Manuel Pascali, dall’Italia alla Scozia per diventare una leggenda del Kilmarnock

18 marzo 2012, finale di Coppa di lega scozzese. Allo stadio “Hampden Park” di Glasgow, casa della Nazionale di calcio scozzese e del Queen’s Park Fc, si affrontano Celtic e Kilmarnock (con l’accento sulla “a”, mi raccomando). I 93 titoli della squadra di Glasgow, contro le sole 4 coppe conquistate dalla piccola squadra dell’Ayrshire.

Celtic contro Kilmarnock voleva dire, quel 18 marzo 2012, Samaras contro Pascali. Georgios come Golia, Pascali come Davide. Ma certe sfide, per essere vinte, vanno affrontate con cuore e determinazione. Vince chi ha più fame.

Celtic contro Kilmarnock voleva dire, quel 18 marzo 2012, Samaras contro Pascali. Georgios come Golia, Pascali come Davide. Ma certe sfide, per aggiudicarsele, vanno affrontate con cuore e determinazione. Vince chi ha più fame. Curiosamente, quel giorno, Pascali era infortunato, mentre Samaras partiva solo dalla panchina.

I due giocatori più rappresentativi delle due squadre?

Di qua Georgios Samaras, il poderoso centravanti greco che in Scozia incute timore a tutti gli avversari, come se da un momento all’altro possa scagliare fulmini mortali contro le difese che hanno l’ingrato compito di marcare questo semidio dal fascino allo stesso tempo antico e metafisico.

Dall’altra parte l’italiano Manuel “Paska” Pascali, nato a Milano nel 1981, che del Kilmarnock è difensore e capitano. Sulla carta, non c’è storia.

Ma quel giorno, i tradizionali rapporti di forza tra le due squadre si ribaltano. Il match è equilibrato, il “Killie”, come lo chiamano affettuosamente i propri tifosi, è animato da uno spirito indomabile. Sono passati 15 anni dall’ultimo titolo, la Coppa di Scozia conquistata contro il Falkirk. Non capita tutti i giorni, a questo piccolo ma orgoglioso team britannico (il più antico del Paese, fondato nel lontano 1869), di poter scolpire il proprio nome sulla pietra della storia.

Corre l’ottantaquattresimo minuto, il risultato è ancora fermo sullo 0-0. Un rapido capovolgimento di fronte permette al Killie di trovare scoperta la difesa del Celtic. Scatto sull’out di sinistra di Ben Gordon che riceve palla, dà un’occhiata in mezzo all’area dove intravede appena l’inserimento del belga Van Tornhout. Lungo traversone a tagliare in due l’area di rigore, stacco di testa e gol.

Ogni tanto succede l’imponderabile. Mistero e bellezza del calcio, il Kilmarnock trionfa sul Celtic e conquista il quinto titolo della storia. Si ride, si urla di gioia, si festeggia.

Il Kilmarnock festeggia la vittoria della Coppa di lega, dopo avere battuto il Celtic nella finalissima di Hampden Park. Pascali non è stato della partita, ma come capitano della squadra, si accinge ad alzare il trofeo.

Il Kilmarnock festeggia la vittoria della Coppa di lega, dopo avere battuto il Celtic nella finalissima di Hampden Park. Pascali non è stato della partita, ma come capitano della squadra, si accinge ad alzare il trofeo.

La squadra sale sul palco per ricevere la Coppa, l’entusiasmo è alle stelle. Ma ecco che all’improvviso, a farsi largo tra le sudate maglie biancoblù dei ragazzi che hanno battuto Golia, spunta un ragazzo in abito formale.

È proprio Pascali, che non ha potuto giocare per un fastidioso infortunio. «La deve alzare lui la Coppa», pensano tutti i suoi compagni. Perché Pascali è l’anima, il simbolo e la bandiera di questa piccola squadra di provincia.

Sale i gradini a fatica, aiutandosi con le stampelle. Imbraccia il trofeo e lo solleva al cielo. Alla faccia del calcio italiano che lo ha colpevolmente emarginato.

Ma facciamo uno, anzi due passi indietro.

