Raffaele De Vita: una carriera tra Scozia e Inghilterra con la Lazio nel cuore

Raffaele De Vita, classe 1987, è un centrocampista-attaccante romano. Dopo un lungo peregrinare tra Inghilterra e Scozia, gioca oggi nel Ross County, squadra della serie A scozzese.

Raffaele De Vita nasce a Roma nel 1987. La lascia a 16 anni per trasferirsi in Inghilterra, al Blackburn. Dopo un lungo peregrinare tra Inghilterra e Scozia, gioca oggi nel Ross County, squadra della serie A scozzese. Ruolo? Ala sinistra (col vizio del gol).

Nel gioco del calcio, il 4-4-2 è considerato lo schema tattico più affidabile. Il modulo che consente di coprire il campo nella maniera migliore. Il sistema di gioco dove tutti i calciatori sono ingranaggi esiziali di una macchina ordinata, quadrata, perfetta. Efficace, anche se poco spettacolare (oddio, Rinus Michels e Arrigo Sacchi non sarebbero molto d’accordo con questa affermazione, ma grazie al cielo non ci leggeranno).

Tuttavia, c’è un ruolo che si nota più degli altri. L’esterno di centrocampo, o meglio la vecchia ala, quella che un tempo doveva arare la fascia cercando di andare sul fondo per mettere in mezzo un bel traversone indirizzato sul capoccione della prima punta. È in questa posizione, a cavallo tra centrocampo e attacco, che Raffaele De Vita, romano classe 1987, ha trovato la sua consacrazione nel calcio britannico, tra Inghilterra e Scozia.

Strana la sua parabola. L’infanzia e l’adolescenza tra piccole “squadrette di periferia”, fino al trasferimento all’alba del nuovo millennio all’Atletico 2000. Società seria, ben organizzata, gestita da tre leggende della “Maggica” (anche se Raffaele è tifosissimo della Lazio): Odoacre Chierico, “O’ Rey” Roberto Pruzzo e “il Principe” Giuseppe Giannini.

È proprio in questa fase di trasformazione da bambino in ragazzo che De Vita diventa consapevole delle proprie doti. E trova in Chierico un grande maestro capace di valorizzarle nel migliore dei modi.

«Firmai per l’Atletico 2000 all’età di quattordici anni e ci rimasi solo una sola stagione. Quell’anno, comunque, fu fondamentale per me, in particolare grazie ad Odoacre Chierico: mi portò praticamente sotto braccio per tutto l’anno, mi fece allenare tutti i giorni e mi fece giocare per un anno con la squadra degli ’87 il sabato e con gli ’86 la domenica»,

come Raffaele ha confessato a Federico Maria Pagani in questa lunga, bellissima intervista.

"Re" Alan Shearer: 112 gol in 138 presenze con la maglia del Blackburn, leader della squadra che vinse la Premier League 1994/1995.

“Re” Alan Shearer: 112 gol in 138 presenze con la maglia del Blackburn, leader della squadra che vinse la Premier League 1994/1995.

Ma il bello, come è naturale per una giovane promessa del calcio, deve ancora venire. Passa qualche mese che alle partite dell’Atletico comincia a presenziare Richard Glass, osservatore del Blackburn e del Manchester City. Dopo un inizio di stagione giocato con una mentalità nuova, più matura, quasi da professionista, arriva la chiamata dei Rovers. Nel gennaio 2003 De Vita si trasferisce per un mesetto a Blackburn, dove svolge con successo un provino che gli stende il tappeto rosso per una nuova vita.

Eppure, quando Chierico gli aveva parlato di questa possibilità, Raffaele, immerso com’era nei problemi tipici della sua età, trascorsa tra il campo, gli amici e i primi amori, come tutti i suoi coetanei, non ci credeva molto. E invece, tempo qualche settimana e il suo allenatore gli sventola in faccia i biglietti dell’aereo destinazione Lancashire, Inghilterra centrale. Il volo dura poco più di un’ora, ma chissà la mole di pensieri che si affastellano nella mente di questo ragazzo. Sul suo futuro, la famiglia, gli amici di sempre…

È merito di Odoacre Chierico, responsabile dell'Atletico 2000, se Raffaele De Vita ha cominciato a giocare - e pensare - con ambizioni importanti.

