Alberto Annese, come Cosmi da insegnante di ginnastica ad allenatore: in Estonia

«Qui ci sono tante belle strutture, ma pochissimi soldi. Eppure sento che sto costruendo qualcosa di importante: vivo questa avventura come trampolino di lancio per il mio futuro».

Vincenzo Alberto Annese è un giovane allenatore italiano. Dopo alcune esperienza da preparatore atletico in giro per l'Italia, compresa una toccata e fuga a Bristol, oggi è allenatore in seconda del Paide Linnameerskond, team della serie A estone.

Vincenzo Alberto Annese è un giovane allenatore italiano. Dopo alcune esperienze da preparatore atletico in giro per l’Italia, con una toccata e fuga a Bristol, oggi è allenatore in seconda del Paide Linnameerskond, serie A estone.

Parla dal e dell’Estonia, Vincenzo Alberto Annese. E dell’esperienza che sta avendo da allenatore in seconda del Paide Linnameeskond, club della serie A estone. Una delle tante squadre della capitale Tallinn a militare nella Meistriiliga, il massimo campionato di calcio del Paese.

La storia di Annese ricorda vagamente quella di Serse Cosmi. Tanta gavetta, ma soprattutto un passato da professore di educazione fisica. Ogni giorno in palestra, ovunque lo chiamassero.

Molfetta, Foggia e Verona le tappe più importanti del suo percorso umano e formativo.

A Molfetta è nato e ha vissuto per tanti anni, a Foggia si è laureato una prima volta in scienze motorie. Quindi a Verona, dove si è trasferito per ottenere una specializzazione in “scienze e tecniche dell’attività motoria preventiva e adattata”.

Anni di studi che gli hanno aperto le porte del mondo del calcio da una prospettiva particolare.

«Negli ultimi anni ho lavorato come preparatore atletico per diversi club professionistici: Verona, Bristol City, Andria e Foggia. Lì ho imparato da grandi allenatori come Papagni, Degli Schiavi, Di Meo, Quaranta, Cosco, Padalino, Ficcadenti e Gary».

Annese sarebbe dovuto entrare nello staff tecnico di Marco Ragini (nella foto), allenatore della squadra lituana del Dainava Alytus. Ma alla fine non se n'è fatto niente, aprendo la strada al suo trasferimento in Lettonia.

Annese sarebbe dovuto entrare nello staff tecnico di Marco Ragini (nella foto), allenatore della squadra lituana del Dainava Alytus. Ma alla fine non se n’è fatto niente, aprendo la strada al suo trasferimento in Lettonia.

Un processo di maturazione che ha cambiato Annese sotto una miriade di punti di vista, anche nelle aspirazioni. Un conto è lavorare in uno staff tecnico, occupandosi solo della preparazione fisica dei calciatori; un altro è plasmarli dal punto di vista tattico e psicologico.

È per questo che Annese, nel frattempo, ha studiato a Coverciano per diventare “head coach” e realizzare il suo sogno: vedersi affidata una panchina, per diventare un mister a tutti gli effetti.

Un sogno che, dopo tanti anni di attesa e di sacrifici, si è finalmente realizzato.

«Nel luglio 2014 mi contatta Giuseppe Greco, presidente del Dainava Alytus, club della serie A lituana. Mi viene proposto di entrare a far parte dello staff tecnico della prima squadra, guidato da Marco Ragini, ma non troviamo un accordo. Passa qualche settimana e conosco un agente che mi mette in contatto con il Saldus Fk, squadra della serie B lettone. Accetto la loro offerta per fare l’allenatore in seconda, ma nel giro di pochi giorni mi affidano l’incarico di primo allenatore».

Foto di squadra del Paide  Linnameeskond, club della serie A estone di cui Annese è allenatore in seconda. A volerlo come collaboratore Meelis Rooba, tecnico della prima squadra e leggenda del calcio estone.

Foto di squadra del Paide Linnameeskond, club della serie A estone di cui Annese è allenatore in seconda. A volerlo come collaboratore Meelis Rooba, tecnico della prima squadra e leggenda del calcio estone.

Annese porta a termine la stagione con buoni risultati e le intenzioni della società sono chiare: rafforzare la squadra per puntare l’anno dopo alla promozione in prima divisione. Ma all’improvviso arriva un cambio di programma e il Saldus gli dà il benservito.

Annese non demorde e qualche tempo dopo gli squilla il telefonino: dall’altra parte della “cornetta”, Meelis Rooba.