«Il problema della Scozia? È piena di scozzesi». Parola del re inglese Edoardo I, che a cavallo tra il XIII e il XIV secolo tentò invano di sottomettere la parte settentrionale della Britannia approfittando di un momentaneo vuoto di potere. Un periodo di transizione caratterizzato da eroici episodi di resistenza popolare, come documentato in maniera fin troppo romanzata da Mel Gibson nel suo capolavoro cinematografico “Braveheart”.

Un piano medio di Mel Gibson alias William Wallace, nel film di successo

Un piano medio di Mel Gibson alias William Wallace, nel film di successo “Braveheart”. Wallace è ancora oggi considerato l’unico vero eroe popolare scozzese. Non fece una bella fine: fu impiccato e squartato.

Ma come dimenticare William Wallace, il condottiero che guidò il scozzese alla rivolta contro l’invasore inglese. Vittoria dei ribelli a Stirling Bridge, pesante sconfitta a Falkirk che segnò la carriera e la vita di Wallace, catturato qualche anno dopo da un principe in combutta con Edoardo e fatto tristemente impiccare e squartare, con tanto di testa infilzata su un palo appuntito nei pressi del London Bridge: un macabro monito al popolo scozzese per farlo arrendere una volta per tutte.

«Pro libertate», urlava l’eroe scozzese per antonomasia prima di ogni battaglia. «Per la libertà» che il popolo scozzese ha rivendicato qualche mese fa, quando il Parlamento nazionale ha indetto il referendum -poi fallito- per chiedere ai propri cittadini di recidere totalmente il cordone ombelicale che lega la nazione scozzese all’Inghilterra dal 1707, anno dell’approvazione dell’Act of Union.

Manuel Pascali a Kilmarnock è già leggenda. Capitano e uomo più rappresentativo del team, è tra i pochissimi a vivere nella cittadina dell'Ayrshire. Bella la vita di provincia, dai...

Manuel Pascali a Kilmarnock è già leggenda. Capitano e uomo più rappresentativo del team, è tra i pochissimi a vivere nella cittadina dell’Ayrshire. Bella la vita di provincia, dai…

La stessa libertà che Manuel Pascali è tornato finalmente a riassaporare, dopo anni di gavetta e sacrifici in un calcio italiano che lo aveva gettato via come uno straccio sfibrato. Tanti anni in lega Pro intervallati da una breve apparizione a Parma, fino alla chiamata di un piccolo ma glorioso club scozzese, il Kilmarnock, di cui è diventato ben presto capitano e uomo simbolo.

«In Scozia si vive bene, sereni. Se dovessi dare un consiglio ai miei colleghi, direi di fare le valigie e partire. Con tutte le regole e i vincoli che ci sono nel calcio di oggi in Italia, le serie minori sono morte da tempo. A 25 anni i giocatori sono considerati vecchi, finiti», ha raccontato in una bella intervista rilasciata l’anno scorso a Nino Caracciolo per il sito di Gianni di Marzio.

Tanto fredda e ventosa quanto gentile e accogliente, la Scozia. Abitata da un popolo litigioso e frammentato, diviso in mille fazioni politiche e in due gruppi religiosi separati da una rivalità che si estende a ogni sfera dell’agire sociale, compreso lo sport e ovviamente il calcio, vissuto sul filo del rasoio del micidiale antagonismo che intercorre tra il Celtic cattolico e i Rangers protestanti.

Lorenzo Amoruso, ai Rangers dal 1997 al 2003. In Scozia visse sei anni fantastici, alcuni insieme a portacolori azzurri come Gennaro Gattuso e Marco Negri.

Lorenzo Amoruso, ai Rangers dal 1997 al 2003. In Scozia visse sei anni fantastici, alcuni insieme a portacolori azzurri come Gennaro Gattuso e Marco Negri. Fu anche capitano della squadra: il primo cattolico, nella più che centenaria storia biancoblù.

Ma al calcio riesce persino di annullare le differenze religiose. Come nel caso di Lorenzo Amoruso, arcigno difensore centrale che pochi ricordano per la sua lunga esperienza nei Rangers di Glasgow, dove scalò rapidamente le gerarchie fino a diventarne capitano. Proprio lui che era ed è cattolico-apostolico-romano, distruggendo una tradizione teoricamente sacra e inviolabile.

