Daniele Barbera: un astigiano a Stamford Bridge per insegnare calcio ai più piccoli

Non tutti sanno che Serse Cosmi ha iniziato a lavorare come insegnante di educazione fisica. Un destino che lo accomuna al protagonista di questa storia: Daniele Barbera, giovane allenatore astigiano, con un passato al Chelsea e al Southend.

Non tutti sanno che Serse Cosmi ha iniziato a lavorare come insegnante di educazione fisica. Un destino che lo accomuna al protagonista di questa storia: Daniele Barbera, giovane allenatore astigiano, con un passato al Chelsea e al Southend.

«Avere a che fare tutti i giorni con i bambini, cercare di farli maturare, dialogare, crescere assieme a loro, è stata un’esperienza fondamentale nella mia formazione di insegnante e allenatore. Ma soprattutto di uomo».

Queste parole sono tratte da “L’uomo del fiume”, autobiografia di Serse Cosmi.

Parole sincere, ricche di significato, uscite dal cuore di un tecnico che prima di fare l’allenatore insegnava ginnastica. Parole che ben si adattano a Daniele Barbera.

Classe 1982, Daniele è un ragazzo piemontese che, nella vita di tutti i giorni, lavora come supplente nelle scuole pubbliche astigiane, dopo un recente passato da insegnante di educazione fisica presso l’International School di Chieri.

Un mestiere a cui affianca una grande passione coltivata fin da piccolo: quella dell’allenatore.

Oggi Daniele guida dalla panchina una società dilettantistica di Seconda Categoria, lo Spartak San Damiano.

Daniele Barbera in una foto di repertorio con la divisa del Chelsea. Per i Blues ha lavorato sette mesi come "talent scout" e allenatore della loro Foundation.

Daniele Barbera in una foto di repertorio con la divisa del Chelsea. Per i Blues ha lavorato sette mesi come “talent scout” e allenatore della loro Foundation.

Ma negli ultimi anni, ha arricchito il suo curriculum di un bagaglio di esperienze unico nel suo genere.

Lo si può sintetizzare snocciolando tre paroline magiche: Juventus, Chelsea e Southend. Già, perché il ragazzo è un pallone in fuga particolare.

Dopo quattro anni da tecnico delle giovanili della Juventus Soccer School, la laurea in scienze motorie e un biglietto solo andata per Londra, alla ricerca di nuove esperienze.

Daniele manda in giro il suo curriculum, finchè un bel giorno gli risponde addirittura il Chelsea Fc.

Un provino di mezz’ora e Daniele entra nella famiglia dei Blues.

Ma prima di raccontare tutto ciò, è opportuno fare una piccola introduzione sulla biografia di questo personaggio e sulla parentesi – e che parentesi – alla Juventus.

Barbera entra nella Soccer School della Juventus nel 2006. Se ne andrà nel 2010, dopo avere allenato Pulcini ed Esordienti. I risultati? Due campionati vinti e l'orgoglio di avere lavorato per la propria squadra del cuore.

Barbera entra nella Soccer School della Juventus nel 2006. Se ne andrà nel 2010, dopo avere allenato Pulcini ed Esordienti. I risultati? Due campionati vinti e l’orgoglio di avere lavorato per la propria squadra del cuore.

Lasciandogli direttamente la parola.

«Ho sempre avuto la passione per il calcio. Già a dieci anni, quando i miei coetanei pensavano solo a tirare calci al pallone, mi interessavo ai risvolti tattici delle partite. Di lì a cominciare ad allenare, non ci è voluto molto. Ho cominciato vicino a casa, a San Damiano d’Asti. La mia prima esperienza da tecnico? Appena maggiorenne con i pulcini. Poi sei anni consecutivi nel settore giovanile. Un periodo dove ho imparato tanto».

Il salto di qualità avviene nel 2006, quando Daniele entra nella Soccer School della Juventus: la scuola calcio bianconera.

«Tutto è nato per caso. Un giorno un mio caro amico mi informa della possibilità di partecipare a un concorso promosso dalla Juve. Stavano cercando un nuovo tecnico per il settore giovanile. Partecipo senza farmi troppe illusioni ma arrivo primo su cinquanta».

Per quattro anni consecutivi il luogo di lavoro di Daniele Barbera è il centro sportivo juventino di Vinovo. Qui ha modo di affinare un metodo di lavoro che gli permetterà successivamente di lavorare in Inghilterra alle dipendenze di Chelsea e Southend.

Per quattro anni consecutivi il luogo di lavoro di Daniele Barbera è il centro sportivo juventino di Grugliasco (To), sede della soccer school bianconera. Qui affina un metodo di lavoro che gli consentirà in futuro di collaborare in Inghilterra con i settori giovanili di Chelsea e Southend United.

