Stefano Napoleoni e il campionato italiano: una storia d’amore mai cominciata

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Conti truccati, debito pubblico alle stelle, un sistema di welfare svuotato dalle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea. È un periodo difficile per la Grecia, ma il popolo ellenico non si arrende e lotta con tutte le sue forze per rivendicare la modernità e la profondità del proprio spirito identitario.

Piuttosto che sentirsi stranieri a casa propria, tanto vale vestire i panni dell’emigrante e scappare dove si è stranieri per davvero. Magari in Grecia, la terra delle mille contraddizioni, dove storia e cultura s’intrecciano con un presente buio e tempestoso, che per il futuro promette poco di buono.

Ma il popolo greco non si arrende. Il dissesto finanziario e la povertà dilagante non possono arginare la passione che questa terra nutre per il calcio. Una passione forte e sincera, che trascina giocatori e tifosi in un vortice di emozioni e sentimenti. Ne sa qualcosa Stefano Napoleoni.

Napoleoni gioca nella serie A greca, dove veste la maglia dell’Atromitos, la squadra più importante di Peristeri: città di 150.000 abitanti dell’agglomerato urbano di Atene. Questo ragazzo, un po’ Daniele Silvestri, un altro po’ Roberto Baggio (è il suo idolo da sempre, tant’è che anche lui porta il codino in onore del fuoriclasse di Caldogno), ha dietro di sé una storia eccezionale.

Stefano Napoleoni, classe 1986, professione: centravanti. Un italiano che non ha mai giocato in Italia. Una mosca bianca. All'Atromitos dal gennaio 2013.

Stefano Napoleoni, classe 1986, professione: centravanti. Un italiano che non ha mai giocato in Italia: una mosca bianca. All’Atromitos dal 2013.

La storia di un calciatore professionista che, a 28 anni compiuti, non ha mai esordito nei campionati professionistici italiani. E neanche nei dilettanti. Una mosca bianca, in un contesto dove tanti ragazzi partono dalla gavetta delle categorie minori, per tentare di raggiungere il magico mondo del professionismo. Il tutto nei campionati istituiti dalla FIGC, dove ogni calciatore italiano, dalla serie A alla terza categoria, si ritrova giocoforza a militare.

Napoleoni no.

Romano di Tor di Quinto, classe 1986, Stefano ha avuto un’infanzia normalissima, vissuta sui polverosi campi di calcio della provincia di Roma. Passione per il calcio, tifo per la “Maggica”, folle amore per una città eterna di cui si è tatuato, sul fianco destro, il simbolo universale: il Colosseo. E la maglia numero 10 sulle spalle.

Il numero indossato da chi accende la scintilla, da chi possiede quelle doti speciali che innescano la grande giocata: il passaggio illuminante o il tiro nel sette, l’invenzione o la zampata.

Nella squadra Juniores del Tor di Quinto, a 19 anni, Napoleoni aveva il dono dell’ubiquità. Il ragazzo giocava in una posizione ibrida, a metà tra la trequarti e la linea del fuorigioco. Un giocatore completo, capace di tutto, che ogni maledetta domenica, tra gol e assist per i compagni, faceva ammattire gli avversari. In coppia con Francesco Morga, in quella fantastica stagione 2005/2006, Napoleoni vinse lo Scudetto nazionale Juniores. Qui di seguito, un filmato che racchiude le perle più preziose griffate dal ragazzo in quella grande, indimenticabile stagione. Resa ancora più speciale da un pazzesco gol in rovesciata, strappato all’oblio da un cameraman amatoriale.

Impossibile non notarlo, un attaccante così. «Ditemi come si chiama quel numero 10, mi sembra fortissimo». Il commento di qualcuno capitato per caso in tribuna durante una partita di quella magica stagione? No, a parlare un addetto ai lavori.

Troppo facile mettere una foto recente di Boniek, il talent-scout che ha "scoperto" Stefano Napoleoni. Meglio un'immagine di repertorio rovinata (o migliorata?) dal tempo.