L’asse Italia-Scozia divenne trafficato a partire dagli anni Novanta, quando diversi calciatori italiani partirono per l’avventura oltremanica. Indimenticabile l’esperienza di Pasquale Bruno “o’ animale” agli Hearts of Midlothian, di cui divenne in poco tempo uno dei giocatori più rappresentativi e amati dal pubblico, grazie ai suoi interventi scomposti e alla generosità espressa sul rettangolo di gioco.

Non solo Amoruso e Bruno, ma anche Gennaro Gattuso, Marco Negri, Sergio Porrini e Luigi Riccio ai Rangers; Enrico Annoni, Paolo di Canio e Massimo Donati al Celtic; Stefano Salvatori agli Hearts; Ivano Bonetti, Marco de Marchi e Patrizio Billio al Dundee, con Billio che come Davide Grassi ha giocato anche nell’Aberdeen.

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Manuel Pascali è approdato al Kilmarnock nel 2008. Galeotto fu un provino che il giocatore sostenne a Lucca, dove la squadra scozzese si trovava per un mini-ritiro agli ordini di coach Jefferies. Lo presero. Da quel giorno, Pascali ha sempre giocato per i Killies, stringendo con la piazza un legame speciale, suggellato dalla conquista della Coppa di lega 2012.

Nel 2008, è stato il turno di Manuel Pascali, che a differenza dei giocatori testè citati sta vivendo in Scozia l’esperienza più importante della sua carriera. Per il centrocampista-difensore milanese di San Donato, la terra di Wallace non è né un trampolino di lancio, tanto meno una piazza di provincia dove svernare.

Per lui Kilmarnock è una seconda casa, appena sfiorata dal fiume Irvine; una cittadina di neanche 50.000 abitanti, dove l’economia locale si regge sulle attività di produzione e commercio di tessuti, affiancati da una fiorente industria di tappeti. Pascali ci è arrivato per caso, grazie a un provino.

Il ragazzo aveva iniziato la sua carriera tra i “grandi” nel Sant’Angelo, in serie D, dove si era subito affermato come un giovane di prospettiva, un centrocampista col vizio del gol. Due stagioni con i galloni da titolare e nel 2002, il passaggio all’Alessandria, seguito l’anno dopo dal trasferimento nelle fila del Pizzighettone, dove rimane due anni.

Nel 2005 la chiamata del Carpenedolo, appena promosso in serie C2 ma con l’obiettivo di disputare un campionato da protagonista. La squadra del presidente Tommaso Gherardi, che annovera tra gli altri anche l’attuale difensore del Cesena Massimo Volta, sfiora il secondo salto di categoria consecutivo, sfumato solo ai play-off sul campo dell’Ivrea.

Nel 2007, arriva la prima svolta della carriera di Pascali, ingaggiato dal Parma. Tuttavia, l’esperienza in gialloblù si rivela una cocente delusione, dato che l’allenatore Di Carlo non lo convoca nemmeno per il ritiro di Folgaria e Pascali si trasferisce è costretto a ripiegare -si fa per dire- sul Foligno, in serie C1, dove vive probabilmente l’annata migliore della sua carriera.

Non è esattamente un regista dai piedi buoni, ma questa foto è tropo divertente per non essere pubblicata. Pascali in realtà si ispira ad Ambrosini: interdizione, corsa a perdifiato e stacco di testa le sue doti migliori.

Non è proprio un regista dai piedi buoni, ma questa foto è troppo divertente per non essere pubblicata. Pascali in realtà si ispira ad Ambrosini: interdizione, corsa a perdifiato, vigore fisico e stacco di testa le sue doti migliori.

«E’ stato un anno indimenticabile -racconta a Nino Caracciolo – in una città fantastica, con un gruppo meraviglioso. Da neopromossi, sfiorammo la Serie B: perdemmo gli spareggi con il Cittadella. Quel Foligno era allenato da Pierpaolo Bisoli, e in squadra con me c’erano giocatori come Volta, Parolo e Cacciatore. Fu una stagione grandiosa».

Luglio 2008, Pascali è svincolato. Porrini e Salvatori gli propongono un provino con il Kilmarnock. Il centrocampista milanese non ci pensa due volte e si fionda a Lucca, dove la squadra scozzese sta sostenendo il ritiro in vista dell’inizio della stagione agonistica, che in Gran Bretagna comincia a metà agosto.

Nei tre giorni giorni trascorsi con la squadra, l’allenatore del Killie Jim Jefferies lo osserva, lo scruta, lo analizza attentamente.

