Simone Bracalello: il bomber di Genova che nella Nasl ha realizzato il suo American Dream

 «L’America è davvero un altro mondo, basato sulla meritocrazia e sull’impegno. Niente procuratori e niente raccomandazioni. Mai visto un raccomandato: chi non corre non gioca».

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Simone Bracalello con la maglia del Minnesota United, squadra della North American Soccer League (l’equivalente della nostra serie B). Da Genova a Minneapolis per coronare il suo sogno: giocare con un pallone a stelle e strisce.

A Minneapolis, capitale del Minnesota, Simone Bracalello ha trovato l’America.

«Ostile e famelica», cantava qualche anno fa il rapper Frankie Hi-Nrg.

Accogliente e meritocratica, secondo questo ragazzo genovese (per la precisione del quartiere di San Fruttuoso) scappato dall’Italia per realizzare il suo sogno americano.

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Bracalello ha trascorso negli Stati Uniti una fetta importante della sua carriera. Quattro anni al Minnesota United e una stagione ai Carolina Railhawks (nella foto).

Fuggito da un Paese che non lo merita, dove tra nepotismi, clientele e favori, l’aria si è fatta irrespirabile.

In fuga: proprio come il suo antenato Cristoforo Colombo.

Ah, l’America.

Terra che da secoli è la meta agognata da chi si vuole rifare una vita, riscattando le miserie e le ingiustizie patite nel proprio Paese.

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Pasolini scriveva che “il calcio è una delle ultime rappresentazioni sacre del nostro tempo”. Almeno in Europa, visto che negli Stati Uniti, al football europeo preferiscono quello americano. E al Dio calcio antepongono quello vero: lo scrivono persino sulle banconote!

In God we trust”, recita il motto ufficiale statunitense. “E pluribus unum” (“da tanti, uno solo”), quello adottato nel tardo ‘700, quando l’America era ancora una colonia della Gran Bretagna.

Uno slogan che è possibile rimodulare in senso calcistico: uniti per un obiettivo, la vittoria, personale e di squadra.

Un traguardo che Bracalello ha centrato con successo, in questi anni di lavoro – e di divertimento, perché il calcio è un mestiere “atipico“, come avrebbe detto Gianni Brera – al di là dell’Oceano Atlantico.

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Simone Bracalello con la maglia del Minnesota United, durante una partita con gli Islanders di Porto Rico. In questo frangente, il bomber genovese se la stava vedendo con Richard Martinez.

All’inizio, nelle sue prime settimane al Minnesota United, squadra della NASL (la serie B statunitense), Simone era semplicemente “the Italian”.

Guardato con curiosità e ammirazione da un ambiente entusiasta dall’idea di avere nella propria franchigia un calciatore proveniente dal Paese della pizza e del Papa.

Ma nel giro di qualche mese, Bracalello si era trasformato nella “Scoring machine“, la macchina da gol che ha fatto impazzire una tifoseria poco abituata a entusiasmarsi, assistendo dagli spalti a partite dove di solito lo spettacolo latita.

Dalla C2 italiana alla serie B statunitense, dopo un anno di provini in giro per il mondo tra l'Australia e l'America. Questa foto ritrae uno dei 30 gol segnati da Bracalello nella sua esperienza negli Stati Uniti. Un potente destro da dentro l'area di rigore che non lascia scampo al portiere.

Dalla C2 italiana alla serie B statunitense, dopo un anno di provini in giro per il mondo tra l’Australia e l’America. Questa foto ritrae uno dei 30 gol segnati da Bracalello nella sua esperienza statunitense. Un forte destro da dentro l’area di rigore che non lascia scampo al portiere.

Nella North American Soccer League, Bracalello è diventato ben presto una delle stelle del campionato.

Cannoniere, assist-man e operaio del pallone: non si è fatto mancare nulla.

Classe, gol e quantità al servizio dei compagni: qualità che hanno reso questo emigrante del pallone il simbolo di chi ce l’ha fatta.

Ma prima, un passo indietro.

La storia di “Bracca” – come lo chiamano affettuosamente tifosi e compagni di squadra – inizia trent’anni fa a Genova.