Troppo facile mettere una foto recente di Boniek, il talent-scout che ha “scoperto” Stefano Napoleoni. Meglio un’immagine di repertorio rovinata (o migliorata?) dal tempo.

Un ex giocatore che l’avvocato Agnelli aveva ribattezzato “bello di notte” per la sua capacità di decidere le partite giocate in notturna. Gli anni Ottanta, quando i tifosi italiani «andavano tutti in sovraeccitazione persino per una partita di Coppa Italia giocata sotto i fari», secondo Beppe di Corrado. Zbigniew Boniek, per tutti “Zibì”.

Due chiacchiere con lui nel dopopartita e la classica offerta che non si può rifiutare. Napoleoni lascia il Tor di Quinto per prendere un treno in corsa. Un espresso senza fermate intermedie: dall’Italia alla Polonia, da Roma a Lodz, città del Widzew. Un record: è il primo calciatore italiano a firmare per una squadra polacca, seguito qualche mese dopo da Joseph Oshadogan, ex difensore di Reggina, Cosenza e Foggia.

Estate 2006. Il cielo sopra Berlino si è appena colorato di azzurro. È un momento magico per il calcio italiano. Cannavaro e Zambrotta sono appena scappati dalla Juventus, come loro un ragazzo di soli 20 anni. Con una differenza: i due campioni del mondo nel caldo della penisola iberica, Napoleoni nel gelo dell’inverno polacco.

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A Lodz, Napoleoni si trova rimbalzato in un’altra dimensione. Ma la lingua del gol è universale e il giocatore stringe colla piazza un ottimo rapporto. In questa foto, Napoleoni prova la rete in acrobazia, tra le specialità del suo repertorio.

L’inizio non è facile. Fuori dal campo, qualche difficoltà a integrarsi.

«Nel primo mese, da solo e lontano dagli affetti, ho avuto difficoltà ad adattarmi ad una cultura diversa, al cibo e al clima. In Polonia fa molto freddo, in inverno si può fare ben poco. Con il passare dei mesi la situazione è migliorata, poi mi ha raggiunto la mia ragazza».

Tuttavia né il freddo, tanto meno la distanza dagli affetti, compromettono il feeling di Napoleoni con il gol. L’esordio in campionato è da predestinato. Al primo gettone in maglia biancorossa, collezionato contro il Gornik Łęczna, Stefano va subito in rete. Ovviamente, con questa rete Stefano è il primo calciatore italiano a entrare in un tabellino dei marcatori polacco. Il primo di una lunga serie di prodezze, che si possono apprezzare in questo filmato.

Passa una settimana e la seconda vittima del bomber romano è il Lech Poznan. Zibì ci ha visto giusto. I tifosi biancorossi già pregustano una stagione di vittorie. Sognano di ripetere i fasti degli anni Ottanta, quando il Widzew di Smolarek, nel 1980, sfiorò l’accesso alla finale di Coppa dei Campioni, battuto in semifinale proprio dalla Juventus di Boniek.

Un vecchio fotomontaggio di Napoleoni con la maglia del Widzew Lodz.

Un vecchio fotomontaggio di Napoleoni con la maglia del Widzew Lodz.

È una pia illusione. Appena arrivato dalla serie cadetta, il Lodz si deve accontentare del dodicesimo posto finale. Per Napoleoni un bilancio più che positivo: 5 reti al suo primo anno da professionista, per altro in un campionato sconosciuto come quello polacco, è un bottino di tutto rispetto. La stagione 2007/2008 non è altrettanto serena. La squadra naviga in cattive acque e i 7 gol segnati da Napoleoni in 27 partite non bastano al Widzew per rimanere nell’olimpo del calcio polacco. Dopo due anni in Ekstraklasa, il Lodz precipita nel baratro della serie B.

Napoleoni non ci sta. Con i tifosi ha formato un ottimo rapporto e dopo l’amara retrocessione, il pubblico vuole ripartire da lui per ritornare subito nella categoria che gli compete. Napoleoni non getta la spugna e rimane in squadra, ma nella prima parte di stagione, il Lodz cambia di proprietà.

