Andrea Raggi, il “ragazzo di campagna” che a Montecarlo ha sbancato alla roulette

Il mare e la campagna, la pesca e i funghi, la semplicità della sua casa natale contrapposta al lusso sfrenato di Montecarlo. La vita umana e calcistica di Andrea Raggi, dal 2012 difensore del Monaco, corre su due binari in apparenza lontani anni luce, ma che in realtà si intrecciano in un mondo dove gli opposti riescono a coesistere.

Arsina, frazione del comune di Sesta Godano (Sp). Qui Andrea Raggi ha cominciato a tirare i primi calci al pallone. La prima porta? Due pali di legno collegati da una rete usata dai nonni per coltivare i fagioli.

Arsina, frazione del comune di Sesta Godano (Sp). Qui Andrea Raggi ha cominciato a tirare i primi calci al pallone. La prima porta? Due pali di legno collegati da una rete usata dai nonni per coltivare i fagioli.

Nativo di Arsina, minuscolo paesino abbarbicato sulle pendici della Val di Vara, in provincia di La Spezia, Raggi sta vivendo a Montecarlo una seconda vita, umana e calcistica.

Dopo l’esplosione nell’Empoli e qualche esperienza sfortunata tra Liguria, Puglia e Sicilia, il difensore classe 1984 è da tre anni la colonna portante della retroguardia biancorossa del Monaco. Questo “ragazzo di campagna”, che a differenza dell’originale non va a lavorare con il trattore, sta vivendo un sogno che si è realizzato nell’estate 2012.

«Il Monaco è un club prestigioso con una grande storia. Lo ritengo una grande squadra, anche se gioca in Ligue 2. Ha ambizioni importantissime con un grande progetto: non potevo rifiutare».

Così si presentava Raggi ai microfoni della tv ufficiale del Monaco, subito dopo il suo arrivo a Montecarlo.

Dopo la doppia esperienza a Bologna, nel 2012 Raggi ha firmato un contratto triennale col Monaco, che allora militava in Ligue 2.

Dopo la doppia esperienza a Bologna, nel 2012 Raggi ha firmato un contratto triennale col Monaco, che allora militava in Ligue 2.

A volerlo a tutti i costi, il nuovo allenatore Claudio Ranieri, scelto dalla nuova proprietà russa per rilanciare la società. Retrocessione nel 2011, dopo i fasti della prima metà degli anni 2000, con la finale di Champions persa contro il Porto di José Mourinho.

Poi un rapido declino, coronato – si fa per dire – da un amaro passage dans une division inférieure che ha paventato il rischio del fallimento, evitato grazie all’arrivo del magnate russo del potassio Dmitrij Rybolovlev. Patrimonio netto: 9,1 mld di dollari. Bruscolini.

Chiusa parentesi, torniamo all’attore protagonista. Andrea Raggi, un passato in Under-21, è sempre stato dipinto come un talento mai del tutto esploso, o almeno interrotto sul più bello. Davanti a lui, gli addetti ai lavori prevedevano un futuro florido mai sbocciato del tutto a causa di una maledetta, ingarbugliata concatenazione di fattori.

Qualche problema fisico, una scarsa intesa con Ballardini ai tempi del Palermo, ma soprattutto una collocazione tattica mai chiarita del tutto.

La proverbiale grinta di Raggi, sfogata dopo uno dei cinque gol segnati fin qui con la maglia biancorossa del Monaco.

Il proverbiale furore agonistico di Andrea Raggi, sfogato dopo uno dei cinque gol segnati fin qui con la maglia biancorossa del Monaco.

Difensore destro di una difesa a tre? Terzino in una difesa a quattro? O addirittura fluidificante nel 3-5-2? Se glielo chiedete, vi dirà che si trova bene come centrale destro nei quattro di difesa. Scontato. È in questo ruolo, che Raggi si è imposto come uno dei migliori difensori della Ligue 1. Tanto da sognare la Nazionale

«Non esageriamo», penserà il lettore. Tutt’altro, risponde lo scrivente. Che fa riferimento a un’intervista rilasciata di recente dall’interessato: tra i suoi obiettivi per l’immediato futuro, Raggi pone gli Europei del 2016. Che Andrea sia papabile (o meglio “azzurrabile”) lo dicono i fatti.

100 presenze con la maglia del Monaco festeggiate il 24 gennaio 2015 nella trasferta di Lille, senza dubbio. Ma soprattutto un dato eloquente: 1 gol subito in 6 partite nel girone di Champions League, dove i monegaschi se la sono vista con Zenit (Hulk e Danny vi dicono qualcosa?), Bayer Leverkusen (anche le “aspirine” non scherzano) e Benfica.