È merito di Odoacre Chierico, responsabile dell’Atletico 2000, se Raffaele De Vita ha cominciato a giocare – e pensare – con ambizioni importanti.

Quando è il momento del provino, come detto, De Vita non si fa prendere dall’emozione e lo supera senza problemi. Società importante, il Blackburn Rovers, vincitrice della Premier League 1994/1995, che gli accenna la possibilità di fargli firmare un contratto quadriennale. Raffaele ci pensa. Torna a Roma per parlarne coi genitori. Impauriti per il grande salto che il figlio si appresta a spiccare, ma per nulla intenzionati a frenare le sue ambizioni. Che si concretizzano a luglio nel suo trasferimento definitivo in Uk.

«La mia avventura in Inghilterra inizia nel luglio del 2003, avevo sedici anni e venni inserito nella formazione under 17. Sicuramente l’impatto con la nuova realtà non fu facile, ma forse a quell’età non ti rendi conto veramente di quello che ti succede. Al Blackburn sono stato trattato in maniera splendida, ma la vera fortuna è stata vivere in un pensionato con altri 25 ragazzi: non avevo mai un momento per stare solo e pensare, avevo sempre la mente occupata: questo è stato un vantaggio»,

ha spiegato qualche tempo fa a Nino Caracciolo in un colloquio per la sua rubrica “Italians”.

Gli inizi, come avviene di regola, non sono facili. I primi mesi sono di ambientamento a una realtà nuova, dove si dà grande attenzione alla preparazione fisica. Difficile inserirsi in gruppo se non si sta al passo con gli altri. De Vita entra a far parte dell’Under-16 del Blackburn e trascorre il primo anno a imparare, più che a giocare. L’impatto con la nuova stagione 2004/2005 è decisamente più positivo e il ragazzo si ritaglia maggiore spazio prima con la rappresentativa Under-18, poi addirittura con le riserve della prima squadra.

Raffaele De Vita ai tempi della sua esperienza a Blackburn. Il ragazzo romano ha vestito la maglia dei Rovers dal 2003 al 2008, senza mai riuscire - però - a debuttare in prima squadra.

Raffaele De Vita ai tempi della sua esperienza a Blackburn. Il ragazzo romano ha vestito la maglia dei Rovers dal 2003 al 2008, senza mai riuscire – però – a debuttare in prima squadra.

In quel Blackburn, tra gli altri, giocavano due vecchie conoscenze del calcio italiano: Corrado Grabbi e Lorenzo Amoruso, con cui De Vita stringe un’amicizia che va al di là del mero rapporto professionale. Per la sua crescita umana e calcistica, un ruolo di primo piano ricopre anche il paraguaiano Roque Santa Cruz, che tra il 2007 e il 2008 rappresenta per De Vita, nel bene e nel male, un punto di riferimento.

«Perché nel male?», si chiederà il lettore. Semplicissimo: è anche per colpa del “Puntero” sudamericano che De Vita non riesce a consumare il tanto desiderato salto tra le riserve e la prima squadra del Blackburn.

Lì davanti, in effetti, la concorrenza è spietata. De Vita è un centrocampista d’attacco, che trova nella fascia sinistra la zona ideale per le sue scorribande nella metà campo avversaria. Ma nel reparto avanzato, nel team del Lancashire c’è gente del calibro di Santa Cruz, Bentley e McCarthy.

Breve ma intensa l'esperienza di Roberto Landi sulla panchina del Livingston. Almeno per De Vita, che di Landi racconta: «Nei pochi mesi che ho lavorato con lui, il mister mi ha lasciato tantissimo. È una persona che ha un’idea precisa di calcio e ogni suo allenamento è sempre studiato nei minimi dettagli».