«Una leggenda del calcio estone degli anni 2000. Mi chiama per propormi di affiancarlo nella conduzione tecnica del Paide Linnameeskoond, uno dei club più importanti di Tallinn. Accetto con entusiasmo, in attesa di ricevere qualche offerta dalla Russia: il mio agente ci sta lavorando».

Nell'estate 2014 Annese ha guidato l'Equipe Dilettanti Puglia, la rappresentativa regionale pugliese dei calciatori dilettanti senza contratto.

Nell’estate 2014 Annese ha guidato l’Equipe Dilettanti Puglia, la rappresentativa regionale pugliese dei calciatori dilettanti senza contratto.

È da circa un anno che Annese vive lontano dall’Italia. Mica facile lasciare tutto per sbarcare sulle coste del Mar Baltico e insegnare il calcio in una regione dove lo sport più bello del mondo sconta un livello di preparazione tecnico-tattico a dir poco deficitario. Ma le sfide più belle sono quelle più difficili. E poi cosa ci vuoi fare, se per il calcio provi un amore senza confini?

«Ho sposato questi progetti perché amo questo lavoro. Sono arrivato nel calcio che conta, sto vivendo un sogno e non mi voglio svegliare. In futuro voglio crescere ancora di più, magari in campionati ancora più importanti. Tra l’altro, prima di andare in Lituania, avevo ricevuto in Italia varie proposte lavorative, tra cui una docenza annua assicurata. Forse solo un pazzo avrebbe accettato, ma io ho scelto di non vivere mai di rimpianti: sono sicuro di aver scelto bene».

Questa la storia professionale di Alberto Annese. Un allenatore affezionato all’Italia e in particolare alla sua terra, la Puglia, dove – parafrasando Caparezza – ha ballato per tanti anni.

Alberto Annese ha imparato molto dai bambini. Per anni ha svolto il mestiere di professore di educazione fisica. Un lavoro che gli ha insegnato tantissimo sull'impatto che lavoro e psicologia hanno sulle persone e in particolare sugli atleti.

Alberto Annese ha imparato molto dai bambini. Per anni ha svolto il mestiere di professore di educazione fisica. Un lavoro che gli ha insegnato tantissimo sull’impatto che lavoro e psicologia hanno sulle persone e in particolare sugli atleti.

Ma quando è arrivato il momento di recidere il cordone ombelicale che lo legava a Molfetta, non ci ha pensato due volte. Merito di una fame di risultati e di nuove esperienze che affonda le proprie radici nel suo passato da professore di ginnastica. Anzi, è proprio il caso di dirlo, da educatore.

«Lavorare tanti anni con i bambini mi ha consentito di migliorare i rapporti interpersonali e in particolare con gli alunni. Quando entravo in classe, mi ricordo, ero un insegnante piuttosto diretto con i ragazzi. Essendo molto giovane, sapevo come prenderli ed esordivo solitamente con due frasi che li spiazzavano. Primo, ‘chiedo disciplina e rispetto’. Secondo, ‘sono un allenatore di calcio che che fa l’insegnante per hobby. Ma qui non si scherza: con me si fa sport, non accetto scuse’»!

In tanti anni, centinaia di ragazzi sono passati per le sue mani. Centinaia di ragazzi che ha educato e gli hanno rubato un pezzetto di cuore. Ma oltre alla formazione atletica e sociale dei bambini, in tutti questi anni il suo orizzonte ideale è sempre stato occupato dal pallone, prima da giocatore dilettante e poi da tecnico. Come allenatore, ha sviluppato un’idea di calcio ben precisa.

Pep Guardiola e Josè Mourinho. Due allenatori agli antipodi per stile di gioco, mentalità e rapporto con la stampa. Ma che affascinano Annese per il carisma e il senso di leadership che emanano.

Pep Guardiola e Josè Mourinho. Due allenatori agli antipodi per stile di gioco, mentalità e rapporto con la stampa. Ma che affascinano Annese per il carisma e il senso di leadership che emanano.

«Io sono un allenatore che mette al primo posto il collettivo e la mentalità del gruppo (unione di intenti, solidarietà e sacrifici). È da lì che parte la mentalità vincente di una squadra. Sono vicino ai miei giocatori per cercare di rendergli tutto più semplice, per poi poter trarre il massimo in allenamento e in partita. Mi piace il bel gioco fatto di trame veloci e rapide. Una squadra che sa difendere bene ha più possibilità di ambire a traguardi importanti. Ma la cosa più importante rimane sempre l’atteggiamento: i giocatori che fanno parte del progetto devono nutrire amore per la maglia e identificarsi con lo spirito del club».

