Davide Petrucci: l’erede al trono di Roma che voleva regnare sull’Old Trafford

    Davide Petrucci, classe 1991, ha giocato nel Manchester United dal 2008 al 2014. Prima nell'Under-18, poi nella squadra riserve. Una convocazione in prima squadra, mai il grande salto, a causa di ripetuti infortuni.

Davide Petrucci, classe 1991, ha giocato nel Manchester United dal 2008 al 2014. Prima nell’Under-18, poi nella squadra riserve. Una convocazione in prima squadra, mai il grande salto, a causa di ripetuti infortuni.

«Vent’anni è avere sogni grandi», cantavano i rapper romani degli Assalti Frontali.

Claudio Lolli, tra i massimi esponenti del cantautorato italiano, scriveva che a vent’anni si è «poveri di realtà, ma ricchi di sogni».

Gli stessi sogni che Davide Petrucci, gioiellino del settore giovanile della Roma, ha rincorso a cavallo dei vent’anni sotto le arcate del “Theatre of the Dreams” di Manchester.

I Red Devils. Lo United. L’atmosfera dell’ “Old Trafford”.

«Andrò a giocare nel club più forte del mondo». Così rispondeva alle domande dei giornalisti italiani. Correva l’anno 2008.

Davide era la stella degli Allievi della Roma. Il suo allenatore Andrea Stramaccioni.

Lo score personale dell’ultima stagione? 14 gol in 19 presenze. Tanto, troppo per non attirare l’attenzione del Manchester United.

Un campetto da calcio ritagliato tra gli imponenti palazzoni della borgata di San Basilio. La foto è antica e quindi non è molto rappresentativa di come si è evoluto il quartiere negli ultimi anni. Ma affascina per il contrasto che emerge tra la rigida e anonima verticalità delle costruzioni con la dinamica piattezza del campo da calcio.

Un campetto da calcio ritagliato tra gli imponenti palazzoni della borgata di San Basilio. La foto è antica e quindi non è molto rappresentativa di come si è evoluto il quartiere negli ultimi anni. Ma affascina per il contrasto che emerge tra la rigida e anonima verticalità delle costruzioni con la dinamica piattezza del campo da calcio.

Ma prima un passo indietro.

San Basilio, quartiere periferico della Capitale. Zona di urbanizzazione selvaggia e di speculazioni edilizie, risultato di un’immigrazione di massa proveniente soprattutto dalle Marche.

La borgata nasce in epoca fascista e si sviluppa vorticosamente nel dopoguerra.

Con le Olimpiadi del 1960, le vecchie capanne in muratura degli anni Trenta lasciano il posto ad anonimi palazzoni, che ancora oggi proiettano le loro ombre oblunghe sulle strade del quartiere.

È qui che all’inizio degli anni Settanta, nasce la Lodigiani. All’inizio, prima di diventare la terza piazza calcistica più importante di Roma, è la squadra aziendale della “Lodigiani Costruzioni”, uno dei principali colossi edilizi dell’epoca.

Un filo invisibile collega le storie di Totti e Petrucci. Il

Un filo invisibile collega le storie di Totti e Petrucci. Il “Pupone” cresce nella Lodigiani, società fondata nel quartiere di San Basilio, dove Petrucci è nato. Tra i due calciatori fioccano i paragoni. Davide è considerato da molti l’erede designato di Totti. Un’investitura che naufragherà dopo che Petrucci lascerà la Roma per volare a Manchester, sponda United.

Negli anni a venire, sarebbe balzata agli onori delle cronache calcistiche nazionali come realtà di primo piano per la crescita di giovani talenti. Come non pensare a Francesco Totti?

Petrucci, per movimenti, visione di gioco, potenza di tiro e posizione ricoperta in campo, viene accostato proprio al “Pupone”. È tifoso sfegatato della Roma e la società giallorossa se lo coccola.

Chi ha avuto il privilegio di vederlo giocare sa che Davide può ricalcare le orme del capitano. Il talento è cristallino, “10” il numero che campeggia sulla sua maglia.

Ma dopo sei anni consecutivi nel settore giovanile giallorosso, qualcosa si rompe. Lo United commette un’entrata a gamba tesa su Petrucci e la sua famiglia.

L’input proviene da Sir Alex Ferguson in persona. «Portatemi quel ragazzo, a ogni costo».

Petrucci è ancora un ragazzino quando Sir Alex Ferguson prova a strapparlo alla Roma. Davide ha giocato diversi anni nel settore giovanile giallorosso, diventando in breve tempo la colonna portante degli Allievi della Roma. Capitano, regista di centrocampo e goleador.

