Mirco Antenucci: il bomber itinerante che a Leeds ha trovato la sua Itaca

Alle soglie dei trent’anni, Mirco Antenucci ha lasciato il calcio italiano. Da tempo sognava un’esperienza all’estero, come ha raccontato in un’intervista del 4 settembre 2014: il giorno che ha firmato per il glorioso Leeds United.

La squadra che il mitico Brian Clough così definiva: «È la migliore squadra del paese il Leeds! Migliori giocatori, miglior stadio, miglior staff. Sono i migliori.

Il Leeds: la squadra che adottò la maglia bianca negli anni Cinquanta in onore del Real Madrid. E che secondo il “quinto beatle” George Best «era maestra di atti scorretti».

Brian.Clough

Brian Clough, allenatore del Derby County dal 1967 al 1973, ebbe con il Leeds un rapporto molto tormentato. Lo accusò a più riprese di praticare un gioco scorretto e violento, prima di diventarne allenatore per 44 brevi -ma lunghissimi- giorni nel 1974. Una storia raccontata magistralmente da David Peace nel suo best-seller “Il maledetto United”. Da leggere e rileggere.

Questo nei primi anni Settanta. Ma i tempi cambiano. Oggi il Leeds, il fottuto Leeds come lo chiamava Clough in tono sprezzante, si barcamena a fatica nella seconda divisione inglese.

Lontani i tempi del “gigante buono” John Charles, un po’ meno ingiallito il ricordo della squadra che tra gli anni Sessanta e Settanta fu la protagonista assoluta del calcio inglese.

Don Revie in panchina, Billy Bremner e Johnny Giles a centrocampo: i tre moschettieri che regalarono ai Peacocks (i “pavoni”) trionfi in patria e all’estero.

La storia recente del Leeds è avara di soddisfazioni, a parte lo scudetto del 1992 firmato Eric Cantona e la semifinale di Champions League nella stagione 2000/2001 (protagonisti su tutti Viduka e Rio Ferdinand). Qualche anno fa, addirittura l’onta della League One, la nostra Serie C. Ma ora le cose stanno cambiando.

Merito di una nuova proprietà, che ha posto fine a un infinito andirivieni di presidenti caduti in disgrazia l’uno dopo l’altro. Nel febbraio 2014, infatti, l’arrivo del mangia-allenatori Massimo Cellino ha portato all’ “Elland Road” un nuovo entusiasmo.

Spalti pieni e risultati altalenanti, con una tendenza lievemente positiva: questo il bilancio della gestione Cellino, dove spicca una nutrita pattuglia di ragazzi italiani, uno per reparto.

Silvestri in porta, Bellusci in difesa (ci sarebbe anche Dario del Fabro, ma chi l’ha visto mai), Bianchi in mediana e davanti lui Mirco Antenucci, il ragazzo che amava follemente la Ternana, ma non ha saputo dire di no al fascino del calcio inglese.

firma

Mirko Antenucci mentre firma il contratto biennale che lo legherà al Leeds United fino al 2016. Da notare la grande sobrietà del direttore sportivo inglese, che è inutile indicare in quanto facilmente riconoscibile, che subito dopo avrà sicuramente trascinato Antenucci in una squallida bettola, per festeggiare l’accordo buttando giù qualche pinta di shandy.

Ad Antenucci è sempre mancato un requisito essenziale per sfondare ad alti livelli nel calcio: la continuità.

Il ragazzo, originario di Termoli, cresce nel settore giovanile del Giulianova, dove esordisce a 17 anni bagnando il debutto con una rete in zona Cesarini. Sembra un segno del destino. Per tutti, ma non per l’allenatore di quella squadra, che col senno di poi il buon Marcozzi (“Chiamarsibomber” e “Calciatoribrutti” insegnano) non esiterebbe a definire «asino».

Ma il Nostro non demorde, continua a lavorare duro in settimana guadagnandosi presenze e reti con la maglia della rappresentativa under-21 della serie C1.

Giulianova è la sua squadra da sempre, il giallorosso ce l’ha tatuato addosso. Ma nel 2004 Antenucci parte in prestito alla volta di Ancona, dove gioca un’intera stagione tra alti e bassi.

Il ragazzo ha la stoffa, si vede, ma manca ancora di quella cattiveria agonistica che per un centravanti di razza rappresenta un requisito fondamentale.

Una rara foto di Antenucci con la maglia del Giulianova, la squadra che lo ha cresciuto nel suo settore giovanile fin dal lontano 1990.

Una rara foto di Antenucci con la maglia del Giulianova, la squadra che lo ha cresciuto nel suo settore giovanile fin dal lontano 1990.