Breve ma intensa l’esperienza di Roberto Landi sulla panchina del Livingston. Almeno per De Vita, che del tecnico forlivese racconta: «Nei pochi mesi che ho lavorato con lui, il mister mi ha lasciato tantissimo. È una persona che ha un’idea precisa di calcio e ogni suo allenamento è sempre studiato nei minimi dettagli».

Non c’è spazio per Raffaele, che nel 2008 si trasferisce al Livingston, club della serie B scozzese di proprietà di un gruppo italiano, con tutto lo staff tecnico originario del bel Paese. L’allenatore? Roberto Landi.

Il trasloco in Scozia di De Vita avviene in contemporanea a quello di Manuel Pascali, che lascia Parma per unirsi al piccolo ma orgoglioso Kilmarnock: un’avventura che dura ancora oggi, già raccontata da questo blog nell’articolo a lui dedicato.

Ma torniamo a De Vita, appena sbarcato a Livingston.

Tutto lascia presagire al meglio, ma durante la preparazione estiva Raffaele si procura la rottura del legamento crociato del ginocchio. Tutto da rifare. Intanto la società comincia a mostrare le prima falle, tecniche e finanziarie. A dicembre lo staff viene allontanato e la squadra sprofonda in un vortice negativo che porta, a fine stagione, all’inevitabile retrocessione. De Vita è spettatore di una situazione kafkiana, con la società che entra in amministrazione controllata e passa di mano a una proprietà scozzese.

Ma non è finita qui. Complici gli enormi debiti accumulati dai proprietari italiani, il Livingston viene retrocesso nell’estate 2009 di due livelli, fino all’inferno, per usare un eufemismo, della Third Division (la nostra vecchia C2). De Vita è un ragazzo orgoglioso, non intende abbandonare il progetto e decide di vestire i panni del trascinatore per riportare il Livingston dove l’aveva trovato, in serie B.

Il Livingstone festeggia nel 2010 la conquista del campionato di C2, trascinato da un super De Vita, autore di 9 gol in 29 presenze.

Il Livingstone festeggia nel 2010 la conquista del campionato di C2, trascinato da un super De Vita, autore di 9 gol in 29 presenze.

Tra il 2009 e il 2011, Raffaele ritrova il ritmo dei tempi migliori e con una media realizzativa fuori dal comune per un centrocampista, con circa un gol ogni tre partite, sbaraglia la concorrenza e riporta il club del West Lothian a un livello più consolo al suo blasone, la Championship.

Ma la sua esperienza al Livingston si ferma qui. Già, perchè nell’estate 2011 gli suona il telefono. All’altro capo della cornetta (si dice ancora così?) il suo idolo: Paolo Di Canio.

«Ehi Raffaele, che ne diresti di venire allo Swindon a darci una mano? Ho bisogni di un’aletta come te, tecnica e veloce».

Non c’è tempo per tergiversare. De Vita ripensa ai poster attaccati con lo scotch alle pareti della sua cameretta nel pensionato di Blackburn, dove viveva insieme a tanti altri ragazzi con il suo stesso sogno. Chi campeggiava su quei poster? Di Canio, of course.

I due anni allo Swindon rappresentano per De Vita la più ricca esperienza professionale e umana della sua carriera. A renderla indimenticabile, la presenza di Paolo Di Canio, suo idolo d'infanzia.

I due anni allo Swindon rappresentano per De Vita la più ricca esperienza professionale e umana della sua carriera. A renderla indimenticabile, la presenza di Paolo Di Canio, suo idolo d’infanzia.

Ancora oggi, a ripensare ai due anni trascorsi con la leggenda laziale, a De Vita viene il magone.

«(Andare allo Swindon) fu un emozione fortissima, per me Di Canio era una figura quasi divina. È stata l’esperienza più bella che ho fatto finora, un allenatore come lui è difficile da trovare: ha una passione fuori dal comune, riesce a motivarti in qualsiasi momento. Allo stesso tempo, è esigente e perfezionista. Gli anni trascorsi con lui sono stati una svolta, mi ha completamente cambiato. Inoltre, con lo Swindon siamo riusciti a vincere un campionato, arrivando ad un passo dalla promozione in Championship».