Petrucci è ancora un ragazzino quando Sir Alex Ferguson prova a strapparlo alla Roma. Davide ha giocato diversi anni nel settore giovanile giallorosso, diventando in breve tempo la colonna portante degli Allievi della Roma. Capitano, regista di centrocampo e goleador.

Nel maggio 2008 i Red Devils gli offrono un contratto principesco: 120.000 euro a stagione per tre anni. E un lavoro da giardiniere per papà Stefano. La Roma lo mette fuori squadra e gli propone un contratto al minimo federale.

Petrucci riceve un ultimatum da Bruno Conti, responsabile del settore giovanile giallorosso: «O firmi alle nostre condizioni, o te ne vai». Con la morte nel cuore, Davide svuota l’armadietto del centro sportivo di Trigoria e si mette Roma (e la Roma) alle spalle.

Si parte. La lontananza dalla città sarà compensata dai Red Devils con il pagamento di voli aerei sulla tratta Manchester-Roma. Nel frattempo infuriano le polemiche.

Il quotidiano a tinte giallorosse “Il Romanista” si scaglia contro lo United, accusato di avere «rubato» alla Roma il giovane calciatore. «È un incubo!», attacca. «Nel giro di tre o quattro anni il suo valore aumenterà di 100 volte!», strepita il giornale della “Maggica”.

Contro lo United, monta l’indignazione di tutta la stampa sportiva italiana. Il club inglese viene accusato di fare in Italia razzia di talenti.

Prima Giuseppe Rossi, quindi Federico Macheda: e ora Petrucci. Poi toccherà a Simone Fornasier, e dopo a chissà chi.

Davide Petrucci (a destra) con l'amico e compagno di squadra Federico Macheda. A differenza di Davide,

Davide Petrucci con l’amico e compagno di squadra Federico Macheda. A differenza di Davide, “Kiko” esordirà in prima squadra con il botto. Ma sarà soltanto un fuoco di paglia.

Polemiche sterili. La Roma non ha margini di ricorso.

L’operazione di mercato non viola le norme vigenti. Di fatto Petrucci non era sotto contratto, dato che le regole in vigore in Italia prevedono il compimento dei 17 anni per siglare un contratto da professionista. Quando Petrucci firma con lo United, ne ha appena 16 e mezzo.

E comunque la Roma, per il disturbo, riceve un risarcimento di 200.000 euro.

Petrucci parte per Manchester il 30 giugno e il giorno dopo è già in campo. Si presenta ai suoi nuovi tifosi con questo video, pubblicato sul suo canale personale Youtube purtroppo abbandonato presto.

Un paio di settimane dopo, in Irlanda del Nord inizia la “Milk Cup”, un importante torneo giovanile. Lì Petrucci partecipa a una memorabile cavalcata che porta il Manchester United ad aggiudicarsi la Coppa.

Su internet si sparge la voce. Tifosi e addetti ai lavori si fregano le mani.

L’investitura ufficiale è tutta nelle parole del tecnico dell’Under-18 dello United, Paul McGuinness:

Ole Gunnar Solskjaer, centravanti del Man Utd dal 1996 al 2008 e fino al 2011 allenatore della squadra Riserve dei Red Devils.

Ole Gunnar Solskjaer, centravanti del Man Utd dal 1996 al 2008 e fino al 2011 allenatore della squadra Riserve dei Red Devils.

«Davide è un centrocampista a tutto campo. Sa rubare palla, distribuirla bene ai compagni, ha un’ottima tecnica di passaggio e un ottimo tiro». Qualche tempo dopo, i complimenti – e che complimenti – arriveranno anche dall’allenatore della squadra Riserve Ole Solskjaer: «Petrucci è tecnicamente e tatticamente dotato. Segna quei gol che salveresti su Dvd per la loro spettacolarità».

Il primo anno nell’Academy dello United è più che soddisfacente. Davide segna 5 gol in 14 presenze con l’Under-18 e una fantastica rete su punizione contro l’Accrington nella squadra riserve, dove si affaccia non ancora maggiorenne.

Nel febbraio 2009 Ferguson lo inserisce nella lista Champions insieme all’amico e compagno di squadra Macheda, ma una serie di infortuni lo costringono a stare ai box.

Petrucci torna a giocare con i pari età soltanto ad ottobre e a novembre con le Riserve. La nuova stagione è disgraziata. Qualche sporadica apparizione è intervallata da ripetuti infortuni.

Nel 2012 Petrucci sembra essersi messo definitivamente alle spalle gli infortuni delle due stagioni precedenti. Con la squadra Riserve vince campionato e Coppa. In questa fotoricordo posa con Michele Fornasier.

