Fabio Possagno, il ragazzo che nei Paesi baltici si è scoperto campione

Andare a giocare all’estero è una scelta dettata molto spesso da ragioni di portafoglio: non è questo il caso di Fabio Possagno. Nato a Montebelluna nel 1987, Fabio ha avuto un’infanzia calcistica simile a quella dei ragazzi della sua età. Tanti anni di settore giovanile, esordio in serie D non ancora maggiorenne nel Pievigina, qualche altra esperienza nei dilettanti e poi la decisione drastica; fare fagotto e scappare oltreconfine, addirittura in nord Europa: prima in Inghilterra, poi nelle Repubbliche baltiche.

Fabio Possagno immortalato nella scheda grafica che gli aveva dedicato l'FK Liepaja, la squadra lettone dove ha giocato da protagonista nella prima metà del 2014.

Fabio Possagno immortalato nella scheda grafica che gli aveva dedicato l’FK Liepaja, la squadra lettone dove ha giocato da protagonista nella prima metà del 2014: 5 gol in 14 partite.

Il 2014 è stato un anno eccezionale per Possagno, vissuto tra Lettonia e Lituania. Quattro mesi nella serie B lettone, all’FK Liepaja, altrettanti al Dainava Alytus, nella massima serie lituana. Quest’ultima esperienza ha avuto un sapore dolceamaro. Una vetrina importante per Possagno, ma con un limite di fondo. Al suo arrivo ad Alytus, grazioso centro della Lituania meridionale, la squadra era confinata all’ultimo posto.

Infatti a luglio, alla vecchia società è subentrata una nuova proprietà tutta italiana, guidata dall’ex giocatore della Lazio Pino Greco, che ha portato al Dainava una pattuglia italiana formata da quindici ragazzi, quasi tutti giovanissimi, guidati in panchina dal mister sammarinese Marco Ragini.

Non era facile ripartire da zero a metà campionato. Ma il Dainava ce l’ha fatta, conquistando qualche risultato positivo e giocando senza pressioni, dato che quest’anno le retrocessioni erano bloccate. E Possagno è stato uno dei leader della squadra, giocando come sempre nella sua posizione preferita: centrocampista destro. Ma delle travagliate vicende del “Dainava italiano” parleremo un’altra volta.

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Il Dainava Alytus 2014 al gran completo. Fabio Possagno è il primo da sinistra della fila di mezzo. La squadra ha avuto un campionato difficile, reso ancora più complicato da alcuni problemi societari. Ma il cambio di proprietà “italiano” di marzo ha portato qualche beneficio…

La storia di Fabio è diversa da quella dei protagonisti del calcio italiano degli anni Novanta, emigrati oltreconfine non potendo rinunciare a offerte molto allettanti sul piano economico e professionale.

Fabio è dovuto scappare, a causa di un calcio italiano chiuso in se stesso, che nel formare le rose fa una scelta scellerata: puntare su giocatori in là con gli anni e dal passato importante, anziché dare fiducia alle tante giovani promesse che, per sbocciare, hanno bisogno di fiducia e di giocare con continuità. Un problema del nostro calcio che si ripercuote a tutti i livelli: dalla serie A fino alle categorie minori.

Ma Possagno a un certo punto ha detto basta: «Non sono desiderato? Il mondo è grande, mi realizzerò da qualche altra parte». Lo ha dichiarato anche a Sky, in una bella intervista di qualche mese fa, quando militava nell’FK Liepaja.

«Andare via è stata una scelta obbligata: in Italia, a causa della regola sui giovani, a 24/25 anni si viene considerati vecchi ed è difficile trovare squadre», ha ammesso con una certa delusione.

Di qui la decisione di scappare, di diventare un “palloninfuga” capace di dare il meglio di sè in Inghilterra e soprattutto a Liepaja, in Lettonia, dove nella prima metà del 2014 diventa uno dei pilastri della squadra, come testimoniano queste immagini.