De Vita arriva a vestire il biancorosso in un momento chiave della sua carriera. Le giovanili sono un piacevole lontano ricordo e il ragazzo ormai si è fatto uomo. Raffaele non accusa il salto di qualità dalla Scozia all’Inghilterra ed entra subito al primo posto nelle gerarchie di formazione di mister Di Canio.

Raffaele De Vita esulta dopo uno dei tanti gol segnati con la casacca dello Swindon. Il team biancorosso centra al primo tentativo la promozione in League One, conquistando il primo posto con la bellezza di 92 punti.

Raffaele De Vita esulta dopo uno dei tanti gol segnati con la casacca dello Swindon. Il team biancorosso centra al primo tentativo la promozione in League One, conquistando il primo posto con la bellezza di 93 punti.

Il primo anno con il team del “ferrovieri” comincia a Norcia, dove la squadra svolge la preparazione estiva. E termina il 28 aprile 2012, quando i biancorossi travolgono a domicilio il Port Vale con un’eloquente cinquina e si laureano campioni della League Two, con la bellezza di 93 punti in classifica.

È a Swindon che De Vita si specializza nel ruolo di esterno offensivo. Il vizio del gol rimane, ma De Canio gli insegna anche a sacrificarsi per la squadra, ripiegando all’indietro per dare un contributo in fase di non possesso.

Nella stagione 2012/2013, De Vita raddoppia. Bissa i gol segnati in campionato, che da 4 diventano 8, partecipando alla stupenda rincorsa che trascina la truppa di De Canio ai play-off, persi ai rigori contro il Brentford dopo 180′ al cardiopalma.

Dopo il biennio allo Swindon, comincia il periodo più difficile della carriera di De Vita. Un infortunio lo porta ai margini del Bradford, prima di una fugace apparizione al Cheltenham, in League 2. Ma il momento del riscatto si avvicina a grandi passi...

Dopo il biennio allo Swindon, comincia il periodo più difficile della carriera di De Vita. Un infortunio lo porta ai margini del Bradford, prima di una fugace apparizione al Cheltenham, in League 2. Ma il momento del riscatto si avvicina a grandi passi…

C’è un però. Nel mese di febbraio il tecnico italiano aveva rassegnato le dimissioni, dopo un probabile pour parler con la dirigenza del Sunderland, team della Premier League, che lo avrebbe ingaggiato a marzo regalandosi una salvezza insperata dagli inferi della Championship.

Senza Di Canio, ormai lanciato nell’élite del calcio inglese (ma a cadere ci vuole poco, come ha poi dimostrato), De Vita decide di lasciare Swindon e firma un contratto di un anno con il Bradford, team del nord dell’Inghilterra dal passato glorioso. La nuova esperienza comincia bene, ma nel dicembre 2013 Raffaele si ferma a causa di un brutto infortunio che ne condiziona il resto della stagione.

Il 2014, probabilmente, è l’anno peggiore della sua carriera. Nel Bradford, anche per via di quel maledetto infortunio, De Vita gioca poco o niente e non gli viene rinnovato il contratto. A giugno si ritrova svincolato e a settembre firma un accordo di tre mesi con il Cheltenham, in League Two. Un team relativamente piccolo, dove De Vita colleziona tredici presenze complessive senza riuscire a incidere.

De Vita festeggia con un compagno il gol al Motherwell segnato all'esordio nella serie A scozzese con la sua nuova squadra: il Ross County.

De Vita festeggia con un compagno il gol al Motherwell segnato all’esordio nella serie A scozzese con la sua nuova squadra: il Ross County.

Nel suo momento più difficile, gli arriva in soccorso l’ultima ancora di salvezza, la Scozia. Quello stesso Paese che lo aveva lanciato nel calcio che conta, con l’esordio in prima squadra nel Livingston e due stagioni giocate da protagonista e conquistatore di una doppia promozione consecutiva. Il salvagente glielo lancia il Ross County, minuscolo team della serie A scozzese dell’altrettanto minuscola cittadina di Dingwall, 5.000 abitanti, a due passi da Inverness, nella regione delle Highland.