Dopo un tirocinio di qualche mese, in estate Daniele Barbera entra nello staff della Soccer School bianconera e ci rimane per quattro anni.

L’impegno richiesto al ragazzo è molto importante. Il primo anno gli viene affidata una squadra di Pulcini.

I due anni successivi, l’impegno professionale raddoppia e Daniele guida due formazioni sempre della stessa leva.

Nella stagione 2008/2009 vince due campionati e l’anno dopo passa a dirigere la categoria Esordienti.

Per Barbera, il 2010 è l’anno decisivo.

«Terminata la quarta stagione in bianconero, a luglio prendo la laurea specialistica e con la mia ragazza decido di fare il grande salto: lascio l’Italia e mi trasferisco a Southend, a qualche decina di chilometri a est di Londra. Per il mio ambientamento in Inghilterra, mi dà una mano il mio amico Enrico, che mi aiuta a superare le difficoltà iniziali. Nel frattempo comincio a studiare l’inglese e invio in giro il curriculum. Provo a inserirmi nel mondo del calcio locale e dopo tanti tentativi andati a vuoto, un giorno ricevo una risposta dal Chelsea».

Nella foto l'intestazione della pagina del sito ufficiale del Chelsea sulla Foundation. Il nome è un "false friend". Non è una fondazione come la itnendiamo noi, ma un'articolazione organizzativa della società di Londra che mira a organizzare il doposcuola nei sobborghi londinesi per finalità educative. Con un occhio alla possibilità di individuare talenti da portare a Stamford Bridge.

Nella foto l’intestazione della pagina del sito ufficiale del Chelsea sulla Foundation. Il nome è un “false friend”. Non è una fondazione come la si potrebbe intendere in Italia, bensì un’articolazione interna dei Blues che organizza il doposcuola nei sobborghi londinesi per finalità educative. Approfittandone per individuare talenti da portare a Stamford Bridge.

Per Barbera sorge la possibilità di lavorare per la società di Stamford Bridge e per la precisione per la sua “Foundation”. Si tratta di una struttura organizzativa nata nel 2010 con l’obiettivo, come si legge sul sito ufficiale dei Blues, di portare il calcio nelle scuole con finalità educative.

In pratica, durante l’anno, nei sobborghi di Londra il Chelsea organizza attività di doposcuola tenute da tecnici specializzati con un obiettivo neanche troppo velato: trovare giovani talenti da ingaggiare per la Chelsea Academy, ovvero per il proprio settore giovanile.

    Un interno del centro sportivo di Cobham, il quartiere generale del Chelsea. Qui i bamni crescono a pane e Frankie Lampard. O meglio, crescevano. Oggi vivono di solo pane. Frankie ha tradito.

Un interno del centro sportivo di Cobham, il quartiere generale del Chelsea. Qui i bamni crescono a pane e Frankie Lampard. O meglio, crescevano. Oggi vivono di solo pane. Frankie ha tradito.

«Il primo colloquio è con un manager del Chelsea. Il curriculum è apprezzato ma mi viene rinfacciato di non parlare perfettamente l’inglese. Due settimane dopo c’è la prova pratica. Mi assegnano un gruppetto di bambini. All’inizio della seduta, il tecnico che segue l’allenamento non sembra molto convinto. Ma col passare dei minuti l’espressione del suo volto cambia, i bambini mi seguono e il provino va alla grande: mi prendono».

Di Barbera il manager dei Blues apprezza le capacità di adattamento a un contesto poco familiare, soprattutto per l’uso di una lingua diversa.

Ma come si sa il linguaggio del calcio è universale e Daniele viene portato a Cobham, il quartiere generale del Chelsea.

Qui il giovane tecnico italiano fa i documenti e firma il contratto che lo lega alla società londinese. Il suo incarico? Girare le scuole dell’Essex per organizzare attività di doposcuola e segnalare alla società potenziali talenti.

«In media selezionavo un bambino su 200. Quell’esperienza mi ha arricchito molto ma aveva un problema di fondo: mi teneva impegnato poche ore alla settimana e non mi bastava per mantenermi. Nelle ore libere lavoravo a scuola nelle vesti di cover supervisor, ovvero di supplente. Non solo di ginnastica, ma di tutte le materie! E due sere alla settimana seguivo un corso di lingua inglese per accrescere le mie competenze linguistiche».

Barbera con Paolo Di Canio, anche lui pallone in fuga in tempi non sospetti. Prima o poi gli dedicheremo un pezzo...

Barbera con Paolo Di Canio, anche lui pallone in fuga in tempi non sospetti. Prima o poi gli dedicheremo un pezzo…

L’esperienza al Chelsea dura soltanto sette mesi. La goccia che fa traboccare il vaso è la proposta della Foundation dei Blues di un contratto di lavoro part-time.

