Giovanni Costantino: da Messina alla Finlandia sulle orme di Franco Scoglio

Finlandia, terra di conquista. Tanti ragazzi italiani partono alla volta del Paese di Litmanen per ritagliarsi uno spazio nel calcio locale. Non solo Alessandro Marzuoli, il portierone di Pescara di cui abbiamo raccontato la storia qualche tempo fa. A tentare l’avventura nel profondo nord dell’Europa, ci sono anche giovani allenatori in erba.

Giovanni Costantino, di Messina, dal 2013 allenatore del settore giovanile dell'Fc Futura, squadra della serie C finlandese.

Giovanni Costantino, di Messina, dal 2013 allenatore del settore giovanile dell’Fc Futura, squadra della serie C finlandese.

Tra di loro, Giovanni Costantino. Classe 1984, nato a Messina e sfegatato tifoso giallo-rosso, fino a qualche anno fa faceva il macchinista. Guidava i treni che portavano in Austria attraverso i valichi del Brennero e di Tarvisio.

Un passato da giocatore dilettante con le maglie di Pistunina, Atletico Messina e Ganzirri e un presente da tecnico giovanile.

Nei ritagli di tempo serali, come i suoi coetanei, Giovanni si divertiva a dare due calci al pallone, lavorando con tenacia in vista della partita domenicale.

Ma di recente, la sua vita è cambiata. La sua attuale professione? Allenatore di calcio. In Finlandia e per la precisione vicino a Helsinki, a Porvoo, una località affacciata sul Mar Baltico.

Scorcio di Porvoo e delle sue caratteristiche casette in legno usate dai pescatori del luogo come magazzini per le attrezzature da pesca.

Scorcio di Porvoo e delle sue caratteristiche casette in legno usate dai pescatori del luogo come magazzini per le attrezzature da pesca.

La città dove adesso Giovanni vive, è riportata sui dépliant turistici per i caratteristici magazzini in legno che ospitano le attrezzature dei pescatori. Casupole riconosciute dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

Stemma dell'Fc Futura, società fondata nel 1992 e punto di riferimento a livello nazionale per l'organizzazione del settore giovanile.

Stemma dell’Fc Futura, società fondata nel 1992 e punto di riferimento a livello nazionale per avere uno dei settori giovanili meglio organizzati del Paese.

A livello calcistico, Porvoo rappresenta un unicum nel panorama del calcio finlandese: la sua società calcistica principale ha uno dei settori giovanili più floridi e meglio organizzati del Paese.

Il nome della squadra? Fc Futura, che milita fin dal 1992 nella seconda divisione finlandese (nella lingua locale “Kakkonen”, equivalente alla nostra Lega Pro).

Squadra dall’organigramma curioso, dove convivono un presidente finlandese e da un direttore tecnico italiano, Roberto Nuccio.

Ma come ha fatto un ragazzo di Messina a trovare un impiego così affascinante in una cittadina a distanza di 3.500 km da casa sua? Lo spiega lui stesso in un lungo e piacevole colloquio telefonico.

«Facciamo una piccola premessa. Tra la Sicilia e la Finlandia, ci sono state delle tappe intermedie. Prima a Bolzano, dove lavoravo come macchinista. Poi a Verona e Trieste, dove sono entrato nell’ambiente calcistico nelle vesti di osservatore. È in quel periodo che ho avuto modo di girare gli stadi più importanti della Slovenia ma soprattutto della Croazia. Che clima, che atmosfera sugli spalti! Pochi popoli sanno vivere il calcio come quello croato».

La grande occasione arriva nel 2013.

Roberto Nuccio, 55 anni, allenatore dell'Fc Futura e responsabile tecnico del settore giovanile della società di Porvoo. È stato Nuccio ad aprire a Costantino le porte del mondo del calcio.

Roberto Nuccio, 55 anni, allenatore dell’Fc Futura e responsabile tecnico del settore giovanile della società di Porvoo. È stato Nuccio ad aprire a Costantino le porte del mondo del calcio.

«Due anni fa ho capito di potere realizzare il mio sogno di lavorare nel mondo del calcio. Prima sono andato a Ferrara per frequentare il corso da allenatore dilettante. Poi, durante un camp in Estonia, ho conosciuto il tecnico dell’Fc Futura Roberto Nuccio. Tra di noi è nato subito un grande feeling e mi è stato proposto di andare a lavorare in Finlandia come allenatore dei giovani del Futura».

Tra Messina e Porvoo c'è una

Tra Messina e Porvoo c’è una “lievissima” escursione termica. Ma Costantino si è abituato presto al clima glaciale dell’inverno finlandese.

Il salto dall’Italia alla Finlandia, ancora prima che culturale, è termico. Ma per fortuna di Giovanni, il suo impatto col freddo finlandese non è così brusco.

