-mania. L’esultanza “col piffero” diventa un tormentone, i tifosi rossoblù si divertono a riprodurla dentro e fuori dallo stadio. Con il passare dei mesi, Piovaccari si guadagna sempre più estimatori (e visibilità). A fine stagione, saranno 10 -in 25 presenze- le reti segnate in campionato dal centravanti italiano. Un bottino di tutto rispetto, se rapportato ai 15 gol realizzati dal capocannoniere della serie A romena, Antal del Vaslui.

Ma è l’aria della Champions League a esaltare Piovaccari, che come detto va in gol molto presto. Secondo turno preliminare, la Steaua se la deve vedere con i macedoni del Vardar Skopje, che all’andata si arrende per 3-0. Il centravanti italiano entra nella ripresa per giocare uno scampolo di partita. Le sensazioni sono buone, lo capisce anche l’allenatore rossoblù Reghecampf, che al ritorno lo fa partire titolare. Il pifferaio ringrazia e al 9′ bagna l’esordio da titolare con il gol del vantaggio, che dà alla squadra la sicurezza della qualificazione.

Ma non è finita qui. Il terzo turno vede la Steaua affrontare un avversario di livello superiore al Vardar. Trattasi della Dinamo Tblisi, la Juventus georgiana che intende giocare un brutto scherzo a una squadra tosta ma non irresistibile come l’ex società polisportiva del ministero della difesa romeno (dove un attaccante di razza come Piovaccari trova la sua dimensione ideale: scherzi del destino).

All’andata la Steaua liquida gli avversari col più classico dei risultato all’inglese. Piovaccari entra nella ripresa e dà una mano ai compagni per conservare le due reti di vantaggio, mentre al ritorno parte titolare partecipando al pareggio per 1-1 che qualifica la squadra al quarto e ultimo turno.

Il numero 4 porta fortuna a Piovaccari, che contro l’ostico Legia Varsavia tira fuori il meglio del suo repertorio, scalzando una volta per tutte il montenegrino Nikolic come prima scelta di mister Reghecampf per il ruolo di punta centrale.

Bucarest, 21 agosto 2013. Allo stadio Ghencea, si disputa il match di andata tra Steaua e Legia: un vero e proprio spareggio che vede confrontarsi il meglio del calcio romeno e polacco. Ma il vero protagonista del match è l’italianissimo Piovaccari, che al 34′ del primo tempo sfrutta l’assist di Borceanu e piazza la stoccata vincente.

Che soddisfazione per il pifferaio, ma la gioia è solo momentanea, rovinata dal pareggio ospite che lascia tutto aperto in vista della partita di ritorno, in programma alla Pepsi Arena (che cazzo di nome è?) di Varsavia.

Ormai Piovaccari è titolare inamovibile, mister Reghecampf lo piazza al centro dell’attacco in un match da dentro e fuori, che vede la Steaua scendere in campo col coltello tra i denti. Prova ne è il micidiale uno-due con cui Stanciu prima e Piovaccari poi, stendono il Legia nei primi dieci minuti di gara, portando la qualificazione dalla parte romena, prima che i polacchi riescano a rimediare nel finale un pareggio per 2-2 che spalanca ugualmente agli ospiti le porte della Coppa dei Campioni, a distanza di cinque anni dall’ultima volta.

Nessuno si azzarda più a deridere Piovaccari, che acquista una volta per tutte quella sicurezza nei propri mezzi che gli consentirà di vivere una stagione da protagonista, sia in campionato che in Champions. La manifestazione calcistica più prestigiosa del continente regala alla Steaua un girone di ferro, composto da Chelsea, Basilea e Schalke 04. La squadra di Bucarest lo terminerà all’ultimo posto, con 3 pareggi e 3 sconfitte, frutto di due reti segnate e dieci subite.

E tra i gol fatti c’è ovviamente il timbro di Piovaccari, che a Basilea porta in vantaggio la Steaua con una perfetta rasoiata dal limite a prendere d’infilata l’uscita disperata di Sommer. Sembra fatta, ma il sogno di uscire dal St. Jacob Park con i primi storici tre punti sfuma al 91′, per via della rete di Sio.

Con questa rete, anche quel pezzo d’Italia che faceva finta di niente, bollando Piovaccari come un pallone gonfiato bravo a segnare solo in campionati minori, si deve ricredere. Persino lo speciale Champions League in onda su Italia 1 gli dedica una copertina, regalando al pifferaio un momento di notorietà nazionale che il bomber pregustava da mesi.

Come detto, la stagione terminerà con un bottino di 16 gol complessivi tra campionato, coppa di Romania e Champions League. Il rapporto tra Piovaccari e la piazza rossoblù è ottimo e non può essere altrimenti. Ma la società romena non sta benissimo economicamente e aspetta una mossa dalla Sampdoria per poterlo acquisire a titolo definitivo, senza spendere soldi per il cartellino.