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Simone tira i primi calci al pallone nel quartiere genovese di San Fruttuoso. Da lì a Bogliasco, quartier generale della Sampdoria, il passo è breve.

Classe 1985, il piccolo Simone apprende i primi rudimenti da seconda punta nel settore giovanile della Sampdoria. Tecnica, velocità e dribbling sono fin da piccolo le sue specialità.

Ma non tutto va come dovrebbe andare. A quindici anni, la società blucerchiata lo lascia andare prima alla Sestrese e poi al Savona, dove a 17 anni esordisce tra i professionisti, in serie C2.

Sembra l’inizio di una sfolgorante carriera. Sono tanti i ragazzi di talento che esordiscono giovanissimi nelle categorie inferiori, ma pochi quelli che riescono a sfondare.

Bracalello sembra farcela nel 2007, quando dopo un paio di ottime esperienze nei Dilettanti tra Vado e Sestri Levante (con un provino a Pescara) e una stagione da protagonista in Eccellenza alla Pontedecimo Polis (12 gol in 26 presenze), si trasferisce nella capitale italiana del tessilePrato.

Una rara immagine di Bracalello con la maglia del Prato, nella serie C2 2007/2008. Le buone prestazioni coi Lanieri non gli basteranno per strappare il rinnovo del contratto.

Una rara immagine di Bracalello con la maglia del Prato, nella serie C2 2007/2008. Le buone prestazioni coi Lanieri non gli basteranno per vedersi rinnovare il contratto.

Con la maglia dei Lanieri è protagonista di una buona stagione. L’esordio il 30 settembre nel pareggio casalingo contro il Teramo, mentre la consacrazione arriva il primo di novembre, quando stende il Gubbio con una doppietta che gli fa guadagnare le prime pagine dei giornali locali.

La serie C2 è impegnativa, ma Bracalello gioca con regolarità e a fine stagione mette insieme 23 presenze e 3 reti (con 11 assist), contribuendo all’ottavo posto in classifica, a un passo dai play-off. Simone ne parla anche in questa videointervista.

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Simone Bracalello fotografato da startribune.com nel 2014 per un’intervista sui temi della moda e dell’abbigliamento.

«Ho il contratto in scadenza, ma figurati se non me lo rinnovano»: come volevasi dimostrare. Il Prato lo lascia svincolare e Bracalello si ritrova senza squadra.

Simone ha 23 anni. È ancora giovanissimo, specie per i canoni di un calcio italiano dove la gerontocrazia regna incontrastata.

Le promesse del pallone tricolore rimangono tali fin quasi alle soglie dei trent’anni, soprattutto per via di un’invasione di giovanissimi provenienti da ogni angolo del pianeta che tolgono linfa vitale alle nostre cantere.

Meglio piazzare un colpo in qualche Paese esotico, scommettendo su ragazzini in erba che giocano a piedi nudi, piuttosto che investire su giovani coltivati in casa, per poi essere lasciati seccare senza pietà.

Come gli agrumi che in Sicilia vengono lasciati marcire sugli alberi, poiché costa troppo raccoglierli.

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La vita calcistica di Bracalello è un esame dietro l’altro. Dopo la mancata conferma a Prato, il bomber genovese si guarda intorno e tenta la carta estera. Ad attenderlo, una miriade di provini, i cosiddetti “tryouts”.

Bracalello non demorde, è aperto a ogni possibile soluzione per continuare a giocare a pallone.

Anche all’estero.

Intanto, a fine settembre, Simone passa ai dilettanti del Comacchio, cominciando un’esperienza che termina anzitempo nel gennaio 2009.

È a questo punto che comincia a dare un’occhiata su internet, per cercare di capire come funziona il mondo calcistico anglosassone. Non si parla di Gran Bretagna, ma di Australia e Stati Uniti.

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Stufo di girare l’Italia per accettare proposte senza prospettiva, Bracalello naviga sul web alla ricerca di tryouts in giro per il mondo. Il primo in Australia, ai Newcastle Jets.