A vent’anni Antenucci è già formato fisicamente, in lui s’intravede un vestito che manca però di quella stoffa necessaria per bucare con regolarità le difese e le porte avversarie.

La stagione 2005/2006 è quella della prima svolta della sua carriera. Antenucci torna dal fallimentare prestito nelle Marche per vestire nuovamente la maglia del Giulianova.

La crisi finanziaria della società gli apre le porte della prima squadra con un impiego da titolare che si fa sempre più frequente.

Merito di una tripletta all’esordio in Coppa Italia di serie C contro il Gualdo e di una stagione da protagonista che lo vede andare in doppia cifra, senza riuscire tuttavia a evitare la retrocessione degli abruzzesi in C2.

Nell’estate 2006, c’è una squadra di serie A che bussa alle porte del Giulianova. Le nocche sono di Pietro Lo Monaco, direttore sportivo del Catania, che acquista Antenucci a titolo definitivo.

Il ds degli elefanti intravede nel ragazzo di Termoli quelle caratteristiche che il giocatore stava affinando nel suo ultimo periodo di maturazione.

Classica seconda punta, buona tecnica di base, abilità nel dribbling e soprattutto capacità di eludere la tattica del fuorigioco partendo sul filo dell’off-side: una qualità che sarebbe presto diventata la sua cifra stilistica.

Ma a Catania non c’è spazio per Antenucci, chiuso da Beppe Mascara, Spinesi, Pià e Morimoto. Inevitabile una nuova cessione in prestito, questa volta al Venezia.

In Laguna Antenucci gioca spesso e volentieri da titolare, ma continua a mostrare limiti in fase realizzativa. A febbraio il bomber di Termoli ha ancora le polveri bagnate: un solo gol realizzato fin lì, decisamente poca roba.

L'esperienza di Antenucci a Venezia è condita da luci e ombre. Tra i momenti più esaltanti della sua parentesi in Laguna, il colpo di testa in tuffo che regala al Venezia i tre punti nel sentito derby contro il Padova.

L’esperienza di Antenucci a Venezia è condita da luci e ombre. Tra i momenti più esaltanti della sua parentesi in Laguna, il colpo di testa in tuffo che regala al Venezia i tre punti nel sentito derby contro il Padova.

Tutto cambia con l’arrivo della primavera, dato che da marzo a fine campionato, terminato dal Venezia a metà classifica, Antenucci sigla cinque reti in totale, di cui una con un bellissimo colpo di testa in tuffo.

Nell’estate 2008 niente riscatto del cartellino, il giocatore torna a Catania. L’allenatore rossoblù Walter Zenga, a differenza di Silvio Baldini l’anno precedente, crede in Antenucci al punto da lanciarlo titolare nella prima sfida di campionato, il 31 agosto, al “Massimino” contro il Genoa.

Il ragazzo è volenteroso, ma l’impegno non basta per confermargli la fiducia del mister. Fiducia che cala progressivamente nel tempo e lo porterà ai margini della rosa.

Nel gennaio 2009 il protagonista della nostra storia è di nuovo in partenza, destinazione Pisa. La piazza toscana è in subbuglio, la società imbocca la strada senza ritorno della crisi finanziaria, che la condurrà a fine stagione al fallimento.

Antenucci risente del clima di smobilitazione generale e nonostante l’impiego continuo da titolare, non riesce a incidere: 20 presenze e una rete, troppo poco per portare il Pisa alla salvezza.

A giugno si torna alla casa madre, ancora una volta: sembra una maledizione. Antenucci capisce che la strada per il successo non è sulla piantina della città siciliana. La caccia al gol va data da un’altra parte, magari nelle Marche. Non all’Ancona, ma all’Ascoli. Sarà proprio con la maglia del “Picchio” che Antenucci aprirà una nuova fase della sua carriera, dato che la stagione al “Del Duca” lo vedrà segnare 24 reti complessive, 19 su azione e 5 su rigore.

La vera esplosione di Antenucci si ha nella stagione 2009/2010. Con la maglia dell'Ascoli, il centravanti di Termoli segna 24 reti, laureandosi vice-capocannoniere del campionato di serie B.

La vera esplosione di Antenucci si ha nella stagione 2009/2010. Con la maglia dell’Ascoli, il centravanti di Termoli segna 24 reti, laureandosi vice-capocannoniere del campionato di serie B.

Ma le prime settimane ad Ascoli non sono tutte rosa e fiori. Nel reparto offensivo c’è una concorrenza spietata. Romero, Bernacci e Lupoli vengono prima di Antenucci nelle gerarchie decise da mister Pane.