Nella bacheca degli “Staggies” (ovvero i cavallini) poca roba, giusto un paio di Coppe di Lega. E il momento non è dei migliori, dato che la squadra naviga nei bassifondi della classifica. Ma come per magia, dopo l’arrivo di De Vita, cambia tutto. Sette presenze dal febbraio 2015, 3 gol e soprattutto una media punti da urlo: sei vittorie e un pareggio, ancora meglio del Celtic rullo compressore!

Migliore inizio non ci poteva essere. Il 14 febbraio 2015 De Vita debutta contro il Motherwell e segna il gol del 3-1 con una magnifica volèe di esterno sinistro che fa spellare le mani dei suoi nuovi tifosi.

Migliore inizio non ci poteva essere. Il 14 febbraio 2015 De Vita debutta contro il Motherwell e segna il gol del 3-1 con una magnifica volèe di esterno sinistro che fa spellare le mani dei suoi tifosi.

Raffaele fa capire subito le sue intenzioni con un gol all’esordio, nella vittoria casalinga per 3-2 contro il Motherwell. Si gioca il 14 febbraio 2015: San Valentino, il giorno ideale per ribadire il proprio amore per il calcio. E per il gol.

E che gol, segnato con una volèe di sinistro da distanza ravvicinata, festeggiata con una lunga corsa sotto la tribuna. Da sottolineare che soltanto cinque minuti prima, De Vita aveva messo lo zampino sul gol del 2-1, pennellando una perfetta punizione a giro deviata in rete da un compagno.

Passa una settimana e De Vita stupisce ancora. Gli Staggies sono attesi dalla delicata trasferta di Glasgow contro il Partick Thistle, terzo team della capitale dopo Celtic e Rangers, per la più classica delle sfide salvezza.

Gli ospiti passano in vantaggio nel primo tempo e nella ripresa raddoppiano con De Vita, autore di uno stoccata di destro da posizione defilata, che non lascia scampo al portiere avversario.

È un periodo straordinario per i blu di Dingwall, che strapazzano un avversario dietro l’altro: Dundee Fc, Partick Thistle (1-0 con azione iniziata caso strano proprio da Raffaele), Kilmarnock, Dundee Utd e St. Johnstone: una striscia vincente inframezzata solo dal pareggio per 2-2 contro il neopromosso Hamilton.

Proprio col Dundee Utd, De Vita colleziona la terza rete in sette presenze. Il gol? Segnato con la specialità della casa, un esterno destro ravvicinato che regala ai suoi il gol del provvisorio 2-0.

Raffaele De Vita premiato dalla Federazione scozzese come “player of the month” di marzo. È un momento d’oro per il fantasista romano, stella del Ross County con un sogno nel cuore: tornare in Italia. Ma solo per una squadra, anzi, la squadra: la Lazio, il grande amore calcistico della sua vita.

Raffaele De Vita premiato dalla Federazione scozzese come “player of the month” di marzo. È un momento d’oro per il fantasista romano, stella del Ross County con un sogno nel cuore: tornare in Italia. Ma solo per una squadra, anzi, la squadra: la Lazio, il grande amore calcistico della sua vita.

In attesa di nuove prodezze e di giocate sopraffine, da realizzare con il suo piede destro educatissimo, si può fare un bilancio della carriera di Raffaele De Vita. Prossimo ai 28 anni, il ragazzo ha raggiunto ormai la maturità calcistica. Il calcio anglosassone è il suo pane. In Italia tornerebbe solo per la Lazio, la sua squadra del cuore, il sogno della sua vita.

Un sogno che sarà difficile realizzare, molto simile, seppure a maglie invertite, a quello coltivato dal suo alter-ego Stefano Napoleoni. Come lui emigrante, come lui romano, ma con una sostanziale differenza: il suo cuore è giallorosso.

De Vita e Napoleoni: protagonisti di un derby capitolino giocato tra Grecia e Scozia, in attesa di giocare quello vero, nella magica atmosfera dell’Olimpico. Intanto De Vita segna. E fa segnare. Con un occhio all’Italia. E al volo radente dell’aquila Olimpia…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...