Esistono i “tryouts”, provini liberi organizzati a ovest e a est del Pacifico e aperti a tutti. Basta pagarsi il volo: vitto e alloggio sono offerti dalle società ospitanti.

Simone non conosce l’inglese, ma non ha paura della barriera linguistica: anzi, è pronto ad abbatterla a suon di gol.

Tra il 2009 e il 2010, Bracalello gira il mondo. Non con la stessa velocità di Jules Verne, ma poco ci manca.

Il primo test in Australia. Simone svolge con successo un provino per i Jets di Newcastle, città nel sud-est dell’Isola, non distante da Sidney.

Il giocatore sta per “autografare” il contratto, quando un intoppo improvviso frena una trattativa stroncata proprio sul più bello.

Colpa anche del procuratore di Simone, come quest’ultimo ha raccontato in una bella intervista rilasciata a calciomercato.com.

Per Bracalello «gli esami non finiscono mai», come diceva il grande Eduardo De Filippo. Next stop, l’America.

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Dopo gli australiani del Newcastle Jets, è la volta dei Montreal Impact. Anche il secondo provino si rivela infruttuoso. Poco male. Gli Usa sono scritti nel destino di Simone Bracalello.

Il terzo provino della sua esperienza da “pallone in fuga” è in Canada, con la franchigia dei Montreal Impact.

Ma il team canadese non lo ingaggia: Bracalello avrà poi modo di consumare la sua vendetta sportiva, quando alla prima occasione segnerà una doppietta proprio alla compagine che lo aveva bocciato.

Davvero strano, il calcio a stelle e strisce.

Le società americane (le cosiddette “franchigie”) non hanno un gruppo di osservatori da mandare in giro per il mondo per individuare qualche giocatore che faccia al caso proprio.

Come già accennato in precedenza, è il calciatore a rivolgersi alla società e non il contrario. Dunque, «se la montagna non viene a Bracalello, Bracalello va alla montagna».

La “convocazione” che stravolge la carriera e la vita di Bracalello viene da qualche migliaio di chilometri più a nord.

Dal Minnesota, lo Stato dei 10 mila laghi che non ospita grandi catene montuose. Ma non importa.

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Il palleggio di Simone Bracalello, fotografato durante una seduta di allenamento in compagnia di Amani Walker e Lucas Rodriguez.

La squadra della capitale Minneapolis è lo United Fc, che pubblica su internet un bando dove invita giocatori di ogni risma a presentarsi puntuali al campo di allenamento: obiettivo, reclutare qualche atleta di valore per la nuova imminente stagione.

Bracalello paga la sua quota e sostiene questo benedetto provino.

Il Minnesota United è una società seria, ben organizzata e in possesso di ottime strutture. Il colpo di fulmine con Bracalello è immediato.

Il Minnesota United è una società seria, ben organizzata e in possesso di ottime strutture. Il colpo di fulmine con Bracalello è immediato.

Il Minnesota United è una società seria: buona organizzazione di fondo, ottime strutture, discrete possibilità economiche.

«La squadra organizza tutto, senza trascurare nessun dettaglio. Si occupa degli highlights e delle interviste post partita, ti manda nelle scuole a promuovere il club. Io stesso sono stato alla Minnesota University per parlare a una classe di italiani», racconta Simone.

Per Bracalello è un colpo di fulmine.

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Un esemplare di gavia, simbolo del Minnesota United. La gavia è uno degli uccelli tipici della regione del Minnesota, ma lo si può trovare anche in Italia durante il suo percorso migratorio.

L’accordo è presto perfezionato e Simone firma un contratto triennale.

Tanti sforzi vengono finalmente ripagati. Nel 2010, a 25 anni, Bracalello comincia il suo “American dream”.

I giocatori del Minnesota sono soprannominati “the loons”, ovvero “le gavie”. «Ri-ovvero?», si chiederà il lettore.

Le gavie sono una specie di uccelli che vive nel nord degli Stati Uniti. Sono anatre più grandi del normale, con il collo corto.

Non ve ne frega niente? Non importa, mi sembrava un dettaglio interessante. Fine della digressione zoologica.

Il campionato americano di calcio – MLS o NASL che sia – si svolge nel corso dello stesso anno solare, di solito da aprile a novembre.