Il nuovo presidente vuole una rosa di soli polacchi e Napoleoni è costretto a fare le valigie. A dicembre, un mediatore lo informa che il Levadiakos, squadra della serie A greca, lo vuole già a gennaio. Stefano non ci pensa due volte e parte subito per la Beozia, dove sostiene un provino. Il test va bene e Napoleoni lascia la Polonia per la Grecia: il primo passettino di una marcia di avvicinamento all’Italia che in futuro –chi lo sa- lo vedrà finalmente calcare i campi della serie A.

Stefano Napoleoni si esibisce nella sua esultanza più nota. Si scopre il fianco destro e indica il Colosseo: la sua casa, oltre che la sua musa.

Stefano Napoleoni dopo un gol ai tempi del Levadiakos. Qui si esibisce nella sua esultanza più nota. Si scopre il fianco destro e indica il Colosseo: la sua casa, oltre che la sua musa.

A differenza della sua esperienza precedente, Napoleoni non entra nel Guinness. Infatti, non è il primo calciatore italiano di una certa importanza a giocare nella serie A greca. Prima di lui, Bruno Cirillo, con un presente in India e un passato ellenico tra Aek Atene (2005-2007) e Paok (2009-2012). Apripista di un’emigrazione che porterà nella penisola greca gente come Enzo Maresca (Olympiakos 2009/2010) e Leandro Greco (anche lui nella squadra del Pireo, 2012/2013).

All’arrivo di Napoleoni a Levadia, l’obiettivo dichiarato è uno solo: la salvezza. Il bomber di Tor di Quinto segna la sua prima rete in campionato l’1 marzo 2009, nella vittoria interna per 3-0 contro l’Iraklis. Ad aprile sigla la sua prima doppietta nel successo esterno contro il Panthrakikos. La prima stagione con la casacca verde è positivo, anche se a differenza di Lodz Napoleoni non è titolare fisso. Ma almeno il Levadiakos si salva con relativa tranquillità.

L’anno dopo, la situazione di classifica della squadra si fa difficile fin dall’inizio. Tocca a Napoleoni, raramente titolare, tirar fuori i compagni dalla zona calda. Sta di fatto che nella sua prima stagione intera a Levadia, il centravanti italiano realizza 7 reti in 17 presenze. Un gruzzolo di gol niente male, insufficiente però per salvare una stagione iniziata male e terminata peggio, con un quattordicesimo posto che spedisce la squadra beota nell’inferno della Beta Ethniki.

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Napoleoni le prova tutte per salvare il Levadiakos dalla retrocessione, ma è tutto inutile. Non importa, nel calcio tutto si risolve con due attributi di fondo: classe e perseveranza. Nel giro di 12 mesi, il Levadiakos riprende l’ascensore con fermata al piano più alto: quello della serie A.

Esistono pochi campionati più difficili della serie B greca. Tatticismo esasperato, poco spazio all’iniziativa individuale e contrasti da codice penale. Un torneo dove è difficile far emergere il proprio bagaglio tecnico, anche per giocatori dal piede finissimo come Napoleoni. A complicare ancora di più le cose, una formula astrusa a regolare la promozione nella massima serie, con un mini-torneo finale a rendere ancora più difficile l’impresa del ritorno immediato in Super League.

Ma la stagione 2010/2011 parte sotto il migliore auspicio possibile, dato che Napoleoni si sblocca già nel mese di ottobre sul campo del Doxa Drama. La strada verso la promozione si fa subito in discesa e il Levadiakos ritorna in serie A dopo soli dodici mesi di purgatorio. Per Napoleoni, 8 gol in 35 presenze: un modo per riconquistare sul campo una serie A persa col Lodz l’anno prima.