Arsène Wenger, allenatore del Monaco tra il 1987 e il 1994. Nel suo curriculum, in quei sette anni, uno Scudetto e una Coppa di Francia. La foto risale ai primi anni Novanta.

Arsène Wenger, allenatore del Monaco tra il 1987 e il 1994. Nel suo curriculum, in quei sette anni, uno Scudetto e una Coppa di Francia. La foto risale ai primi anni Novanta.

E ora gli ottavi di finale, dove il ragazzo si toglierà l’ennesima soddisfazione della sua carriera in un crescendo rossiniano: Highbury, ehm volevo dire l’Emirates, nostalgia canaglia. Highbury vuol dire Londra, Highbury – persisto volutamente nell’errore – vuol dire Arsenal, vuol dire Arsène Wenger. Che prima dei Gunners, guidò per sette anni il Monaco. Un cerchio che si chiude, il presente che fa i conti col passato.

Andrea Raggi è tifoso juventino fin da piccolo, quando giocava con i suoi cugini nelle campagne dell’entroterra spezzino. La Val di Vara, la “valle del biologico”. E infatti il primo pallone tirato da Andrea era diretto in una porta biologica, composta da due pali di legno uniti dalla rete dei fagioli coltivati dai nonni.

Partite interminabili, tiri da posizione impossibile che centravano un bersaglio vegetale. Racconti di vita che a distanza di decenni, emozionano e riconciliano pizzulianamente con i sani princìpi del gioco più bello del mondo, che i Lotito di turno vorrebbero distruggere per sempre.

Andrea Raggi è un professionista coi controfiocchi. Combattivo, gladiatorio e leonino, è il classico giocatore che dà tutto per la maglia. I tifosi del Monaco lo adorano.

Andrea Raggi è un professionista coi controfiocchi. Combattivo, gladiatorio e leonino, è il classico giocatore che dà tutto per la maglia. I tifosi del Monaco lo adorano.

Poi i primi vagiti calcistici “veri”, in un alcune squadrette – nel senso più bello del termine – di La Spezia, fino alla chiamata di un club importante: l’Empoli, dove Raggi si trasferisce a 12 anni.

Tra la fine dell’infanzia e l’inizio dell’adolescenza, il ragazzino va a vivere in un convitto, lasciando Marina di Carrara, la residenza ufficiale della sua famiglia. Scelta non facile. Nei primi mesi, le lacrime rigano il suo volto: la sera, alla stanchezza subentra un senso di nostalgia per l’aria di casa, così dolcemente salmastra.

Ma il ragazzo tiene duro. L’inverno finisce presto, arriva la Primavera. La “p” è maiuscola, si tratta della formazione del settore giovanile dell’Empoli che gli consente di fare il grande salto. Un anno da titolare fisso e nel 2003, il prestito alla Carrarese, vicino a casa.

Andrea Raggi nel 2004, al primo anno nella prima squadra dell'Empoli. Allora, aveva ancora i capelli. Col tempo gli sono caduti, senza perdere - a differenza di Sansone - in combattività ed efficacia negli interventi difensivi.

Andrea Raggi nel 2004, al primo anno nella prima squadra dell’Empoli. Allora, aveva ancora i capelli. Col tempo gli sono caduti, senza perdere però – a differenza di Sansone – in combattività ed efficacia negli interventi difensivi.

Benedetta quella striscia di terra a cavallo tra Liguria e Toscana, zona di rivalità fratricide nonostante una contaminazione che ha pochi eguali nel resto d’Italia. Raggi ci sguazza alla perfezione, lì si sente a suo agio. Lo dimostra con una stagione perfetta (30 presenze e 1 gol), che gli vale la chiamata della prima squadra biancazzurra, in serie B.

Subito, per il ragazzo non c’è moltissimo spazio, è naturale. Ma la stagione 2004/2005, conclusa con la promozione dell’Empoli in serie A, è fondamentale per la sua crescita calcistica. I più esperti Pratali e Lucchini gli fanno da chioccia, Raggi impara e già ad agosto, in un pirotecnico match di Coppa Italia contro il Torino, mette a segno il suo primo gol con la maglia sponsorizzata da Frutta.

A fine stagione, saranno 10 le sue presenze complessive. Che l’anno dopo, nonostante il salto di categoria, raddoppieranno, anzi di più. 25 gettoni e undicesimo posto finale, diventato ottavo dopo le trasformazioni alla classifica complice lo scandalo di Calciopoli.