Appena sbarcato negli Usa, Bracalello ha bisogno di tempo per abituarsi allo stile di vita americano. Una scena che fa pensare subito a un celeberrimo film di Steno, con una sorta di ribaltamento di prospettiva: da “Un americano a Roma” a “un genovese in America”.

Un conto è vivere il mito dell'America senza viverlo, come Alberto Sordi. Un altro è viverlo sulla propria pelle. È proprio il caso di dirlo: negli Usa Bracalello ha trovato l'America!

Un conto è avere il mito dell’America stando a Roma, come Alberto Sordi. Un altro è viverlo sulla propria pelle, come Bracalello che – è proprio il caso di dirlo – negli Usa ha trovato l’America.

Un cambiamento di vita già difficile per un italiano, figuriamoci per un genovese.

Genova “la superba”, Genova “la città dai bei palazzi”. «Ianuensis, ergo mercator», scriveva l’anonimo medievale.

Genova cantata da poeti, scrittori e musicisti: Petrarca, Caproni, Paolo Conte, Ivano Fossati e Fabrizio De Andrè.

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Veduta del Porto Antico di Genova, ricostruito nel 1992 per le celebrazioni dei 500 anno dalla scoperta dell’America da parte del suo illustre concittadino Cristoforo Colombo. Di cui esiste la bellissima casa natale…Realizzata nell’800.

Genova porto di mare, crocevia di viaggi e scambi commerciali.

Una città che per i suoi abitanti è talvolta punto di partenza, ma quasi sempre di ritorno.

Infatti, è noto il rapporto conflittuale che i Genovesi intrattengono con la loro città. Verso la quale, in fin dei conti, questo popolo mugugnone e diffidente nutre un amore sconfinato.

Un amore cantato nella celeberrima “Ma se ghe pensu”, canzone che racconta di un anziano genovese emigrato in Argentina, che vuole tornare nella propria città per «posare le ossa dove sono i miei avi».

Non ci pensa a tornare, Simone Bracalello, almeno per il momento.

Come dargli torto? Nel giro di pochi mesi, l’attaccante cresciuto nel vivaio della Sampdoria era diventato una delle stelle del Minnesota United.

L’esordio con la nuova maglia nell’aprile 2010, il primo gol il 15 giugno nella sfida di Coppa contro il KC Athletics: l‘inizio di un’avventura tanto insolita quanto fortunata.

Genova e Minneapolis, due città agli antipodi. Dalla Lanterna al Parco di Minneapolis con la sua stravagante fontana, è un bel viaggio per Simone Bracalello.

Genova e Minneapolis, due città agli antipodi solo per i monumenti che le simboleggiano: da un lato la Lanterna, dall’altro la fontana dello Sculpture Park con il cucchiaio e la ciliegia.

Il primo anno a Minnesota serve a Bracalello per adattarsi a un calcio molto diverso: in partita come nel lavoro settimanale.

«Negli allenamenti si cura poco l’aspetto tattico: le sedute sono prevalentemente atletiche. L’allenatore non dà peso all’alimentazione e possiamo mangiare tutto quello che vogliamo: l’importante è correre sul campo. Ho visto compagni mangiare hamburger, cozze o lasagne e non posso nascondere che la cosa mi ha un po’ stupito».

Ma il 2010 è un anno di transizione per la NASL, per via di un litigio tra la vecchia e la nuova lega che alcuni club scissionisti avevano creato, per organizzare un nuovo campionato sul modello della storica NASL degli anni Ottanta, sostituita nel frattempo dalla United Soccer League (Usl). Arriva il lieto fine: viene organizzato un campionato di transizione a otto squadre.

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Il logo della vecchia Nasl (1968-1984), dove giocarono una serie di “vecchie glorie” del calcio mondiale: Pelè, Chinaglia, Beckenbauer e molti altri.

Al termine della stagione, la NASL è ufficialmente riconosciuta dalla federazione come lega di secondo livello.

Nel 2011 si fa sul serio. Torneo sempre a 8 squadre, con play-off finali tra le prime sei a decretare la squadra campione della Lega. Secondo la tradizione dello sport in America, niente promozioni né retrocessioni.