L’anno successivo è uno dei più belli della storia della compagine beota, che grazie a una grande organizzazione di squadra, impreziosita nel gennaio 2012 dall’arrivo dell’ex giocatore del Lecce Papadopoulos, sfiora la zona play-off per qualificarsi all’Europa League. Un risultato straordinario per una neopromossa, nella quale Napoleoni si ritaglia uno spazio importante, che lo consacra nell’olimpo dei migliori attaccanti del campionato greco: 8 reti realizzate in 19 presenze, di cui una decina da titolare. Una media minuti giocati-gol di tutto rispetto.

Estate 2012. Napoleoni rilascia un’intervista a Sky Italia, durante la rubrica che la Tv di Murdoch dedica ai calciatori italiani che giocano all’estero. In questa occasione, il grande pubblico viene a conoscenza di un dettaglio “numerico”: Napoleoni ha iniziato la nuova stagione portando sulla maglia il numero 1.

Pensi a una battuta, a uno scherzo. Non è così. Il club il “10” non lo dà.

Decisione del Presidente, personaggio estroso che si ritiene il vero fuoriclasse della squadra. Napoleoni incassa e rintuzza: «Va bene. Ma a me date l’1: qui dentro il numero uno sono io». Personalità sempre, non solo col pallone tra i piedi.

Per Napoleoni vale il motto "La classe non è acqua". Al Levadiakos, il presidente della società non gli lascia il numero 10. Stefano prende l'1, e tanti saluti. (Didascalia alternativa: mi chiamo Stefano e faccio miracoli).

Per Napoleoni vale il motto “La classe non è acqua”. Al Levadiakos, il presidente della società non gli lascia il numero 10. Stefano prende l’1, e tanti saluti. (Didascalia alternativa: mi chiamo Stefano, gioco nel Levadiakos e faccio miracoli).

Durante l’intervista, il centravanti romano si dice perfettamente integrato in Grecia, dal punto di vista umano e calcistico. Per lui, giocare all’estero non è un problema. Anche se, forse per la prima volta, svela che se arrivasse l’offerta giusta, sarebbe tentato di tornare in Italia.

L’occasione arriva nel gennaio 2013, quando diverse squadre italiane appuntano il suo nome sul taccuino per il mercato in entrata. L’offerta più concreta arriva dal Siena, che sta lottando per non retrocedere in serie B. L’accordo sembra a un passo. Ma tutto sfuma sul più bello.

«Ho passato diversi giorni a Siena, allenandomi con la squadra. Tutto sembrava fatto, il mister e lo staff tecnico erano contenti delle mie prestazioni. Poi, verso la fine del mercato, sono sorti alcuni problemi fra di noi e tutto è saltato».

Lo vorrebbero anche Modena e Novara. Ma Napoleoni ha altre aspirazioni. Piuttosto che tornare in Italia per giocare in serie B, meglio la vetrina della serie A greca, magari in una piazza più ambiziosa di Levadia, ma non per forza una “grande”.

Napoleoni a Levadia esordisce col botto. Sette reti da gennaio a giugno 2009, altre 21 negli anni successivi che gli serviranno da trampolino di lancio per un salto di qualità: dal Levadiakos all'Atromitos.

Napoleoni a Levadia esordisce col botto. Sette reti da gennaio a giugno 2009, altre 21 negli anni successivi che gli serviranno da trampolino di lancio per un salto di qualità: dal Levadiakos all’Atromitos, dove approderà nel gennaio 2013.

In questi anni, il calcio greco sta vivendo un rimescolamento di valori senza precedenti. La crisi economica ha fatto fuori un club dell’importanza dell’Aek Atene e ha imposto alle squadre della Lega ellenica di tagliare le spese. Ne guadagnano le società che fanno della programmazione il loro marchio di fabbrica.

Come l’Atromitos, la squadra di Peristeri, dalle parti di Atene, in Attica. Una piazza che non vanta un passato glorioso, a differenza di Olympiakos, Paok e Panathinaikos. Ma con un presente di grande prestigio, caratterizzato un ottimo ruolino di marcia negli ultimi anni. 7° nella stagione 2009/2010, poi 11° e addirittura 4° nel 2012.