A 22 anni, Raggi è già baluardo della difesa dell’Empoli. Raggi-Lucchini-Pratali-Tosto, i nomi sciorinati come una cantilena, ogni benedetta domenica, dai radiocronisti di Tutto il calcio minuto per minuto.

Pippo Inzaghi e Andrea Raggi si contendono il pallone. Nelle tre stagioni all'Empoli, il difensore spezzino diventa uno degli uomini-simbolo della squadra di Gigi Cagni.

Pippo Inzaghi e Andrea Raggi si contendono il pallone. Nelle tre stagioni all’Empoli, il difensore spezzino diventa uno degli uomini-simbolo della squadra di Gigi Cagni.

La stagione successiva è indimenticabile per tutti i tifosi della piccola squadra toscana. Settimo posto e qualificazione ai preliminari di Europa League per la prima volta nella storia.

I Rangers dell’Empoli, storica frangia ultras biancazzurra, calda e appassionata, ammirano una squadra che sembra una macchina perfetta, guidata come una Ferrari da Gigi Cagni. Ancora una volta, Raggi si conferma tra i migliori, tanto da guadagnarsi la chiamata di Pierluigi Casiraghi in Under-21.

Andrea Raggi ha partecipato da protagonista agli Europei Under-21 del 2007. Tre presenze da titolare in un torneo che purtroppo, agli

Andrea Raggi ha partecipato da protagonista agli Europei Under-21 del 2007. Tre presenze da titolare in un torneo che purtroppo, per gli “azzurrini”, non è andato benissimo.

Alla prima convocazione, per Raggi è già debutto con la maglia azzurra. L’esordio in una partita speciale, in uno stadio altrettanto speciale: “Wembley”, il nuovo Wembley: 24 marzo 2007, Inghilterra-Italia 3-3, tripletta di Giampaolo Pazzini.

A giugno ci sono gli Europei di categoria, Raggi strappa un pass e vola in Olanda, dove si guadagna da subito una maglia da titolare. Non sarà un torneo fortunato, per Raggi e gli “azzurrini”. Tre presenze dal primo minuto, con una vittoria, un pareggio e una sconfitta: quattro punti non sufficienti per la qualificazione alle semifinali. In compenso, una straordinaria esperienza di vita.

Una vita che a distanza di 11 anni dall’ultima volta, cambia di nuovo volto.

Il 28 maggio 2007 il Palermo acquista Raggi per la cifra “monstre” di sette milioni di euro. Un investimento importante, che ripaga il ragazzo di anni e anni di sacrifici. Ma proprio sul più bello, come non potrebbe succedere in un film americano, la favola finisce qua, o almeno s’interrompe.

A Palermo l'esperienza più negativa della vita professionale di Andrea Raggi. Un'esperienza da dimenticare a causa di uno scarso feeling con il tecnico Ballardini.

A Palermo l’esperienza più negativa della vita professionale di Andrea Raggi. Una parentesi da dimenticare a causa di uno scarso feeling con il tecnico Ballardini.

Lo 0-3 di Udine alla prima giornata di campionato, incredibilmente, è una pietra tombale sull’esperienza in rosanero di Raggi. Niente incidente di percorso, il destino è in agguato e l’esonero di Colantuono a favore di Ballardini porta alla sua progressiva emarginazione.

Panchina dopo panchina, tribuna dopo tribuna, Raggi si deprime sempre di più. Un raggio di sole arriva nel gennaio 2009: lo vuole la Sampdoria di Mazzarri. Il ds blucerchiato Marotta lo strappa in prestito con diritto di riscatto.

Raggi arriva alla Sampdoria con entusiasmo. Non sembra contento invece Walter Mazzarri, colpevole di averlo schierato fuori ruolo in un derby terminato 3-1 per il Genoa.

Raggi arriva alla Sampdoria con entusiasmo. Non sembra contento invece Walter Mazzarri, colpevole di averlo schierato fuori ruolo in un derby terminato 3-1 per il Genoa.

Il tepore del mite clima di Bogliasco è manna per il ragazzo, che disputa una buona seconda parte di stagione minata però da qualche problema fisico e dalla testardaggine dell’allenatore della Samp, che nel “derby del centenario” lo piazza laterale di centrocampo, esponendolo a una brutta figura che porta a un deterioramento del rapporto tra le parti.

Non è un fluidificante, Andrea. Che non ci sta. E infatti, a fine stagione, fa di nuovo le valigie.