Fabio Possagno non è il prototipo del calciatore-divo, che guarda gli altri dall’alto verso il basso, facendo entrare nella gabbia dorata della notorietà soltanto una manciata di eletti. «Ma è solo un giocatore dilettante», dirà qualcuno di voi. Qualcuno che non avrà probabilmente mai bazzicato per i campi dell’Eccellenza, popolata a volte da primedonne che si spacciano per padreterni.

Fabio invece è una persona semplice, che si rapporta col mondo come tutti i ragazzi della sua età: con i social network. Contattato su Facebook, si è reso disponibile a raccontare la sua storia, arricchendola di interessanti spunti sociologici. Ne esce un racconto imperniato inevitabilmente sul calcio, senza disdegnare però qualche commento sulle sue esperienze di vita e sulle reali ragioni che lo hanno portato a viaggiare per svolgere il più bel lavoro del mondo: tirare calci a un pallone.

Fabio, quali sono state le tappe principali della tua carriera?

«Ho iniziato a giocare a 8 anni nella squadra del mio piccolo paese, Giavera del Montello, vicino a Treviso. Poi sono passato al settore giovanile della Pievigina, squadra allora in Serie D, dove ho esordito in prima squadra.

Dopo un paio di esperienze in Italia -Caerano e Conegliano- ho deciso di provare l’avventura estera. Nel gennaio 2012 sono andato a giocare in Inghilterra, prima nel Salisbury City e poi al Sutton United, per tornare nel 2013 al Portogruaro, in Lega Pro.

Dopo il fallimento della società, essendo svincolato, mi si è presentata l’opportunità di giocare ancora all’estero, questa volta in Lettonia a Liepaja, dove sono arrivato nel gennaio 2014. Quindi da luglio ho giocato nel Dainava Alytus, nella serie A lituana».

Fabio Possagno con la maglia rossoblù del Dainava Alytus.

Fabio Possagno con la maglia rossoblù del Dainava Alytus.

Cosa ti ha spinto a emigrare nel nord Europa per giocare a calcio?

«La motivazione principale è stata la voglia di giocare e di vivere esperienze diverse da quella italiana, anche per il fatto che in Italia, a causa delle regole sui giovani, la mia età è considerata una via di mezzo: non più giovane ma neanche esperta, e quindi è difficile trovare una squadra».

Che differenze hai riscontrato tra il calcio italiano e quello dei Paesi baltici?

«Sono due mondi diversi. Il calcio nord europeo non è un calcio ‘ragionato’ e tattico, si gioca molto di più in verticale cercando sempre di attaccare: è molto più fisico e individualista rispetto a quello italiano. Quindi, c’è molta più libertà di giocare individualmente sull’uno contro uno».

Tra le specialità di Possagno, le incursioni offensive palla al piede. In questa foto, ne fa le spese un giocatore del Trakai, che viene superato e finisce a terra.

Tra le specialità di Possagno, il dribbling e le incursioni offensive palla al piede. In questa foto, ne fa le spese un giocatore del Trakai.

Hai faticato a integrarti in una realtà così diversa dalla nostra, sia dal punto di vista calcistico che umano?

«Calcisticamente il primo periodo non è stato facile, dato che qui si applica una filosofia di calcio diversa da quella italiana e alcuni comportamenti in campo, che in Italia vengono apprezzati, qui non vengono visti allo stesso modo.

Dal punto di vista sociale, personalmente mi so adattare velocemente a culture diverse da quella italiana. Dopo qualche mese, si inizia a capire la lingua locale ed il russo e quindi non ho avuto particolari problemi».

Parliamo ora del Dainava Alytus. Che giudizio dai di questa esperienza? Dall’arrivo del “gruppo italiano” qualche risultato è arrivato…

«Dainava è stata un’esperienza importante che mi ha permesso di crescere soprattutto come persona sia in campo che fuori. Devi considerare che giocare nel campionato di Serie A in Lituania mi ha dato molta visibilità!