Napoleoni è irremovibile. Meglio la serie A greca per conquistare la ribalta europea, che la serie B italiana. A fine gennaio, il centravanti di Tor di Quinto firma proprio con l’Atromitos un contratto di due anni e mezzo. Stefano è entusiasta.

«Ho scelto di giocare in una delle prime tre squadre della Grecia: siamo in costante miglioramento e credo che sarà una buona vetrina per me». E prosegue: «Abbiamo la possibilità di qualificarci per la Champions League, quindi penso solo a quello. Se così non sarà, faremo l’Europa League. Non penso ad un futuro lontano da qui, ho 2 anni e mezzo e voglio fare del mio meglio coll’Atromitos».

L'Italia non sembra far parte del destino di Napoleoni. Nel gennaio 2013, sfuma la trattativa col Siena e il centravanti di Tor di Quinti si accasa in Grecia, nell'Atromitos.

L’Italia non sembra far parte del destino di Napoleoni. Nel gennaio 2013, sfuma la trattativa col Siena e il centravanti di Tor di Quinto si accasa in Grecia, all’Atromitos.

L’esordio in maglia biancoblù il 9 febbraio 2013 nel match contro il Veria. Niente posto da titolare, tanto per cambiare Napoleoni deve lottare per emergere. Durante il campionato, tante presenze partendo dalla panchina e il primo gol a maggio contro l’Asteras Tripolis, nei play-off per accedere all’Europa League.

La stagione di Napoleoni termina col botto: altre tre reti nella fase finale e la conquista di un piazzamento europeo. Dalla periferia romana all’Europa, senza mai passare per l’Italia: un mezzo miracolo.

Atromitos è una piazza tranquilla, ma non troppo. Le partite interne si giocano allo Stadio municipale di Peristeri, con una capienza di poco più di 9.000 spettatori. In settimana, la squadra si allena in un centro sportivo moderno e polifunzionale, inaugurato in pompa magna nel 2007. Strutture di tutto rispetto per una società che in pochi anni ha fatto passi da gigante. Un’altra componente fondamentale della società biancoblù è il pubblico, folto e rumoroso come impone la tradizione del calcio ellenico.

Gli ultras dell'Atromitos, i temibili "Fentagin", storpiatura della parola "fedayn", usata da svariati gruppi ultrà in giro per l'Europa. L'Atromitos gioca in uno stadio da 9.000 posti, compatto e infuocato. L'atmosfera ideale per un giocatore che sa esaltarsi.

Gli ultras dell’Atromitos, i temibili “Fentagin”, storpiatura della parola “fedayn”, usata da svariati gruppi ultrà in giro per l’Europa. L’Atromitos gioca in uno stadio da 9.000 posti, compatto e infuocato. L’atmosfera ideale per i giocatori senza paura.

La stagione 2013/2014 dell’Atromitos si apre prima del solito. La squadra di Peristeri, con un ottimo finale di campionato, ha conquistato l’accesso al terzo turno preliminare di Europa League. A fine luglio, Napoleoni e compagni escono vincenti 2-0 dalla tana dell’Az Alkmaar, ipotecando la qualificazione al quarto e ultimo turno.

Napoleoni è nell’undici titolare, non segna ma contribuisce all’impresa. Ma al ritorno, qualcosa va storto. Napoleoni parte dalla panchina ed entra solo a metà ripresa, quando gli olandesi sono in vantaggio 1-0. Nel finale della seconda frazione, batti e ribatti e la qualificazione va ai tulipani, che strappano l’1-3 che li qualifica per la regola dei gol in trasferta.

Lo shock per l’uscita anticipata dal palcoscenico europeo, dura poco. Il fiuto per il gol di Napoleoni, unito alla compattezza di una squadra poco spettacolare che fa della tenuta difensiva il suo punto di forza, regala a fine stagione un memorabile terzo posto in classifica: il migliore piazzamento nella storia della società ateniese (usiamo quest’aggettivo, ma guai a dare dell’ “ateniese” ai tifosi dell’Atromitos: loro sono di Peristeri, e basta). Come l’anno prima, i biancoblù partecipano ai play-off insieme a Panathinaikos, Asteras Tripolis, Paok Salonicco e Giannina.