Il suo cartellino è ancora di proprietà del Palermo, che lo lascia partire destinazione Bologna. All’ombra della Torre degli Asinelli, Raggi trova la giusta continuità di rendimento, condita da un gol segnato – guarda caso – alla Sampdoria impegnata nella caccia al quarto posto.

La stagione a Bari nasce storta e finisce peggio, ma Raggi dà tutto quello che ha per limitare i danni. Nella foto, a muso duro con Jeremy Menez, allora alla Roma.

La stagione a Bari nasce storta e finisce peggio, ma Raggi dà tutto quello che ha per limitare i danni. Nella foto, a muso duro con Jeremy Menez, allora alla Roma.

Altro giro, altra corsa. Nell’estate 2010, Raggi si trasferisce al Bari di Giampiero Ventura, crollando con tutta la piazza sotto i colpi di una frana sportiva e societaria che non lascia indenne nessuno. Poco più di una decina di presenze, litigi coi giornalisti sulla posizione ricoperta in campo, un feeling con la piazza mai sbocciato per colpe non sue: un annus horribilis terminato con l’inevitabile retrocessione in serie B.

È forse il momento più difficile della carriera di Andrea Raggi. Ma quando le cose sembrano andare di male in peggio, arriva la seconda chiamata del Bologna, dove arriva a titolo definitivo firmando un contratto annuale.

Andrea Raggi torna a Bologna nel 2011. Firma un contratto annuale, ma a fine stagione le due parti non si accordano per rinnovare. E arriva l'offerta del Monaco...

Andrea Raggi torna a Bologna nel 2011. Firma un contratto annuale, ma a fine stagione le due parti non si accordano per rinnovare. E arriva l’offerta del Monaco…

Nono posto in graduatoria, trenta presenze da titolare, un legame forte con la piazza felsinea. Tutto sembra deporre a favore di un rinnovo del contratto, ma le due parti nicchiano. Chi forse chiede troppo, chi probabilmente offre una cifra non sufficiente…

Alla fine, spunta il Monaco. Non il Bayern, ma l’As. «E ‘sticazzi», penserà quasi sicuramente il lettore.

Ignaro che tale specificazione è importante ripensando a quanto accaduto a un “vecchio” giocatore della Sampdoria, Vladimir Koman. Voglioso di una grande squadra, finito – ahilui – nei bassifondi della Ligue 2 proprio con la maglia monegasca, nella stagione 2011/2012.

Ma questa, come direbbe Federico Buffa, «è un’altra storia».

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Andrea Raggi il giorno della presentazione al Saint-Louis II, nell’estate del 2012. Triennale a più di un milione di euro all’anno. Il discorso economico è stato importante, ma ancora di più ha contato la possibilità di vivere in riva al mare, in un contesto elegante e moderno. Senza dimenticare, però, le proprie umili origini.

Tornando a noi, anzi, a lui, l’accordo tra Raggi e il Bologna non si trova per ragioni esclusivamente economiche. A fine aprile, le parti sembrano vicine a un compromesso, ma un’offerta dall’estero – è proprio il caso di dirlo – fa saltare il banco. Come detto, il Monaco offre a Raggi un triennale a cifre a sei zeri. «La me porti un bacione a Bologna», Montecarlo sto arrivando.

È in Ligue 2, il Monaco. Ma come già scritto nel nostro preambolo, è tra le squadre più prestigiose di Francia. Sette scudetti, cinque Coppe di Francia, quattro Supercoppe e così via.

Un palmarès da grande squadra, tanti trofei in bacheca per una nobile decaduta che vuole riacquistare in fretta il suo scranno alla Camera dei Lord (sì, avete ragione, è un’istituzione inglese, ma suona veramente bene).

Andrea Raggi e Claudio Ranieri. L'allenatore romano, nel 2012, ha fatto il suo nome per irrobustire il reparto difensivo del Monaco. Raggi ha ripagato la sua fiducia, entrando nella top-11 della Ligue 2 che ha visto trionfare il Monaco.

Andrea Raggi e Claudio Ranieri. L’allenatore romano, nel 2012, ha fatto il suo nome per irrobustire il reparto difensivo del Monaco. Raggi ha ripagato la sua fiducia, entrando nella top-11 della Ligue 2 che ha visto trionfare il Monaco.

La stagione 2012/2013 è per il Monaco l’anno buono per salire. Per Raggi è la piazza ideale. L’allenatore e lo staff sono italiani; il ragazzo sente la fiducia incondizionata dell’ambiente; la squadra è forte al punto giusto; e soprattutto, Raggi viene impiegato finalmente nel suo ruolo ideale: centrale destro in una difesa a 4.