Troppo poco per Daniele Barbera, che vuole stare più vicino a casa ed è stufo di girovagare per l’Essex.

Il suo desiderio? Lavorare stabilmente con lo stesso gruppo di bambini, per costruire un progetto tecnico di più ampia durata.

Per questo motivo, il ragazzo invia il suo curriculum al Southend United, la società della cittadina dove abita.

Daniele Barbera insieme a un collaboratore tecnico ai tempi del Southend. I due anni di lavoro nella località a poche decine di chilometri da Londra saranno i più belli del suo soggiorno inglese.

Daniele Barbera insieme a un collaboratore tecnico ai tempi del Southend. I due anni di lavoro nella località a poche decine di chilometri da Londra saranno i più belli del suo soggiorno inglese.

È la primavera del 2011. Le due parti combinano un provino simile a quello del Chelsea.

Barbera approfitta dei 20 minuti di tempo che gli vengono concessi per focalizzare il lavoro sul campo sulla parte tecnica.

«L’ho fatto apposta. La pur breve esperienza al Chelsea mi aveva insegnato che di solito i tecnici dei settori giovanili inglesi non danno importanza alla tecnica. Il mio metodo di lavoro li ha impressionati e ho firmato con loro un contratto annuale».

Nella prima stagione come tecnico del settore giovanile del Southend, Barbera svolge l’incarico di allenatore di supporto dell’Academy biancoblù, mentre l’anno seguente dirige gli Esordienti under-11.

Una rara foto di Barbera insieme ai suoi ragazzi. Come specificato nel pezzo, in Inghilterra non esistono giornali sportivi interamente dedicati ai giovani. Ciò è voluto per evitare di far crescere i bambini secondo la cultura del risultato a ogni costo.

Una rara foto di Barbera insieme ai suoi ragazzi. Come specificato nel pezzo, in Inghilterra non esistono giornali sportivi interamente dedicati ai giovani. Ciò è voluto per evitare di far crescere i bambini secondo la cultura del risultato a ogni costo.

Nel frattempo Daniele ha un bambino e dopo due anni si trova davanti a un bivio: il Southend gli propone di diventare technical skills coach, ma non se ne fa niente. Daniele, di comune accordo con la moglie, vuole far crescere suo figlio in Italia e per questo nel 2013 torna ad Asti.

«Ho subito trovato impiego come insegnante di educazione fisica all’International School di Chieri, dove ho lavorato fino all’anno scorso. Ma al tempo stesso non sono riuscito a staccarmi del tutto dal mondo del calcio. Dunque ho accettato la proposta di un gruppo di amici di diventare il loro allenatore. Dall’anno scorso sono seduto sulla panchina dell’Asd Spartak San Damiano, che gioca nella Seconda Categoria Piemontese. L’anno scorso abbiamo sfiorato i play-off, dopo sette anni di salvezze in extremis».

La gioia per un gol è uguale ovunque, tra i bambini come tra gli adulti, in Italia come in Inghilterra. In questa foto Barbera abbraccia un suo giocatore dopo la rete segnata dal suo Spartak contro la Buttiglierese.

La gioia per un gol è uguale ovunque, tra i bambini come tra gli adulti, in Italia come in Inghilterra. In questa foto Barbera abbraccia un suo giocatore dopo la rete segnata dal suo Spartak contro la Buttiglierese.

La differenza principale tra il mondo dei grandi e quello dei piccoli?

Secondo Barbera, al primo posto la ricerca del risultato a ogni costo.

Ma secondo lui anche per gli adulti non può mancare l’aspetto formativo. A questo proposito, viene spontanea una domanda.

Che differenze ci sono tra i bambini italiani e quelli di oltremanica? A Daniele l’incombenza di sciogliere questo dubbio.

«In un certo senso, i nostri ragazzi sono più disciplinati: dietro, c’è la famiglia. In Inghilterra non è così. Tanti bambini hanno i genitori divorziati e questo li rende meno affidabili. Discorso contrario per i papà e le mamme. In Inghilterra, quando ci sono, hanno il massimo rispetto per le decisioni dell’allenatore: non si immischiano. Mentre a volte i genitori italiani compiono inaccettabili invasioni di campo».

Nel film di Ken Loach, sarà Eric Cantona, amico immaginario del protagonista, a salvare quest'ultimo da una situazione familiare poco piacevole. Ed è proprio la famiglia a rappresentare uno dei principali motivi di distinzione tra la società inglese e la nostra.

Nel film di Ken Loach, sarà Eric Cantona, amico immaginario del protagonista, a salvare quest’ultimo da una situazione familiare poco piacevole. Ed è proprio la famiglia a rappresentare uno dei principali motivi di distinzione tra la società inglese e la nostra.

Ai più verrà in mente il film “Il mio amico Eric” di Ken Loach. Protagonista una famiglia slegata dove ognuno va per conto suo e le liti sono all’ordine del giorno.