MLS e NASL sono due cose diverse, è presto detto. Comunque, la NASL riparte da zero e con un albo d’oro da riempire.

Quale migliore occasione per scolpire il proprio nome sulla stele della storia? Il Minnesota lo fa, anche grazie a Bracalello.

Infatti, il primo campionato “vero” con la maglia del Minnesota termina con il trionfo. Nessuna promozione in MLS, però: “è l’America, bellezza”.

Il quinto posto nella regular season non è il massimo, ma sufficiente per la qualificazione ai play-off. Si sa, negli USA il campionato si decide a fine stagione. Minnesota si presenta alla fase finale con la ferma intenzione di giocarsela.

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La gioia di Simone Bracalello dopo uno dei tanti gol segnati nella sua esperienza in Minnesota.

Ai quarti elimina il Tampa Bay in partita secca, mentre nel turno successivo, disputato su due partite, fa fuori la capolista del campionato, i Railhawks di Carolina (che ritorneranno a un certo punto di questa storia), battendoli ai rigori nella sfida di ritorno, persa dal Minnesota 4-3 dopo la vittoria 1-0 nel match di andata.

Per Bracalello, che durante la stagione non è spesso impiegato titolare, la soddisfazione della trasformazione del quarto tiro dal dischetto, in quella decisiva e sofferta lotteria dei rigori.

Infine, nell’atto conclusivo della stagione, il Minnesota ha la meglio sul Fort Lauderdale, laureandosi campione al termine di un’annata in continua e costante crescita, in termini di gioco e risultati.

Una volta tanto, il fattore casa sorride alle gavie, che ipotecano la vittoria del campionato con un eloquente 3-1 nella partita di andata.

Una settimana dopo, si gioca in Florida il match di ritorno.

Il Minnesota tiene duro e lo 0-0 finale consente a Bracalello di festeggiare il  primo trofeo in carriera, che lo ripaga della delusione procuratagli da un calcio italiano sempre più in declino, ostaggio di favoritismi e raccomandazioni di ogni genere.

Il Minnesota festeggia la vittoria del campionato 2011. La squadra di Minneapolis vince così la prima edizione della "nuova" NASL.

Il Minnesota festeggia la vittoria del campionato 2011. La squadra di Minneapolis vince così la prima edizione della “nuova” NASL.

Il campionato 2012 scorre sulla falsariga del precedente. Il Minnesota non brilla e conquista il sesto posto, l’ultimo valido per l’accesso ai play-off, a sole due giornate dal termine.

Ma è nella fase finale che la franchigia di Minneapolis, come la stagione precedente, si esalta e si scatena.

Ai quarti di finale, Bracalello e compagni visitano gli Islanders di Porto Rico nella loro tana. Partita secca, 2-1 per Minnesota e tanti saluti ai caratteristici giocatori caraibici.

Una suggestiva immagine di Bracalello impegnato nella battuta di un calcio d'angolo. A Minnesota Simone si è scoperto specialista sui calci piazzati: da buon numero 10, è stato quasi sempre incaricato della battuta di rigori e punizioni.

Una suggestiva immagine di Bracalello impegnato nella battuta di un calcio d’angolo. Al Minnesota Simone si è scoperto specialista sui calci piazzati: da buon numero 10, è stato quasi sempre incaricato della battuta di rigori e punizioni.

Il 6 ottobre, nella contea di Blaine, cittadina di 60.000 abitanti della città metropolitana di Minneapolis, va in scena la semifinale di andata tra Minnesota e gli Scorpions di San Antonio.

Il match termina 0-0; tutto rimandato al ritorno dove Bracalello, a dieci minuti dalla fine, piazza la zampata vincente1-2 e seconda finale di fila.

Una rete fondamentale in un luogo meraviglioso, come ha raccontato a Sky durante un intervento telefonico nella rubrica dedicata ai calciatori italiani emigranti all’estero e curata da Augusto De Bartolo.