«Questo ragazzone italiano ha tecnica e carattere. È uno che non tira mai indietro la gamba. Può fare al caso nostro», pensa tra sè e sè. Ma non è ancora fatta. Pascali compra un biglietto aereo e vola in Scozia, dove l’attende un altro test, questa volta in terra straniera. Il Kilmarnock gioca due amichevoli contro Wolverhampton e Qpr.

Porrini e Pascali hanno giocato insieme nel Pizzighettone. Fu proprio l'ex difensore della Juventus, un giorno, a consigliare a

Porrini e Pascali hanno giocato insieme nel Pizzighettone. Fu proprio l’ex difensore della Juventus, un giorno, a consigliare a “Paska” di fare un pensierino al campionato scozzese. Lui che lo conosceva bene, avendo militato quattro anni nei Rangers di Glasgow.

Manuel viene impiegato in entrambe le partite e contro la squadra di Briatore sigla un gol che convince definitivamente Jefferies a puntare su di lui: contratto triennale con opzione per il quarto, si parte! Evidentemente, giocare nella Premier League scozzese era scritto nel suo destino.

«Ai tempi in cui giocavo nel Pizzighettone, ho avuto la fortuna di conoscere Sergio Porrini. Parlandoci, ogni giorno mi martellava dicendomi che il calcio scozzese sembrava fatto a pennello per me, che sarebbe stato il “mio” calcio. Io ridevo, non davo peso a quelle parole».

Invece, il sogno si è trasformato in realtà. E a differenza di tanti calciatori italiani emigranti, un po’ mammoni e un po’ nostalgici del mangiare e dello stile di vita del loro Paese, Pascali non ha avuto problemi ad ambientarsi subito nella bella e ridente cittadina di Kilmarnock. I primi mesi in hotel non gli pesano per niente. Manuel vola sulle ali dell’entusiasmo, indossando una maglia ricca di storia con il suo cognome stampato sul retro: una sensazione che non aveva mai provato.

A Kilmarnock, Pascali è amato da tifosi e compagni. Abbiamo già citato più volte la vittoria contro il Celtic. Ne riparliamo per mostrare questa bellissima foto, dove l'infortunato Pascali viene portato di peso sotto la curva per festeggiare una vittoria anche sua.

A Kilmarnock, Pascali è amato da tifosi e compagni. Abbiamo già citato più volte la vittoria contro il Celtic. Ne riparliamo per mostrare questa bellissima foto, dove l’infortunato Pascali viene portato di peso sotto la curva per festeggiare una vittoria anche sua.

Il centrocampista col vizio dei gol impiega poche settimane a trovare il giusto feeling con l’ambiente. I tifosi lo guardano subito con affetto e ammirazione, rapiti dalla semplicità e dalla disponibilità con cui si concede al di fuori del campo, per foto, autografi o quattro chiacchiere.

Tempo due mesi e per gli infortuni occorsi ai due giocatori più rappresentativi della squadra, Pascali si vede assegnare la fascia da capitano. Succede in un match importante, giocato contro gli Hearts of Midlothian.

Una responsabilità che non mette in imbarazzo Pascali ma lo esalta, trasformandolo in breve tempo nell’uomo simbolo del Kilmarnock, in un campionato che gli calza a pennello per le sue doti di corridore e interditore, a cui si aggiungono buone capacità di inserimento.

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L’esultanza di Manuel Pascali dopo uno dei 13 gol segnati fin qui con la maglia a strisce bianche e blu del Kilmarnock.

«Il calcio scozzese è più veloce e diretto. Più fisico e meno tattico. Ma tecnicamente, il livello è molto più alto di quanto si possa immaginare. E’ perfetto per le mie qualità: ho sempre detto di ispirarmi ad Ambrosini, ma ormai mi posso considerare a tutti gli effetti un ex centrocampista centrale, visto che da un anno sono arretrato in difesa».

La stagione più bella il secondo anno, quando il suo Kilmarnock conquista la finale di Coppa di lega, dove lo aspetta il fortissimo Celtic. Bella la Premier League scozzese, ha un solo difetto: due squadre giocano un campionato a sé, mentre le altre si accontentano delle briciole (se e quando avanzano).