In questa posizione, Andrea giocherà tutto l’anno, conquistando la promozione in Ligue 1 e finendo nella top-11 del campionato insieme a diversi suoi compagni, autori e protagonisti di una cavalcata memorabile.

A Montecarlo, Raggi sorride. Sembra scontato, ma non lo è. Non sono i soldi a fare un uomo felice. Sicuramente aiutano, specie se hai una bella famiglia da mantenere, con una moglie spezzina (Elisabeth) e la figlia Ginevra. Ma non sono tutto nella vita.

Radamel Falcao, James Rodriguez, João Moutinho e Fabio Tavares, protagonisti della faraonica campagna acquisti orchestrata dalla proprietà russa del Monaco, nell'estate 2013.

Radamel Falcao, James Rodriguez, João Moutinho e Fabio Tavares, protagonisti della faraonica campagna acquisti orchestrata dalla proprietà russa del Monaco, nell’estate 2013.

Nei video della tv ufficiale del Monaco, Raggi sfoggia sempre un sorriso a 32 denti. Segno di un legame forte con l’ambiente del Principato a pochi chilometri dall’Italia, eletta propria residenza da tanti suoi colleghi del passato (su tutti, Marco Simone e Marco Di Vaio).

Nell’estate 2013, il presidente Rybolovlev, nonostante i 3,2 mld di euro di risarcimento a quella che sarebbe diventata la sua ex moglie, non bada a spese.

Allo stade “Saint-Louis II” di Monaco, arriva gente come Falcao, Moutinho, Rodriguez, Kondogbia, Abidal e Carvalho. Viene allestita una squadra da scudetto, ma della cerchia di uomini della vecchia guardia che non rischiano il posto, c’è Andrea Raggi.

La Ligue 1 2013/2014, ha visto scontrarsi a duello Psg e Monaco. Nella foto, Andrea Raggi porge la mano a Zlatan Ibrahimovic, che

La Ligue 1 2013/2014, ha visto scontrarsi a duello Psg e Monaco. Nella foto, Andrea Raggi porge la mano a Zlatan Ibrahimovic, che “stranamente” ricambia il gesto.

Dopo le 38 presenze complessive dell’anno precedente, ne arrivano altre 28. Il difensore spezzino è protagonista con i compagni di un emozionante testa a testa con il Paris Saint Germain. Monaco contro Psg, Falcao vs. Ibrahimovic e – guardando alle società, perché no – Russia contro Qatar.

Il verdetto nel giugno 2014: Psg batte Monaco 89 a 80. Sono i punti in classifica, che valgono al Monaco il ritorno in Champions League, dieci anni dopo l’ultima volta.

La stagione 2014/2015 è quella del disimpegno. Non c’entrano le televisioni commerciali, la smobilitazione, seppur parziale, è decisa dalle alte sfere. Cessioni eccellenti, Rodriguez e Rivière su tutti.

In più, la partenza di Claudio Ranieri, rimpiazzato dal giovane portoghese Jardim. Una sensazione generale di abbandono che all’inizio produce risultati negativi, almeno in campionato.

Andrea Raggi a stretto contatto con Rondon dello Zenit, in un match della fase a gironi di Champions League. Per il difensore spezzino, un'esperienza straordinaria sublimata da un gol subìto dal Monaco in tutta la fase a gironi. Un record.

Andrea Raggi a stretto contatto con Rondon dello Zenit, in un match della fase a gironi di Champions League. Per il difensore spezzino, un’esperienza straordinaria sublimata da un gol subìto dal Monaco in tutta la fase a gironi. Un record.

In Champions, dove suona quella melodiosa musichetta tanto cara a “zio fester” Galliani, invece, il Monaco è una roccaforte. Gioco all’italiana, difesa arcigna e un gladiatore a guidare la retroguardia: Andrea Raggi, pronto a incrociare le spade anche all’Emirates di Londra, contro i fenomeni allenati da Arsène Wenger: Sanchez, Ozil, Giroud…

Andrea Raggi, partito da La Spezia con un sogno, lo sta vivendo a 30 anni, in quello che è il momento più fulgido della sua carriera da giocatore professionista. Dal campetto improvvisato di Arsina all’inno della Champions, è stato un viaggio lungo. Avventuroso. Pieno di insidie. Di voltafaccia e di porte aperte, chiuse e poi di nuovo spalancate. Un sogno fantastico. Non svegliatelo.

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