Il gol di Bracalello arriva a un quarto d’ora dalla fine, quando il risultato è fermo sull’1-1. Il centravanti genovese prende palla sulla sinistra, punta l’avversario e si accentra improvvisamente, lasciando partire un perfetto destro a giro che si spegne all’angolino.

Un “golasso”, come urla il telecronista.

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Rovesciate e calci di punizione spettacolari. Guardando su youtube i video degli highlights delle partite del Minnesota, salta subito all’occhio la voglia di Bracalello di cercare la giocata impossibile. Il ragazzo ha voglia di stupire. In questa foto, Simone tenta di trovare la via della rete con una scenografica sforbiciata.

In finale, Minnesota se la vede con Tampa Bay. Ma questa volta, i rigori non portano fortuna a Minnesota.

Dopo 180 minuti il risultato complessivo è di perfetta parità: 3-3. La perfida lotteria dei tiri dal dischetto condanna Minnesota a un beffardo secondo posto.

Bracalello invece è infallibile.

Insieme al compagno di squadra Hlavaty, è l’unico giocatore del Minnesota a trasformare il proprio rigore.

Nella NASL 2013, Bracalello è ormai un habituè del campionato e, a fine stagione, i numeri consacreranno una volta per tutte il suo talento, premiato a giugno con il riconoscimento di “NASL’s player of may”.

Il Minnesota, complice l’adozione di una formula per l’assegnazione dello Scudetto che vede affrontarsi in una partita secca le vincitrici del girone di andata e di ritorno, non si qualifica alla finale.

Eppure, per Bracalello è la migliore stagione in carriera dai tempi di Prato: 6 assist e 7 gol (nono posto nella classifica cannonieri).

Nel 2014, invece, complice l’esplosione del giovane compagno di reparto Christian Ramirez, capocannoniere del campionato con 20 gol, il minutaggio di Bracalello cala vistosamente.

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Bracalello, nei suoi quattro anni al Minnesota United, ha segnato 29 gol in 117 presenze, diventando uno dei top scorer della storia della Nasl. Un bel biglietto da visita per un ragazzo che nel 2007 era stato costretto a scendere nell’Eccellenza ligure per dare sfogo alla sua passione.

A differenza dell’anno scorso, la squadra veleggia nei piani alti della classifica e accede alla fase finale del campionato, che vede partecipare quattro squadre.

L’8 novembre 2014, il Minnesota affronta tra le mura amiche gli Strikers di Fort Lauderdale.

La solita maledizione delle partite in casa causa l’eliminazione del Minnesota ai rigori.

Con la stagione 2014 si chiude la lunga esperienza di Bracalello con la maglia dello United

Il 6 dicembre Simone si congeda dai tifosi e dalla società di Minnesota con un commovente post pubblicato su Twitter:

Per Bracalello, lasciare il Minnesota United è stato difficile. A Minneapolis ha trovato la sua seconda casa, legando in modo incredibile con la città e con i tifosi – e non solo quelli adulti.

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Simone Bracalello, nei suoi quattro anni al Minnesota United, non si è limitato a giocare a calcio. Approfittando della disponibilità della sua società, ha anche fatto l’allenatore nel vivaio, stringendo un rapporto di amicizia con i suoi ragazzini. Su tutti il classe 2004 Ethan Barbier, che lo ha fatto entrare nella sua famiglia.

Già, perchè nel corso della sua esperienza americana Bracalello ha fatto anche l’allenatore nella cittadina di Stillwater, stringendo un rapporto di stretta amicizia con il piccolo Ethan Barbier e la sua famiglia.

Ethan, nato nel 2004, è uno dei tanti bambini che giocano nel settore giovanile del Minnesota United, per cui Bracalello ha lavorato nei momenti della settimana lasciati liberi dagli allenamenti.

Per conto della sua società di appartenenza, Simone girava anche le scuole della provincia, con l’obiettivo di trovare e convincere ragazzini di ogni età a dimenticare basket & affini per provare a correre dietro un pallone.

Proprio il piccolo Ethan ha voluto a tutti costi farlo conoscere alla sua famiglia, che lo ha “adottato” e gli ha dato una mano ad adattarsi allo stile di vita americano. Bracalello ha ricambiato offrendosi di cucinare per preparare le tante cene gustate insieme in casa Barbier.