Battere la squadra di Glasgow sembra impossibile, ma la voglia di vincere dei Killies prevale sulla maggiore qualità tecnica del Celtic. Pascali non gioca, è infortunato, ma vive tra spogliatoio e panchina la partita, segnata da una zampata nel finale che gli regala il primo trofeo in carriera.

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Pascali ha con l’Italia un rapporto di amore e odio. La nostalgia per gli affetti c’è sempre, nonostante sei stagioni e mezzo vissute lontano da casa sua. Il rapporto con l’Italia inteso come insieme di strutture politiche e sociali è più tormentato, in virtù di una «cultura della corruzione» (come lui la definisce) che domina nel nostro Paese e impedisce a chi non conosce le persone che contano, di realizzarsi solo con le proprie capacità.

Giunto ormai alla settima stagione a Kilmarnock, Pascali ha disputato fin qui 181 partite e 13 gol, diventando il giocatore non anglosassone con il maggior numero di presenze con la maglia di questa antica società scozzese. Sarebbe interessante vederlo giocare in Italia. Al momento, un’utopia, come si capisce leggendo uno stralcio di questa intervista.

«Ho nostalgia solo degli amici e della mia famiglia di origine: ma il calcio italiano sicuramente non mi manca. A meno di un’offerta irrinunciabile dalla serie A: quella mi metterebbe in difficoltà e sarebbe da prendere in considerazione. Ma qui mi sento l’uomo più felice del mondo».

Il campionato italiano è in crisi dal punto di vista dello spettacolo, ma non solo. Secondo Pascali, il calcio tricolore è vittima di una cultura della corruzione che penetra ogni singolo ambito della nostra società, finendo per rovinare anche la pratica sportiva.

«Noi Italiani abbiamo fatto la storia, ma stiamo buttando in malora tutto perché vince la cultura della corruzione, del furbetto disonesto che riesce a cavarsela in tutte le situazioni, del fatto che pagano sempre gli stessi. Questo mi amareggia, perché l’Italia è il mio Paese».

L'eco della tragedia di Piermario Morosini è giunto fino in Scozia, dove Pascali si chiede come sia possibile che l'ambulanza che avrebbe potuto salvarlo, non sia entrata subito in campo per una voltante dei vigili urbai parcheggiata in divieto di sosta.

L’eco della tragedia di Piermario Morosini è giunta fino in Scozia, dove Pascali si chiede come sia possibile che l’ambulanza che avrebbe potuto salvarlo, non sia potuta entrare subito in campo, a causa di una macchina dei vigili urbani parcheggiata in divieto di sosta.

Per descrivere la crisi culturale e morale che soffoca il suo Paese di origine, Pascali fa riferimento a un triste episodio di qualche anno fa, quando il calciatore Morosini perse la vita a seguito di un malore che si rivelò fatale per il ritardo con cui si cercò di salvarlo con un defibrillatore.

«Dopo il fatto di Morosini, io ero molto arrabbiato nel vedere quanto successo, nel vedere quella macchina dei vigili urbani che non faceva passare l’ambulanza. Per carità, il povero Mario sarebbe morto lo stesso, probabilmente, ma a me è subito venuto da pensare che quello fa parte della cultura di certi Italiani che fanno le cose superficialmente, senza pensare alle conseguenze».

«Qui in Regno Unito -continua- non ti viene neanche l’idea di parcheggiare la macchina davanti a un’ambulanza. Perché? Perché non si può! E’ assurdo che l’Italia venga riconosciuta e ricordata nel mondo, oggi, per cose negative come la mafia e la corruzione. Ancora di più ti amareggi quando pensi che chi tiene comportamenti del genere non paga mai per ciò che fa».

A Kilmarnock Pascali sta da Dio. Ma sotto sotto, coltiva il desiderio di calcare il palcoscenico della serie A italiana. Che nonostante tutto (e tutti quelli che l'hanno rovinata), rimane un campionato di ben altro calibro rispetto alla Premier League scozzese.

A Kilmarnock Pascali sta da Dio. Ma sotto sotto, coltiva il desiderio di calcare il palcoscenico della serie A italiana. Che nonostante tutto (e tutti quelli che l’hanno rovinata), rimane un campionato di ben altro calibro rispetto a una Premier League scozzese che ha due padroni: Celtic e Rangers.