All’inizio il bomber di Termoli fatica a trovare spazio, l’esordio alla seconda giornata a Modena, dove entra dalla panchina a una manciata di minuti dalla fine.

La prima partita da titolare il 12 settembre, a Vicenza. Schierato nel duo d’attacco a fianco di Alessandro Romeo, ad Antenucci bastano 27 minuti per andare a segno. Lo fa di prepotenza, con un destro ravvicinato che non lascia scampo a Fortin.

Una rete che sblocca psicologicamente Antenucci e convince l’allenatore a puntare su di lui anche nel match successivo in casa contro il Brescia, al debutto assoluto davanti ai suoi tifosi. Un esordio col botto, segnato da una doppietta nel primo quarto d’ora che fa sognare i tifosi bianconeri.

Il primo dei due gol ha il marchio di fabbrica di Antenucci: lancio lungo in area di rigore, morbido stop ad accarezzare il pallone e destro secco sul primo palo che non lascia scampo al portiere avversario.

http://www.dailymotion.com/video/xaja0n_ascoli-brescia-2-0_sport

Ma è un momento di gloria effimero, Bernacci torna presto dall’infortunio e si riprende il posto da titolare a scapito di Antenucci.

Bisogna solo avere pazienza. A novembre in panchina si consuma il cambio della guardia, Pillon prende il posto di Pane.

Un autentico colpo di fortuna per Antenucci, che con l’inizio del 2010 torna a instaurare un rapporto positivo con il gol. Merito anche dell’allenatore trevigiano, che punta fortemente su di lui per uscire dalle secche della classifica dove l’Ascoli era precipitato in autunno.

Il 5 gennaio, al “Matusa” di Frosinone, si consuma il capolavoro di Antenucci, che apre e chiude le marcature del Picchio con due reti pazzesche. La prima al quarto d’ora del primo tempo, quando il bomber, confinato dalla bandierina del calcio d’angolo, sguscia via a tre avversari con uno spunto d’altri tempi e si invola verso la porta, che infila sul primo palo con una conclusione da distanza ravvicinata. Il secondo gol svela una volta di più il repertorio di Antenucci, che dal limite dell’area fa partire un morbido pallonetto che si spegne sul secondo palo.

http://video.gazzetta.it/frosinone–ascoli-1-5/17042

Da quel giorno l’attaccante molisano non si ferma più. Il 9 gennaio segna al Crotone con un’altra palombella, mentre una settimana dopo rifila una doppietta al malcapitato Gallipoli: il primo gol alla Pippo Inzaghi, il secondo con un’imprendibile conclusione a giro.

Impressionante il ruolino di marcia del giocatore nel girone di ritorno, che lo porterà a 24 reti totali, quasi tutte divise tra “shoot-out” da cui si denota la sua freddezza sottoporta, potenti rasoiate sul primo palo e conclusioni a giro dirette sul palo più lontano.

Nella classifica dei cannonieri, secondo posto assoluto alle spalle del brasiliano Eder, trionfatore stagionale con le sue 27 marcature.

L’ennesimo ritorno a Catania sembra essere quello buono. Nella prima metà della stagione 2010/2011, l’allenatore Giampaolo punta molto su Antenucci, che però in serie A fatica a macinare gol con la stessa facilità dell’anno precedente. Prima della cessione in comproprietà al Torino, avvenuta a gennaio, totalizza 19 presenze in serie A bagnate da una sola rete, siglata su calcio di rigore contro il Parma. L’unico gol della sua carriera nella massima serie.

Come detto, a gennaio il trasferimento al Torino, dove forma coppia fissa con Rolando Bianchi. L’apporto di Antenucci alla rincorsa alla zona play-off del Toro è rilevante (6 gol in 19 presenze), ma non sufficiente per raggiungere l’obiettivo minimo stagionale fissato dalla dirigenza granata.

Nell’estate 2011, Catania e Torino rinnovano la comproprietà e Antenucci rimane nella città della Mole. Con Giampiero Ventura in panchina, il giocatore viene impiegato con continuità e a fine stagione saranno 10 le reti realizzate con la maglia granata: questa volta, primo posto assicurato e tanta voglia di andarsela a giocare anche in serie A.

C’è un però: le due società comproprietarie del cartellino non raggiungono un accordo. Si va alle buste, dove è il Catania a vincere con un’offerta di poco superiore al milione di euro. Una notizia che non sorride ad Antenucci, che a Catania non è mai riuscito a ritagliarsi un ruolo importante.