Piovaccari non ha avuto una stagione brillantissima all'Eibar. Ma conquistare la salvezza, anche all'ultima giornata, basterebbe per rendere indimenticabile quest'annata.

Piovaccari non ha avuto una stagione brillantissima all’Eibar. Ma conquistare la salvezza, anche all’ultima giornata, basterebbe per rendere indimenticabile quest’annata.

Ne nasce un lungo tira e molla che termina a fine agosto, quando le strade di Piovaccari e della Steaua si separano una volta per tutte. Il ragazzo di Gallarate, reduce dal ritiro di Bardonecchia con i blucerchiati e che una parte dei tifosi chiede di trattenere in rosa, riceve una nuova offerta dall’estero.

Niente Europa dell’est, questa volta la proposta arriva da un club neopromosso nella Liga, la cenerentola Eibar, che punta forte su Piovaccari per dare al reparto d’attacco muscoli e centimentri indispensabili per raggiungere l’obiettivo della salvezza, importante come uno scudetto.

Il ragazzo non ci pensa due volte e accetta.

Le foto della presentazione lo immortalano vestito di un’attillatissima maglia rossoblù, molto simile a quella indossata la stagione prima in quel di Bucarest. Un indizio, un presagio positivo per continuare a segnare?

Federico Piovaccari ha dovuto fuggire dall’Italia per esprimere tutto il suo talento. Purtroppo il calcio italiano vuole sempre tutto e subito, non perdonando momenti di appannamento che fanno parte del gioco. A volte ci vuole soltanto pazienza…

Federico Piovaccari ha dovuto fuggire dall’Italia per esprimere tutto il suo talento. Purtroppo il calcio italiano vuole sempre tutto e subito, non perdonando momenti di appannamento che fanno parte del gioco. A volte ci vuole soltanto pazienza…

Alla prova dei fatti, senza dubbio, dato che in questo inizio di stagione, Piovaccari ha già realizzato due reti in 8 presenze, quasi tutte partendo dalla panchina.

Fondamentale il gol segnato all’ultimo respiro contro il Levante, che vale all’Eibar un pirotecnico pareggio per 3-3 in uno scontro salvezza al cardiopalma. Importante anche la rete al Rayo Vallecano, che non salva però l’Eibar dalla sconfitta.

La squadra basca, durante la stagione 2015/2016, è una formazione double face. Nel girone d’andata si piazza a centro classifica, sorprendendo gli addetti ai lavori.

Ma nel girone di ritorno inanella una serie imprevista di sconfitte consecutive, che la portano a retrocedere all’ultima giornata a favore dell’Elche, nonostante la vittoria per 3-0 contro il Cordoba.

In estate, dopo quattro lunghi anni di attesa e 5 reti segnate in 28 presenze con la maglia dell’Eibar, tra Piovaccari e la Sampdoria si arriva alla risoluzione del contratto.

Federico Piovaccari il giorno della presentazione con la nuova maglia dei Sydney Wanderers. Il pifferaio è volato in Australia per ricalcare le orme dei suoi colleghi Iacopo La Rocca e Alessandro Del Piero...

Federico Piovaccari il giorno della presentazione con la nuova maglia dei Sydney Wanderers. Il pifferaio è volato in Australia per ricalcare le orme dei suoi colleghi Iacopo La Rocca e Alessandro Del Piero…

Il Pifferaio è libero di accasarsi dove meglio crede. A fine luglio la notizia che non ti aspetti: Piovaccari sposa il progetto dei Sydney Wanderers, squadra della serie A australiana dove aveva già giocato Iacopo La Rocca.

Una nuova esperienza attende Piovaccari, che in Italia si è già giocato tutte le sue carte. Meglio rimanere all’estero: le società straniere pagano bene e girare il mondo è un sogno che si realizza, per questo (ex) bomber di provincia.

È giunto il momento di fare un bilancio.

A trent’anni compiuti, la parabola di Piovaccari ricorda una sinusoide impazzita, su e giù in un’altalena che negli ultimi due anni sembra essersi stabilizzata.

Il pifferaio sembra avere trovato all’estero, distante dai pregiudizi e dall’ipocrisia del calcio italiano, quella fiducia che tanti gli hanno negato, costringendolo a ritagliarsi uno spazio nella terra dei canguri. È chiaro, la stoffa c’è, così come le note.

Quelle che Piovaccari farà uscire anche a Sydney dal piffero disegnato con le mani, a simulare un gesto che al piccolo Andreas ricorda qualcosa di fatato.

E di magico. Proprio come il pifferaio di Hamlin…

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