Foto di squadra dell'Asteras Tripolis, prima del fischio d'inizio del match di Europa League contro il Sarajevo. Napoleoni è il primo da sinistra della fila degli inginocchiati.

Foto di squadra dell’Asteras Tripolis, prima del fischio d’inizio del match di Europa League contro il Sarajevo. Napoleoni è il primo da sinistra della fila degli inginocchiati.

Nelle partite decisive, Napoleoni si esalta. Non ne parliamo se si ritrova di fronte l’Asteras, bucato da una sua doppietta nella partita decisiva per l’accesso all’Europa League. Due gol che, per la prima volta in carriera, lo fanno andare in doppia cifra. 29 presenze e 10 reti, tante d’autore. In un calcio compassato come quello della serie A greca, è l’estro di Napoleoni a fare la differenza.

Come l’anno prima, l’Atromitos esce vincente dagli spareggi per l’Europa League. L’obiettivo è fare meglio dell’anno prima, quando una giornata-no nel turno di ritorno aveva spalancato all’Alkmaar le porte della qualificazione. Questa volta, il sorteggio sembra più morbido. Ad attendere il club di Peristeri, come sempre al terzo turno preliminare, i bosniaci del Sarajevo.

All’andata, ancora una volta, è l’Atromitos a spuntarla. In trasferta i greci sembrano imbattibili, Napoleoni non segna ma parte titolare. Una settimana dopo, in casa, non si può sbagliare. Ma è proprio qui che casca l’asino. Le teorie vichiane ottengono l’ennesima terribile e implacabile controprova.

Per il secondo anno di fila, in Europa League l'Atromitos fa patatrac. Ipoteca la qualificazione all'andata, per poi buttarla al ritorno. Un peccato per Napoleoni: un'Europa assaggiata e subito tolta dal piatto.

Per il secondo anno di fila, in Europa League l’Atromitos fa patatrac. Ipoteca la qualificazione all’andata, per poi buttarla al ritorno. Un peccato per Napoleoni: un’Europa assaggiata e subito tolta dal piatto.

365 giorni dopo quella maledetta partita con l’Alkmaar, Napoleoni parte dalla panchina. Primo infausto presagio. Il Sarajevo passa in vantaggio. Altro segnale.

Napoleoni entra a metà ripresa per raddrizzare le sorti del match. È finita. Anzi no, allo scadere Tavlaridis segna il gol dell’1-2 che porta ai supplementari, un’agonia che terminerà con un altro gol del Sarajevo.

La teoria dei corsi e controricorsi storici. Maledetta. E Marx? Ci si mette anche lui. «La storia di ripete due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa».

Neppure l'oracolo di Delfi, noto nell'antica Grecia per prevedere il futuro, avrebbe mai potuto immaginare il tragico bis che ha visto l'Atromitos lasciare l'Europa League nello stesso identico -e tragico- modo.

Neppure l’oracolo di Delfi, noto nell’antica Grecia per prevedere il futuro, avrebbe mai potuto immaginare il tragico bis che ha visto l’Atromitos lasciare l’Europa League nello stesso identico -e tragico- modo.

Ma c’è poco da ridere. L’ambiente si chiede se l’Europa non fa per l’Atromitos. Questo no. Si cerca un capro espiatorio, si scatena la caccia al colpevole. La malasorte? Il destino? Il caso? O magari tutte e tre le cose insieme, perché no.

D’altronde, chi avrebbe mai potuto prevedere un esito del genere? Neanche l’oracolo di Delfi, neppure la Sibilla cumana! La scaramanzia del popolo greco è nota. Ma in una situazione del genere, te la devi prendere solo con te stesso.