E infatti, a fine agosto il passaggio in prestito con diritto di riscatto allo Spezia. L’esperienza in maglia aquilotta inizia bene per Antenucci, con una doppietta al Livorno. Trattasi solo di una pia illusione. Complice una squadra costruita un po’ a casaccio e una piazza ambiziosa che non perdona nulla ai suoi beniamini, Mirco non trova nella terra un po’ toscana e un po’ ligure la facilità realizzativa mostrata con l’altra maglia bianconera, quella dell’Ascoli.

Un'immagine forte, la cui visione scatena un forte sentimento di repulsione nei tifosi dello Spezia. Che oltre al danno, rappresentato da una stagione al di sotto delle aspettative di Mirco Antenucci, avranno anche la beffa...

Ecco un’immagine che fa venire l’orticaria ai tifosi dello Spezia. Che oltre al danno, rappresentato da una stagione al di sotto delle aspettative di Mirco Antenucci, avranno anche la beffa…

Infatti lo Spezia lo scarica a fine stagione, rispedendolo al mittente. Antenucci, sballottato continuamente tra Catania e la serie B, non sopporta più di essere trattato come un pacco postale.

Ha bisogno di sentire quella fiducia che la società rossazzurra, è evidente, non è in grado di garantirgli. Nell’estate 2013, sono tante le pretendenti della serie cadetta a farsi avanti per avere le prestazioni di Antenucci.

La spunta la Ternana, che gli affida da subito la fascia di capitano.

Antenucci e Terni, un legame d'acciaio come quello prodotto ogni giorno nelle fabbriche del capoluogo umbro. Antenucci a Terni è stato un capitano esemplare, diventato ben presto un idolo della tifoseria.

Antenucci e Terni, un legame d’acciaio come quello prodotto ogni giorno nelle fabbriche della seconda città dell’Umbria. Antenucci a Terni è stato un capitano esemplare, diventato ben presto l’idolo dei tifosi.

Bastano appena 375 chilometri, la distanza che separa Terni dalla Spezia, per ammirare un altro giocatore.

La squadra rossoverde riflette il carattere dei suoi tifosi: ribelle, combattiva e mai doma. Antenucci s’immedesima ben presto in questo spirito, guidandola alla salvezza da prode guerriero.

L’inizio di stagione è difficile, la Ternana si ritrova a novembre in piena zona retrocessione. L’arrivo in panchina di Tesser scuote la piazza e grazie a un ottimo girone di ritorno, i rossoverdi conquistano la salvezza.

Grande merito di questa impresa va dato ad Antenucci, autore complessivamente di 19 reti. Tra queste, indimenticabile quella segnata in rovesciata proprio allo Spezia: una piccola vendetta personale, consumata proprio sotto gli occhi di quel pubblico che tante volte lo aveva beccato.

Un meraviglioso gol in acrobazia che gli vale il premio di rete più bella dell’anno secondo “Striscia la Notizia”.
(Ri) gustiamocelo insieme.

Finalmente Antenucci sembra avere trovato la piazza che fa per lui. Tutto fa pensare alla riconferma a Terni e la notizia del riscatto esercitato dalla società rossoverde della metà del cartellino del giocatore non fa che confermarlo. Ma nella seconda metà di agosto c’è una squadra che s’interessa ad Antenucci.

È il Leeds United, società inglese di proprietà di un imprenditore italiano, l’ex presidente del Cagliari Massimo Cellino.Ho lasciato una grande famiglia alla Ternana, mi ha sempre affascinato l’esperienza in Inghilterra ma non è stato facile dire di sì al Leeds», racconta Antenucci subito dopo la firma di un contratto biennale con i Whites. “L’obiettivo è riportare la squadra in Premier: questa piazza non merita la Championship“.

Mirko Antenucci sta per colpire in rovesciata il pallone. Sarà proprio questo gol in sforbiciata, siglato allo stadio

Mirko Antenucci sta per colpire in rovesciata il pallone. Sarà proprio questo gol in sforbiciata, siglato allo stadio “Picco” di La Spezia, a ricevere il premio di “Striscia la notizia” come più bel gol dell’anno.

Il 23 agosto Antenucci esordisce con la maglia del Leeds nella trasferta di Watford, dove non riesce a incidere più di tanto.

Ma si fa notare per quello che ne sarebbe diventato il tratto distintivo: una barba lunga ma curata, che rappresenta una moda sempre più diffusa tra i calciatori (c’è chi ne ha fatto addirittura un oggetto di marketing come Moscardelli).

Una barba già mostrata a Terni, ma che tra i tifosi del Leeds sarebbe diventata presto una reliquia da venerare.