Nel 2012 Petrucci sembra essersi messo definitivamente alle spalle gli infortuni delle due stagioni precedenti. Con la squadra Riserve vince campionato e Coppa. In questa fotoricordo posa con Michele Fornasier.

L’anno dopo ancora peggio. Le continue indisposizioni ne bloccano il processo di maturazione. Il sogno di diventare il nuovo Cristiano Ronaldo si è momentaneamente rattrappito.

Le cose migliorano nella stagione 2011/2012. Fa parte stabilmente della squadra Riserve, di cui diventa capitano.

L’annata, che termina con il Double campionato-Manchester Senior Cup, gli regala una piccola grande soddisfazione.

Ferguson lo convoca in prima squadra per la sfida di Premier contro il Tottenham, per fargli respirare l’aria del calcio che conta.

Non ci sarà il tanto desiderato esordio ma il bilancio della stagione è eccellente: 25 presenze complessive, 8 gol e altrettanti assist. La società gli rinnova il contratto fino al 2015.

Nell’estate 2012 gli si presenta la grande occasione. Davide partecipa alla tournèe in oriente della prima squadra, ritagliandosi spazio in campo nelle sfide contro Amazulu e Shanghai Shenhua, impressionando il pubblico con alcune giocate di alta scuola.

L’emozione è grande, come testimonia questa breve intervista rilasciata alla televisione ufficiale del Manchester United.

Davide Petrucci festeggia il gol siglato contro il Leicester. Sarà l'unico della sua breve e sofrtunata esperienza al Peterborough.

Davide Petrucci festeggia il gol siglato contro il Leicester. Sarà l’unico della sua breve e sfortunata esperienza al Peterborough.

Nella prima parte della stagione, pur essendo di fatto aggregato alla prima squadra, rimane ai margini della squadra.

A gennaio, di comune accordo con la società, passa in prestito al Peterborough.

Una cessione temporanea che ricorda da vicino quelle dello stesso periodo di Marcello Trotta e Federico Macheda, passati rispettivamente a Brentford e Qpr.

L’esperienza con la maglia dei Blues comincia nel migliore dei modi. Petrucci prende subito le redini del centrocampo e segna il suo primo gol contro il Leicester.

Ma nel suo momento migliore, il gioiellino romano viene bloccato da un nuovo infortunio. Il calvario continua e a fine stagione il ragazzo avrà racimolato soltanto 4 presenze.

Petrucci con la maglia dell'Anversa, squadra della Belgacom League. A volerlo a tutti i costi il tecnico dell'Antwerp, una vecchia conoscenza del calcio inglese e del Chelsea: quel matto di John Floyd Hasselbaink.

Petrucci con la maglia dell’Anversa, squadra della Belgacom League. A volerlo a tutti i costi il tecnico dell’Antwerp, una vecchia conoscenza del calcio inglese e del Chelsea: quel matto di Jimmy Floyd Hasselbaink.

A giugno lo United lo riprende con sé. La fiducia in Petrucci dei Red Devils è totale ma per il bene di ambo le parti la soluzione ideale è una nuova cessione in prestito, questa volta all’Anversa.

Garantisce Jimmy Floyd Hasselbaink, vecchia bandiera del Chelsea e nuovo allenatore dei belgi.

Petrucci sbarca ad Anversa con grande entusiasmo, ma fatica ad ambientarsi. 12 presenze in Belgacom League e nel gennaio 2014 il nuovo ritorno a casa del figliol prodigo.

Petrucci il giorno della presentazione al Charlton Athletic. Impossibile sbagliarsi. Sullo sfondo si staglia l'inconfondibile stemma degli Addicks londinesi.

Petrucci il giorno della presentazione al Charlton Athletic. Impossibile sbagliarsi. Sullo sfondo si staglia l’inconfondibile stemma degli Addicks londinesi.

Ritorno istantaneo, dato che poco dopo Petrucci cambia nuovamente maglia, destinazione Charlton Athletic.

Ma qualcosa non va, solo 5 presenze e a giugno torna allo United.

L’estate 2014 è un momento cruciale della vita di Davide Petrucci.

Le ultime esperienze professionali sono state dimenticabili.

Eppure, facendo un rapido giro sui siti internet specializzati, i tifosi dei Red Devils continuano ad amarlo. I giudizi lusinghieri si sprecano, il ragazzo ha instaurato un ottimo rapporto con gli appassionati inglesi, che lo considerano una sorta di “capitan futuro”.

Davide Petrucci, nel 2014, dice addio allo United dopo sei anni. Una decisione irrevocabile per il bene della sua carriera, che a 23 anni deve trovare lo slancio che merita.