Nei mesi precedenti soggiorna in Estonia e per la precisione a Tallinn, dove per qualche giorno segue gli allenamenti e visita le strutture sportive del Levadia, la più organizzata squadra del Paese.

Da allora Costantino lavora senza sosta. Come si svolge la sua giornata?

La mattina prepara gli allenamenti che dirigerà nel pomeriggio in uno degli otto campi che si trovano nel centro sportivo. La società gli ha affidato la guida tecnica di tre rappresentative, tra cui Giovanissimi (leva 2000) ed Esordienti (2002).

Giovanni Costantino insieme ai suoi ragazzi della leva 2002 per un torneo giovanile giocato a Tampere nel 2014.

Giovanni Costantino insieme ai suoi ragazzi della leva 2002 per un torneo giovanile giocato a Tampere nel 2014.

Alla fine di giugno, per Giovanni, la prima grande soddisfazione. Uno dei suoi ragazzi convocato in prima squadra: a soli 15 anni!

Ma che carattere hanno i giovani calciatori finlandesi? Quanta passione nutrono per il gioco più bello del mondo? E che differenze ci sono rispetto ai loro coetanei italiani?

C’entra molto il carattere.

«Qui hanno una mentalità diversa. Giocano a calcio per divertimento e non c’è la volontà di primeggiare. In Finlandia tutti gli sport e non solo il calcio sono visti soprattutto come un fattore di aggregazione e di svago. Nonostante ciò, ho scoperto un mondo bellissimo. I bambini finlandesi si impegnano sempre al massimo e recepiscono con grande intelligenza le direttive dell’allenatore».

Per i giovani calciatori finlandesi, ciò che conta veramente è divertirsi. A livello giovanile, il calcio deve fungere da strumento di integrazione e da palestra di vita. Ma secondo Costantino, bisogna dare un occhio anche al risultato...

Per i giovani calciatori finlandesi, ciò che conta veramente è divertirsi. A livello giovanile, il calcio deve fungere da strumento di integrazione e da palestra di vita. Ma secondo Costantino, bisogna sempre dare tutto per ottenere il miglior risultato possibile.

I genitori dei ragazzi sono i primi a stoppare i sogni di gloria cullati dai loro figli. Ma un aneddoto raccontato da Giovanni dimostra che, fortunatamente, non è sempre così.

«A ottobre si sono aggregati alla leva 2002 un paio di ragazzi provenienti da fuori. Tempo qualche settimana e i loro genitori hanno chiesto di parlarmi. Mi hanno detto che ai loro figli si è aperto un mondo! Segno che il mio sistema di allenamento e più in generale di educazione dei bambini ha fatto breccia nel loro cuore».

Non sono solamente ragioni culturali e motivazionali a distinguere il calcio italiano da quello finlandese.

Ai suoi ragazzi Giovanni chiede sempre di dare il massimo. Da buon insegnante, usa il metodo del bastone e della carota. Anzi, da buon italiano all'estero, del bastone e della pizza!

Ai suoi ragazzi Giovanni chiede sempre di dare il massimo. Da buon insegnante, usa il metodo del bastone e della carota. Anzi, da buon italiano all’estero, del bastone e della pizza!

Tra le differenze principali, c’è anche una diversa filosofia di gioco e di atteggiamento in campo.

«In Finlandia si gioca un calcio molto fisico, basato più sulle individualità che sul gioco corale. È su quest’aspetto che concentro il mio lavoro infrasettimanale. Tutti i miei giocatori devono puntare sul collettivo. Niente di ciò che succede in campo dev’essere casuale. Voglio un gioco di squadra totale, sia in fase difensiva che offensiva, che consenta ai singoli di esprimere il massimo del loro potenziale. Per questo, durante ogni singola seduta di allenamento, chiedo ai miei ragazzi di sputare l’anima. È solo così che si ottengono i risultati».

Costantino lavora a stretto contatto con i ragazzi e in un clima di stretta collaborazione con gli altri allenatori del settore giovanile. All'aperto e al chiuso, come racconta bene questa immagine.

Costantino lavora a stretto contatto con i ragazzi e in un clima di stretta collaborazione con gli altri allenatori del settore giovanile. All’aperto e al chiuso, come racconta bene questa immagine.

Una metodologia di lavoro che come un sasso nello stagno ha smosso le tranquille acque dell’Fc Futura.

Ma a questo punto sorge spontanea una domanda.

Tutte queste innovazioni tecnico-tattiche e psico-motorie rischiano di creare tensioni tra i componenti dello staff tecnico del vivaio? Secondo Giovanni, succede esattamente il contrario.