Nella stagione 2014/2015, l’Atromitos è partito con il freno a mano tirato. Qualche falla difensiva di troppo ha impedito alla squadra di partire a razzo come nelle stagioni precedenti. Napoleoni, intanto, continua a macinare presenze e gol.

Fino a oggi, 8 apparizioni e 3 reti, che gli valgono il titolo di capocannoniere della squadra. Tre reti siglate nella stessa partita. La prima tripletta della sua carriera, rifilata al…Tirate a indovinare. Non è difficile. Trattasi dell’Asteras Tripolis, a cui Napoleoni fa regolarmente vedere i sorci verdi.

Guardare per credere. Sincronizzando il video al minuto 02:36, per ammirare un gol di testa dove c’è tutto. Tempismo, freddezza, istinto, immaginazione e coraggio. Un trittico che fa quasi impallidire gli attributi del “genio” nel capolavoro di Monicelli “Amici miei”: «Fantasia, colpo d’occhio, intuizione…E velocità di esecuzione».

A inizio dicembre 2014, in un’intervista rilasciata al portale “Tmw”, ha dichiarato: «A Peristeri mi trovo benissimo. Quest’anno non abbiamo iniziato benissimo, è vero, ma la squadra sta migliorando. Io sto giocando e facendo bene, speriamo di proseguire così. E di fare sempre meglio fino alla fine della stagione: questa è la cosa più importante».

Non ha un'esultanza fissa, Stefano Napoleoni. La gioia del gol va festeggiata come suggerisce il momento. Assaporata, ma al tempo stesso sfogata con un gesto o un movimento particolare. Come l'aeroplanino.

Non ha un’esultanza fissa, Stefano Napoleoni. La gioia del gol va festeggiata come suggerisce il momento. Assaporata, ma al tempo stesso sfogata con un gesto o un movimento particolare. Come l’aeroplanino.

E ora il punto della situazione. Per descrivere la carriera di Stefano Napoleoni, si può ricorrere a una metafora basata sui tempi verbali. Un trapassato remoto al Tor di Quinto. Un passato remoto al Widzew Lodz. Un passato prossimo al Levadiakos. Un presente a Peristeri. E il futuro? Magari non anteriore, magari in Italia. Il ragazzo ci pensa da tempo.

«Sono italiano, non ho mai giocato in Italia perché sono andato via da giovane. Ed è chiaro, all’Italia ci penso sempre. Anche se qui sto bene perché mi sono abituato, prima o poi vorrei tornare in Italia. Possibilmente in serie A».

Stefano Napoleoni e il campionato italiano: una storia d’amore mai cominciata, un matrimonio che prima o poi si celebrerà. Lo vogliono i tifosi italiani, lo esigono i vecchi amici di Tor di Quinto che seguono le sue imprese ogni domenica da migliaia di chilometri di distanza.

Il ricettacolo di tatuaggi a dipingere il petto di Stefano Napoleoni. Il più importante immortala il Colosseo, "il suo" Colosseo.

Il ricettacolo di tatuaggi a dipingere il petto di Stefano Napoleoni. Il più importante immortala il Colosseo, “il suo” Colosseo.

Ah, l’Olimpico. Stefano lo vede continuamente, nel disegno che si è fatto tatuare sul fianco. Ma vuoi mettere ammirarlo dal vivo, con i tuoi occhi? Gli stessi occhi che hanno viaggiato in lungo e in largo, che si sono emozionati tante volte. Ma mai come quando torni a casa e ti rivedi bambino, intento a scandagliare ammirato gli speroni e le arcate dell’anfiteatro più bello del mondo?

Magari, con un pallone in mano. Lo stesso pallone che Napoleoni si è portato con sé in Polonia e Grecia, per regalare ai tifosi delle propaggini orientali dell’Europa uno spicchio delle stesse emozioni che Stefano viveva da piccolo, davanti alla maestosità del Colosseo. Dove un giorno, siamo sicuri, tornerà. A vivere, con ogni probabilità. A giocare con quello stesso pallone…Chissà.

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