Davide Petrucci, nel 2014, dice addio allo United dopo sei anni. Una decisione irrevocabile per il bene della sua carriera, che a 23 anni deve trovare lo slancio che merita. Ma nonostante tutto i tifosi dei Red Devils non sono contenti. Segno che Davide, pur non esordendo mai in prima squadra, è entrato nel cuore degli esigenti sostenitori dello United.

A settembre la notizia ferale che trapassa come un dardo il cuore di tanti tifosi del Manchester.

Il “nuovo Totti” rescinde consensualmente il contratto con i Red Devils un anno prima della scadenza naturale.

Il comunicato ufficiale apparso sul sito dello United si sofferma sugli «infortuni che ne hanno bloccato lo sviluppo nel processo di maturazione» con cui sarebbe dovuto arrivare in prima squadra.

“Express” riporta la notizia con un titolo drammatico: «Un nuovo caso Paul Pogba?»

Forse esagera, forse no. Sta di fatto che Petrucci lascia il Manchester e firma un contratto biennale con il Cfr Cluj, squadra della serie A rumena.

Screenshot della homepage del sito Cfr Cluj il giorno dell'annuncio ufficiale della firma di Petrucci con il club più prestigioso della Transilvania.

Screenshot della homepage del sito Cfr Cluj il giorno dell’annuncio ufficiale della firma di Petrucci con il club più prestigioso della Transilvania.

L’esperienza in Romania è condizionata dalle disavventure finanziarie della società di Napoca, che a febbraio si vede infliggere 24 punti di penalizzazione.

Comincia così una lunghissima rincorsa alla salvezza, che nelle ultime giornate si trasforma in una lotta per un piazzamento europeo, dopo il passo indietro della Federazione nazionale con la restituzione dei 24 punti.

L’avventura di Petrucci in terra rumena è altalenante. Molta panchina nei primi mesi, qualche presenza a cavallo tra 2014 e 2015 e finalmente un posto da titolare nel finale di stagione.

Alla penultima giornata, un suo morbido destro a giro all’incrocio spedisce in B il Rapid Bucarest. Termina la stagione con un bilancio discreto: 14 presenze, un gol e 2 assist.

La stagione 2015/2016 inizia invece nel migliore dei modi.

Petrucci con il compagno di squadra Tadè in una foto di repertorio pubblicata in occasione della presentazione del ritiro che il Cluj ha fatto nell'estate 2015 a Bardonecchia.

Petrucci con il compagno di squadra Tadè in una foto di repertorio pubblicata in occasione della presentazione del ritiro che il Cluj ha fatto nell’estate 2015 a Bardonecchia.

Petrucci è stabilmente titolare, padrone del centrocampo in cui è abituato da sempre a giostrare con le sue morbide sventagliate sugli esterni e i suoi rapidi cambi di passo.

Il 31 luglio si toglie la soddisfazione di segnare un gol. Un tiro dalla distanza, direte voi.

E invece no. Petrucci sblocca il risultato con un perfetto colpo di testa a incrociare.

Una rete importante, accolta da Davide con una lunga esultanza a scacciare gli sfortunati infortuni degli ultimi anni, che spiana la strada alla vittoria all’inglese del Cluj contro il neopromosso Voluntari.

Mi perdonerà AsRomaLive per avere fregato (ehm preso in prestito) questa foto di Petrucci con la maglia della Nazionale Under-19. Che sia di buon auspicio per il futuro professionale del ragazzo, che l'anno scorso ha annunciati di voler tornare un giorno in Italia.

Mi perdonerà AsRomaLive per avere fregato (ehm preso in prestito) questa foto di Petrucci con la maglia della Nazionale Under-19. Che sia di buon auspicio per il futuro del ragazzo.

Il numero che campeggia sulle sue spalle? Che domande, ovviamente il “10”.

L’anno scorso Petrucci aveva rilasciato un’intervista dove aveva fatto chiarezza. Grazie al Manchester United che mi ha dato tanto.

Ma il passato è per definizione passato, alle mie spalle. Proprio come la maglia numero 10, riconoscimento del talento che si porta dietro fin da piccolo. Quando, con tecnica e personalità, sognava di dare il cinque a Francesco Totti.

Il sogno di sprofondare nel magico frastuono dell’Olimpico sembra tramontato. Forse Petrucci non sentirà mai la curva Sud cantare “grazie Roma”. E difficilmente proverà l’emozione di essere incitato dai 70 mila dell’Old Trafford.

Ma li porterà ugualmente nel cuore. Un cuore giallo e rosso. Giallo come il sole, rosso come il core de Roma. E “de Manchester”.

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