«L’esperienza mi insegna che nel mondo del calcio, come nella vita, non bisogna mai avere paura del nuovo. I miei colleghi finlandesi hanno questa massima nel sangue. Li ho trovati molto disponibili a confrontarsi sui miei metodi di allenamento e non ho mai avuto problemi nel relazionarmi con loro, dentro e fuori dal campo».

Il calcio è uno straordinario motore di confronto, dialogo e integrazione tra i popoli e tra etnie diverse. Questa foto vale più di mille parole.

Il calcio è uno straordinario motore di confronto, dialogo e integrazione tra i popoli e tra etnie diverse. Questa foto vale più di mille parole.

Propensione al dialogo e sorriso sulle labbra da un lato, dall’altro una rigida applicazione sul campo e una cultura del lavoro che ben si concilia con l’indole dei finlandesi.

Queste le parole chiave che descrivono compiutamente Giovanni Costantino. Un tecnico giovane e ambizioso, che fa del tridente offensivo il suo marchio di fabbrica.

Franco Scoglio è stato allenatore del Messina in tre periodi diversi. Il più fruttuoso tra il 1984 e il 1988: fu sotto la sua gestione che esplose un certo Totò Schillaci (viene spontaneo pronunciarlo con la vocina stridula di Bruno Pizzul).

Franco Scoglio è stato allenatore del Messina in tre periodi diversi. Il più fruttuoso tra il 1984 e il 1988: fu sotto la sua gestione che esplose un certo Totò Schillaci (viene spontaneo pronunciarlo con la vocina stridula di Bruno Pizzul).

Quando gli domandi se ha un modello di allenatore a cui ispirarsi, nicchia.

«Non ho un vero e proprio punto di riferimento, anzi sì: il mitico Franco Scoglio, che dalle mie parti è un’istituzione. L’ho sempre ammirato per le sue idee innovative, il carattere schietto e l’andare sempre e comunque per la propria strada. E poi c’è un altro gigante: Bora Milutinovic, che incarna il modello di allenatore che va al di là dell’aspetto tecnico e sa sempre tirare fuori il meglio dai suoi giocatori».

Tattica e psicologia sono due fattori essenziali nella metodologia di calcio insegnata da Giovanni Costantino.

Tattica e psicologia sono due fattori essenziali nella metodologia di calcio insegnata da Giovanni Costantino.

Si parlava prima di ambizione. Giovanni ha appena trent’anni e davanti a sè ha un futuro tutto da scrivere.

I suoi obiettivi?

«Mi piacerebbe raggiungere l’Europa League o la Champions League con una squadra di qualsiasi nazione. Oppure – e questo sarebbe il mio sogno – lavorare per una Nazionale. Non c’è nulla di più gratificante per un professionista che rappresentare un Paese. Spero un giorno di entrare nello staff di una Nazionale per provare questa emozione».

Giovanni Costantino nella fossa del vecchio stadio

Giovanni Costantino nella fossa del vecchio stadio “Celeste” di Messina. Correva l’anno 2000. Vi sfido a riconoscerlo.

Eppure – precisazione non da poco – il grande amore della sua vita è il Messina Calcio.

Una squadra che dopo i successi dei primi anni 2000 sta vivendo oggi un momento difficile. Giovanni ama i colori giallorossi alla follia.

E fu proprio grazie al Messina che nel 1988 sbocciò, come un fiore a primavera, la sua passione per il calcio.

«Avevo 4 anni e mi trovavo al mare coi miei genitori. Avevo appena imparato a leggere e tra le mie mani capitò la Gazzetta del Sud. Mi imbattei sulla pagina del Messina, quei colori mi folgorarono. Allora come oggi».

Giovanni Costantino è tifosissimo del Messina e non fa nulla per nasconderlo. Lo si può vedere in alto a destra insieme ai suoi compagni di stadio. Ma questa foto rappresenta per certi versi il passato. Il futuro è tutto da scrivere, la penna è quella dell'allenatore. Magari insegnando il calcio come solo il

Giovanni Costantino è tifosissimo del Messina e non fa nulla per nasconderlo. Lo si può vedere in alto a destra insieme ai suoi compagni di stadio. Ma questa foto rappresenta per certi versi il passato. Il futuro è tutto da scrivere, la penna è quella dell’allenatore. Magari insegnando il calcio come solo il “professor” Scoglio sapeva fare.

Mestiere ingrato, quello dell’allenatore. Se vinci, è merito dei giocatori. Se perdi, è colpa tua e i tifosi chiedono la tua testa su di un piatto d’argento, come capitato 2000 anni fa a Giovanni Battista.

Ma a Costantino tutto questo non interessa.

Giovanni studia e si applica per diventare un tecnico “vero”. Perché come chiosa alla fine della telefonata, «calciatori si nasce, allenatori si diventa».

Niente è lasciato al caso. E niente discorsi «ad minchiam». Proprio come diceva il suo idolo, il “professore” Franco Scoglio.

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