Alberto Annese insieme all'ex Ct della Nazionale Cesare Prandelli. Annese ha studiato a Coverciano per ottenere due patentini: da preparatore atletico e da

Alberto Annese insieme all’ex Ct della Nazionale Cesare Prandelli. Annese ha studiato a Coverciano per ottenere due patentini: da preparatore atletico e da “head coach”.

Un’idea di calcio che Annese sta cercando di far germogliare in un terreno fertile ma gelido come quello estone. L’inizio di campionato non è stato dei migliori. Il Paide, a circa un terzo di campionato, si trova al penultimo posto, distante sei punti dalla salvezza diretta.

Infatti, il penultimo posto attualmente occupato dalla squadra basterebbe a malapena per disputare lo spareggio con la seconda classificata della serie B. «Ma ci salveremo, ne sono certo».

Per Annese l’estero è una grande opportunità. Ma la sua decisione di lasciare l’Italia è stata dettata da ragioni ben precise, che si potrebbero definire di “malcostume”. Un vizio tutto italico già denunciato da molti “palloni in fuga” costretti ad abbandonare la penisola.

Annese insieme all'ex trequartista rossonero Zvonimir Boban. A legarli un punto in comune molto importante: l'idea che la crisi del calcio italiano passi per le inefficienze gestionali delle società e soprattutto dei settori giovanili, in balia di accordi sottobanco tra genitori e dirigenti che finiscono per impoverire il sistema calcio.

Annese insieme all’ex trequartista rossonero Zvonimir Boban. A legarli un punto in comune molto importante: l’idea che la crisi del calcio italiano passi per le inefficienze gestionali delle società e soprattutto dei settori giovanili, in balia di accordi sottobanco tra genitori e dirigenti che finiscono per impoverire il sistema calcio.

«In Italia molti calciatori si ritrovano in serie A o in B, senza nemmeno aver mai giocato in Lega Pro. Idem gli allenatori, spesso sponsorizzati da qualcuno o tramite conoscenze. Io abitavo a Molfetta, in Puglia, ma calcisticamente parlando è un posto molto chiuso per la crescita personale di un giovane allenatore. Stesso discorso per l’Italia in genere, dove per emergere devi conoscere qualcuno e dove il merito è una chimera».

Secondo Annese molte società italiane sono gestite in maniera poco trasparente. Ciò si riflette sulla formazione umana dei ragazzi, dato che il calcio dovrebbe insegnare prima di tutto a vivere e solo in un secondo momento a vincere. 

«Esistono società che trasformano il calcio in un business, dimenticando che il primo obiettivo dovrebbe essere impartire ai giovani dei sani princìpi di crescita. Ci sono dirigenti e direttori sportivi che si trasformano in avvoltoi. Garantiscono un posto in squadra a quei ragazzi che hanno genitori disposti a concedere in cambio soldi e favori. Così si valica il confine della purezza del calcio giocato. Sono poche le realtà che lavorano con onestà e rispetto dei valori dello sport».

Alberto Annese insieme a Simone Inzaghi, uno degli attaccanti simbolo della serie A degli anni Novanta e 2000. A proposito di serie A, Annese ha il sogno di arrivarci, prima o poi. Per farlo la parola chiave è una sola: il lavoro.

Alberto Annese insieme a Simone Inzaghi, uno degli attaccanti simbolo della serie A degli anni Novanta e 2000. A proposito di serie A, Annese ha il sogno di arrivarci, prima o poi. Per farlo la parola chiave sono tre: umiltà, lavoro e abnegazione..

In un panorama contraddistinto da tante mele marce, per fortuna esistono ancora delle persone che mettono al primo posto della propria scala dei valori il lavoro, il rispetto dell’avversario e la cultura del sacrificio. È così che si possono raggiungere grandi traguardi. A questo proposito, quali obiettivi si pone per il futuro mister Annese?

«La gente che mi conosce realmente sa che voglio arrivare ad allenare in serie A o nei Paesi dove il calcio è a ottimi livelli. Sono una persona motivata e caparbia. Nel frattempo spero che il calcio si ‘pulisca’ un pochino, ci sono tante cose che non vanno e la situazione è in continuo peggioramento, anche per colpa dei nostri vivai che vengono gestiti male».

La vita di Annese è stata caratterizzata da uno step dietro l’altro. Da studente a professore di educazione fisica, da allenatore in seconda a head coach di una società professionistica del nord Europa.

In attesa, nel prossimo futuro, di migliorare ancora di più. Il suo slogan è: “Vivere ogni esperienza calcistica come se fosse la sfida più importante della mia vita”. Umiltà, lavoro e abnegazione: un trittico di valori che da sempre indirizzano il suo modo di relazionarsi con gli altri e, ovviamente, di allenare.

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