I tifosi del Leeds non possono sbagliare. Anche dalla piccionaia dello stadio

I tifosi del Leeds non possono sbagliare. Anche dalla piccionaia dello stadio “Elland Road”, è possibile ammirare la lunga barba che copre il viso di Antenucci.

L’ambientamento al calcio di oltremanica, più fisico e meno tattico, più tecnico e meno rapido”, aumenta di giornata in giornata e Antenucci sigla il suo primo gol inglese contro il Bournemouth.

Nel frattempo, cresce il feeling con i compagni di reparto e in particolare col francese Doukara, reduce anche lui da un’esperienza poco felice a Catania.

Un tratto comune che aiuta a cementare la loro intesa dentro e fuori dal campo e li porterà a realizzare, tra settembre e l’inizio di dicembre, 14 reti complessive.

Proprio Doukara serve ad Antenucci il pallone giusto per la rete contro il Bournemouth; un favore che l’attaccante italiano ricambia qualche giorno dopo, propiziando il gol dell’1-0 del furetto francese contro l’Huddersfield. Nella stessa partita, Antenucci si rende protagonista di una fantastica cavalcata palla al piede, che dà inizio a un’azione terminata dallo stesso centravanti con una “schiacciata” sottorete che chiude virtualmente il match.

A fine gara, Antenucci viene intervistato dalla tv ufficiale del Leeds, dove può esibire tutta la sua padronanza della lingua della Regina.

Sempre meglio dell’ex allenatore del Watford Sannino, direte voi. In effetti…

Ottobre non è un mese fortunato per Antenucci, autore contro Rotherham e Wolverhampton di due reti che non bastano per uscire dal campo con un risultato positivo. Ma si sa, nel calcio come nella vita basta saper aspettare il momento giusto per avere le soddisfazioni che si meritano.

L’8 novembre il Leeds regola il Blackpool 3-1 e alla festa del gol partecipa anche Antenucci, che con un destro centrale ma potente chiude i conti del match a fine primo tempo. Un gol che serve a festeggiare la nascita della figlia Camilla, avvenuta appena 24 ore prima.

Ma la sua consacrazione in terra d’Albione avviene due settimane dopo, nel big match della diciannovesima giornata della Championship. A “Elland Road” arriva la capolista Derby County: per il Leeds, l’occasione ideale per dare una svolta al proprio campionato.

L’approccio è quello giusto e alla mezz’ora del primo tempo è proprio Antenucci, ben appostato nel centro dell’area di rigore, a deviare in rete col piattone destro un traversone proveniente dalla sinistra. Niente male, ma è solo l’inizio, dato che nella ripresa è ancora Antenucci a realizzare una rete in fotocopia che regala al Leeds una vittoria fondamentale.

La barba di Antenucci è già diventata oggetto di venerazione da parte dei tifosi del Leeds. Che hanno lanciato un berretto con un optional molto particolare...

La barba di Antenucci è già diventata oggetto di venerazione da parte dei tifosi del Leeds. Che hanno lanciato un berretto con un optional molto particolare…

Di recente Mirco si è raccontato in una bella intervista, dove ha svelato di essersi subito integrato al meglio in Inghilterra. Il centravanti di Termoli in estate poteva andare a Bologna.

Ma sarebbe stato tutto troppo facile. Antenucci ha scelto una squadra straniera, una piazza prestigiosa anche se in declino, per raggiungere un obiettivo: la Premier League. Un traguardo che Antenucci vuole tagliare a tutti i costi. Magari per scommessa, anche tagliando quella barba che è già entrata nel cuore dei tifosi del Leeds.

Al punto che su Twitter è nato il profilo “Beard of Antenucci” e i tifosi dei Whites hanno già messo in commercio un berretto di lana molto particolare…

Anche la speranza degli sportivi italiani che ne seguono le prodezze su youtube, è una sola: che il ragazzo partito da Termoli e atterrato a Leeds dopo una vita costellata di traslochi da una città all’altra, possa realizzare il suo sogno.

Ad Antenucci ci sono voluti dieci anni prima di trovare la meta. Antenucci come Ulisse, Leeds come Itaca? Forse il paragone è esagerato, ma a noi piace pensarla così!

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3 comments

  1. Massimo · dicembre 9, 2014

    Bell’articolo su Mirco ma c’è un madornale errore sui colori del Giulianova, GIALLOROSSI non gialloblù.

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    • robertobordi · dicembre 9, 2014

      Chissà cosa mi è passato per la testa quando ho scritto “gialloblù”! Grazie per la segnalazione, correggo subito. A presto 😉

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  2. Pingback: I “palloninfuga” già raccontati da questo blog: il punto della situazione | palloninfuga

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