Tutto il contrario della tipica famiglia italiana, dove si mangia a tavola tutti insieme sotto le cure amorevoli della mamma.

Passando alle stutture, com’è ovvio, non c’è storia.

«Nel nostro Paese le società che dispongono di infrastrutture adeguate si contano sulle dita di una mano. Tuttavia, dal punti di vista delle attrezzature di lavoro e dei materiali, mi sono sempre trovato meglio in Italia. Ma voglio chiarire un punto: io sono abituato a non lamentarmi e a lavorare con lo stretto essenziale. Proprio perchè, specie a livello giovanile, si fanno pochi investimenti. E i tecnici guadagnano davvero poco».

Daniele Barbera ai tempi del Southend, in compagnia di uno dei bambini che ha allenato nella stagione 2012/2013.

Daniele Barbera ai tempi del Southend, in compagnia di uno dei bambini che ha allenato nella stagione 2012/2013.

Questo succede un po’ dappertutto. Ma a proposito degli anni trascorsi tra Chelsea e Southend, dove si è trovato meglio Daniele Barbera? La sua risposta svela anche alcune peculiarità del sistema organizzativo dei campionati giovanili in vigore in Inghilterra.

«Southend mi ha dato tanto sotto ogni punto di vista. Ogni week-end si giocava contro una squadra professionistica. Niente squadre locali! Molti non sanno che in Inghilterra la Football Association organizza anche i campionati giovanili. Eppure, per i ragazzi non esistono giornali o riviste che documentino le loro partite. Una scelta tutt’altro che casuale, dettata dalla volontà di non imporre da subito ai bambini la cultura della vittoria a ogni costo».

Il fair-play e la crescita umana sono i valori che ispirano da sempre il calcio inglese. Ma l’aspetto agonistico vuole comunque la sua parte.

La Football Association (l'equivalente della nostra Federcalcio) presiede l'organizzazione di tutti i campionati calcistici del Paese. Tutti. Compresi quelli giovanili.

La Football Association (l’equivalente della nostra Federcalcio) presiede l’organizzazione di tutti i campionati calcistici del Paese. Tutti. Compresi quelli giovanili.

Basti pensare che i campionati degli Esordienti under-12 sono organizzati secondo il criterio delle promozioni e delle retrocessioni. Un modo per spingere le società giovanili inglesi a investire sul vivaio per accrescere il proprio prestigio.

Insomma, sportività e competitività sono i due concetti-chiave su cui punta la Fa inglese.

L’Inghilterra e l’Italia sembrano due mondi a parte. Daniele Barbera li ha conosciuti entrambi da vicino e ha approfittato di ciò per ampliare da autodidatta le proprie competenze tecnico-tattiche.

Competenze che gli servono ora per lavorare con lo Spartak San Damiano. Ma, come è evidente, su di lui hanno esercitato grande influenza alcuni tra i tecnici più noti del panorama internazionale.

in panchina

Il presente di Barbera è legato all’Italia e al suo Spartak San Damiano. Ma il personaggio ci ha insegnato che per il futuro non sono escluse sorprese. Sempre nel segno della passione del calcio, a ogni livello e indipendentemente dall’età.

«Mourinho e Guardiola sono due vincenti. E lo sono ciascuno a modo proprio. Questi due allenatori sono portatori di filosofie calcistiche agli antipodi. Tuttavia, c’è da imparare da entrambi, sotto l’aspetto tattico, organizzativo e anche psicologico. In generale, è importante sapersi mettere in discussione giorno dopo giorno, analizzando i propri errori e cercando di migliorare sempre di più».

Negli ultimi tempi, l’impegno di Daniele è raddoppiato. Non gli bastava fare l’insegnante e l’allenatore dello Spartak San Damiano, società di cui nella prossima stagione diventerà responsabile del settore giovanile.

Da qualche tempo, infatti, Barbera ha una sua Asd che utilizza per proporre attività motoria negli asili locali e per lo svolgimento di allenamenti di perfezionamento tecnico nell’area del roero e dell’astigiano.

La storia di Daniele Barbera è emblematica dello spirito che tutti noi dovremmo avere. Il confronto con altri mondi è fattore di crescita umano e professionale.

Quello che sembrerebbe un ostacolo insormontabile per lavorare a stretto contatto con i bambini, ovvero la lingua, può essere scavalcato attraverso la passione per il proprio lavoro, in questo caso per il calcio.

Anche perchè il calcio è uguale dappertutto. E nel mondo giovanile inglese, come dovrebbe essere in quello italiano, parafrasando Bill Shankly “non è questione di vita o di morte”: bensì, uno strumento di sviluppo psicologico, fisico e sociale.

Come insegna Daniele Barbera.

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