Da quando siamo arrivati noi la squadra ha ottenuto qualche punto, ma la situazione non era semplice, prima a livello di classifica e in seguito a livello societario. Purtroppo, nei Paesi Baltici è molto alto il rischio di trovare società poco organizzate, cosa che è successa purtroppo al Dainava».

Da chi sei stato contattato per giocare in Lituania?

«Mi ha voluto fortemente mister Ragini: merito delle mie buone prestazioni con la maglia del Liepaja all’inizio della stagione».

Quale partita di quest’anno ricordi con maggiore soddisfazione?

«Non potrò mai dimenticare il match giocato a Vilnius in casa dello Zalgiris campione in carica. È stata una partita molto sofferta e combattuta, dove abbiamo perso 2 a 0, ma abbiamo concesso i gol solo nel finale. Davvero un peccato, dato che prima del loro vantaggio abbiamo avuto almeno cinque chiare occasioni da rete».

Fabio Possagno in azione durante Dainava Alytus-Zalgiris Vilnius (la

Fabio Possagno in azione durante Dainava Alytus-Zalgiris Vilnius (la “Juventus di Lituania”). In questa foto, Fabio viene contrastato da Linas Pilibaitis.

«Un altro episodio che ricordo con piacere è successo quando giocavo ancora nel Liepaja, alla seconda giornata di campionato. Arrivavo da un piccolo infortunio che mi aveva tenuto fermo per due settimane. Sono entrato nel secondo tempo e dopo 30 secondi, al primo pallone toccato, ho segnato il gol che ci ha permesso di vincere in trasferta per 1-0».

Lo sport nazionale lituano è il basket, ma nel Paese si segue molto anche il calcio. A questo proposito, c’erano tanti tifosi del Dainava a seguirvi? Si sono mai lamentati dei risultati che non arrivavano?

«Alytus è una delle prime società in Lituania a livello di numero di sostenitori e attaccamento alla squadra della città. Alle prime partite dopo l’arrivo del “gruppo italiano” c’erano anche 2.000 persone allo stadio, che per la Serie A lituana è un numero importante.

Chiaramente i tifosi non erano contenti dei risultati della squadra, ma ci hanno sempre sostenuto, perché capivano che in campo noi davamo il massimo e date le condizioni societarie anche fuori dal campo, questo non era per niente facile».

Dei tanti avversari che hai affrontato sul campo, ce n’è stato uno che ti ha impressionato particolarmente?

«In realtà ce ne sarebbero due, entrambi dello Zalgiris Vilnius.

Il primo è Jakub Wilk, ala destra, molto tecnico, che ha giocato con il Lech Poznan, squadra polacca, anche contro la Juventus ed il Manchester City in Europa League.

Il secondo è Deividas Semberas, ex giocatore del CSKA Mosca, capitano dello Zalgiris: mi ha colpito per la sua esperienza e tranquillità nel giocare, leggere e anticipare le situazioni di gioco».

Ai tanti ragazzi che faticano a emergere per via delle scelte di tante società italiane che tendono a preferire loro giocatori esperti, cosa consigli di fare?

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Possagno sprona così i ragazzi italiani che faticano ad emergere nel nostro calcio. «Non demoralizzatevi troppo facilmente. Continuate ad allenarvi e a lavorare sempre al massimo con tanta passione, perchè alla fine il lavoro paga sempre».

«Dico di non demoralizzarsi troppo facilmente, di continuare ad allenarsi e lavorare sempre al massimo con tanta passione, perchè alla fine il lavoro paga sempre».

Il campionato lituano è terminato alla fine di novembre. Adesso sei svincolato. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Valutare le opportunità e le offerte che mi si sono presentate e mi si presenteranno, con l’obiettivo di continuare la crescita calcistica e l’esperienza professionale».

Il futuro di Possagno al momento è ancora indecifrabile. Ma se il ragazzo riceverà un’altra offerta dall’estero, ci sono pochi dubbi sul fatto che la accetterà.

Scrivendo una nuova pagina di un’esistenza originale e affamata di sempre nuove esperienze di vita…E di calcio.

Il requisito essenziale di ogni “palloninfuga” che si rispetti!

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