Come è spesso capitato negli articolo di questo blog, si finisce per parlare della crisi di valori che infesta il nostro Paese. Un Paese dal grande passato che vive un declino diffuso in tutti i meandri della società, a partire da un calcio sempre più marginale nel contesto internazionale, a causa di una cascata di piccole e di grandi azioni che finiscono per premiare gli immeritevoli.

Pascali lo ha raccontato in tante interviste.

Manuel ha cercato in ogni modo di imporsi nel calcio italiano lavorando duramente, allenandosi con serietà tutti i giorni, per vedersi riconoscere una vetrina più importante di una Lega Pro dove ha collezionato 200 presenze, finendo poi per essere etichettato come un calciatore di serie C.

Pascali a Kilmarnock ha trovato un piccolo paradiso. Gente tranquilla, gli Scozzesi. Ti fanno sentire il loro affetto senza sparartelo in faccia, ma con un sorriso, o una semplice stretta di mano. Parola di "Paska".

Pascali a Kilmarnock ha trovato un piccolo paradiso. Gente tranquilla, gli Scozzesi. Ti fanno sentire il loro affetto senza sparartelo in faccia, ma con un sorriso, o una semplice stretta di mano. Parola di “Paska”.

Diversi procuratori, allenatori e direttori sportivi, operano e decidono secondo logiche che finiscono per punire quei giocatori che, purtroppo per loro, non dispongono di conoscenze e più in generale di quell’armamentario di strumenti poco etici, talvolta necessari per giocare in piazze più prestigiose.

Fortuna vuole che esista l’estero: sempre più giocatori fanno armi e bagagli per lasciare un sistema malato e autoreferenziale, sprofondato di recente nelle sabbie mobili dell’insignificanza.

Pascali è tra le vittime di questo sistema. Ma la sua storia è un impulso a quei ragazzi che hanno fame di un calcio sano e meritocratico: ragazzi che giocano e ragazzi che il calcio lo seguono.

A quasi 34 anni, Pascali sembrava destinato a chiudere la carriera in Scozia. Ma nel luglio 2015 ha firmato un contratto annuale con il Cittadella, squadra di Lega Pro.

A quasi 34 anni, Pascali sembrava destinato a chiudere la carriera in Scozia. Ma nel luglio 2015 ha firmato un contratto annuale con il Cittadella, squadra di Lega Pro.

D’altronde, chi avrebbe mai detto che il biglietto di aereo per la Scozia, proprio quel biglietto che Pascali acquistò nel 2010 per sostenere il test decisivo con il Kilmarnock, sarebbe stato di sola andata (…)? Là Manuel si è conquistato la celebrità e una straordinaria seconda fase di carriera.

Nel film “Trainspotting”, straordinario ritratto della bestiale umanità che si annida nella periferia di Edimburgo, Mark diceva che «essere scozzesi è una merda perché non odiamo gli Inglesi».

Non c’è niente di male a non odiare. Ma anche a non amare. Perché gli Scozzesi sono “un po’ così”, diffidenti per natura, ma capaci a volte di insoliti slanci di passione. Quella stessa accesa ma misurata passione che i tifosi del Kilmarnock riversano sul loro idolo, l’italiano Manuel “Paska” Pascali.

O meglio, hanno riversato. Le previsioni sono fatte per essere smentite.

E infatti il 3 luglio 2015 Manuel Pascali ha firmato un contratto annuale con il Cittadella appena retrocesso in Lega Pro. L’obiettivo è di tornare subito in serie B. La stagione è iniziata bene. Con sulle spalle, come sempre, il numero 5, “Paska” ha guidato la difesa veneta nelle vittorie in Coppa Italia contro Potenza e Teramo.

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5 comments

  1. Matteo · febbraio 17, 2015

    “Perché gli Scozzesi sono “un po’ così”, diffidenti per natura, ma capaci a volte di insoliti slanci di passione. ”

    Si Roberto, hai perfettamente ragione! te lo confermo, lo sto vivendo in prima persona in questa terra scozzese così strana!
    Stammi bene e continua a coltivare questo blog!

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    • robertobordi · febbraio 17, 2015

      Ciao Matteo! In Scozia sono stato tanti anni fa, ma quella lontana esperienza mi ha lasciato questo bellissimo ricordo! Stammi bene anche tu! 😉

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