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La famiglia Barbier al gran completo. C’è anche Bracalello, che durante il suo periodo a Minneapolis è stato spesso ospite di Ethan, il ragazzino che grazie a lui ha scoperto la sua passione per il calcio.

Una storia di ordinaria quotidianità, tipica del mondo anglosassone. Tutti conosciamo qualcuno che ha trascorso un periodo nel Regno Unito o negli Stati Uniti vivendo in una famiglia. Ma il “mestiere particolare” di Bracalello la rende un qualcosa di straordinario.

«Sono stati incredibili e mi hanno aiutato molto. Li considero come una seconda famiglia. Ho avuto il piacere di trascorrere con loro tanti bei momenti. E a volte, mi divertivo pure a fare il cuoco. Amo l’America e mi sono ambientato bene. L’unica problema degli Usa? Il cibo».

I tifosi del Minnesota non lo scorderanno mai.

Con la maglia grigia dei Loons, Bracalello ha segnato 29 gol in 117 presenze. Un bottino di reti che gli è valso due importanti primati: “all time leading goal scorer” della squadra e settimo posto nella classifica cannonieri di sempre della NASL.

Alla fine del 2014, termina così la sua esperienza in Minnesota. Ma non in America, dato che Bracalello accetta l’offerta di un’altra franchigia della Nasl, i Carolina Railhawks, con cui firma un contratto biennale.

Come la stragrande maggioranza delle società calcistiche americane, il Carolina ha una storia molto breve.

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Alla fine del 2014, Bracalello si trasferisce a Cary, elegante cittadina della Carolina del Nord che ospita le partite dei Railhawks di Carolina.

Fondata nel 2006, la franchigia ha la propria sede a Cary, cittadina di circa 100 mila abitanti della Carolina del Nord, East Coast.

Perchè “Railhawks” (letteralmente “locomotive-falchi”)?

I fondatori della società cercavano un simbolo che coniugasse gli attributi di forza e velocità. Da qui questo soprannome, inventato da tal signor Jarrett Campbell, premiato con due abbonamenti a vita allo stadio.

Bracalello inizia la sua nuova avventura con un “piacevole” ritiro a Porto Rico, dove in questi anni è volato più volte sia per ragioni di svago, che professionali, affrontando la franchigia degli Islanders.

Il primo gol in maglia arancione lo segna il 4 aprile contro Ottawa, mentre il 5 luglio, “con la morte nel cuore”, sblocca la partita contro i suoi ex compagni del Minnesota United grazie a un missile da fuori area.

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Il gol segnato al Minnesota consente a Bracalello di entrare per la prima volta in stagione nel “team of the week” della NASL.

Emblematico il commento che un suo ex tifoso gli manda su Twitter:

«Not the result I wanted for MNUnitedFC but happy for . He is missed in MN».

Bracalello, da gran signore qual è, lo ritwitta, anche perchè questo gol gli permette di figurare nel team of the week.

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Eh, ma allora è proprio un vizio. Già ai tempi di Minnesota, Bracalello era stato immortalato in una posa simile. Zlatan Ibrahimovic ha fatto scuola.

La prima parte di stagione promette bene per i Railhawks, che terminano il girone di andata al terzo posto.

Purtroppo, Bracalello e compagni non riescono a giocare il ritorno all’altezza delle loro possibilità e la squadra finisce il campionato nella colonna destra della classifica.

Il bilancio personale di Simone? Soltanto 2 gol in 13 partite, uno score non eccezionale: un po’ per colpa di un infortunio, un po’ per un allenatore – il nordirlandese Colin Clarke – che non lo vede di buon occhio.

Non sorprende che, nel dicembre 2015, il rapporto tra il Carolina e Bracalello termini anzitempo.

Una separazione che segue di un mese l’importante annuncio pubblicato su Twitter dal profilo ufficiale del Wake Fc: Bracalello è il nuovo direttore tecnico della società americana della contea di Wake, nella Carolina del Nord.

Una società, il Wake Football Club, che si occupa solo di settore giovanile, con un vivaio formato complessivamente da più di 1200 ragazzi che tiene d’occhio niente meno che il Barcellona, con cui il Wake Fc è affiliato.

Così, nel 2016 Simone Bracalello si prende un anno sabbatico, anzi, un gap year, come lo chiamano nel mondo anglosassone.

Un “cambio di passo” che consente di stilare un bilancio “numerico” della sua quinquiennale esperienza americana da calciatore.

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In America Bracalello lascia un pezzo di cuore. Gli Stati Uniti gli hanno dato tanto. Non solo gol, soldi e fama, ma soprattutto una lezione di vita che gli rimarrà per sempre. Anche quando deciderà di tornare a Genova.

Lo score realizzativo nella NASL (a livello di regular season) del ragazzo è di 22 gol: uno in meno del primo degli europei, il bulgaro George Hristov.

Ma nella vita di un professionista del pallone non parla soltanto il curriculum. Per questo motivo, occorre soffermarci un attimo sugli aspetti caratteriali del bomber di San Fruttuoso.

Bracalello non è stufo di girovagare per il mondo per fare ciò che più gli piace.

In cuor nostro, ci piacerebbe poterlo ammirare nel campionato italiano, magari in Lega Pro. Chissà che in futuro non possa succedere.

Ma è innegabile che il calcio italiano non piaccia a Bracalello, rimasto scottato dalla mancata conferma a Prato.

«In Italia il sistema non aiuta i ragazzi giovani che arrivano dalle categorie più basse. Ho dovuto fare per forza una scelta importante. A Prato non sono stato premiato e alla fine sono dovuto emigrare per forza. Non ho trovato sbocchi e io sono una persona che non si accontenta».

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Fabio Possagno, uno dei tanti ragazzi italiani costretti a lasciare l’Italia per continuare a giocare a pallone. La storia è nota. Se non hai il procuratore giusto, se non sai venderti bene, gli spazi disponibili ti di riducono vistosamente.

Frasi già sentite da Fabio Possagno, che a questo blog aveva raccontato la sua esperienza di calciatore emigrante, costretto anche lui a mettere la propria vita in valigia, per fuggire via da un calcio italiano nel quale faticava a ritagliarsi uno spazio consono all’impegno e al lavoro espressi e accumulati negli anni.

Un discorso di merito che s’intreccia con la questione della precarietà, che tocca da vicino tutti i ragazzi nella fascia di età tra i 20 e i 35 anni, costretti a lasciare una realtà contaminata dove è sempre più difficile far valere le proprie capacità, senza potere contare su quei rapporti di conoscenza che, a volte, sono necessari per strappare un ingaggio come si deve.

Bracalello, a questo sistema che non gli ha voluto dare credito, ha risposto con ciò che meglio sa fare: i gol. Tanti gol, di cui si può gustare un assaggio in questo filmato caricato su Youtube.

Una cosa è certa: Simone è rimasto deluso dal suo Paese.

Spesso, leggendo i suoi status su Facebook, si nota una rabbia di fondo che lo anima quando vengono quotidianamente al pettine i nodi irrisolti della politica e della società italiane.

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Bracalello è stato lontano dall’Italia per sei lunghissimi anni. Nel racconto che ha fatto della sua esperienza, non sembra che abbia provato nostalgia dell’Italia. Eppure, dai post che pubblica quotidianamente su Facebook e Twitter, traspare un sentimento di rabbia, di voglia di cambiare lo status quo. Segno che l’Italia è nel suo cuore, ora più che mai.

«Quando tornerò a casa, realizzerò dei programmi per aiutare la nostra gente con progetti che si concretizzino nella creazione di posti di lavoro», spiega con trasporto emotivo.

Il tutto, condito però da un messaggio di speranza, reso più concreto dalla capacità di Simone di mettere il destino nelle sue mani. Il presente è all’estero, il futuro di nuovo in Italia. 

Bella l’America, ma Genova lo aspetta. Per riaccoglierlo tra le sue braccia, come succede a tutti quei genovesi che l’hanno lasciata a malincuore per realizzare i loro sogni.

Proprio come Simone Bracalello.

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