Maximiliano Uggè: dal vivaio dell’Inter alla Lituania venerando la Dea Atalanta

La vita di Maximiliano Uggè cambia totalmente nel gennaio 2013, quando firma con il Suduva, squadra della serie A lituana.

La vita di Maximiliano Uggè cambia totalmente nel gennaio 2013, quando firma con il Suduva, squadra della serie A lituana.

11 gennaio 2013. Maximiliano Uggè ha deciso: addio Italia, benvenuta Lituania.

La notizia del suo trasferimento al Suduva, club della città di Marijampolè, è accolta a Lecco come un fulmine a ciel sereno. Della squadra del ramo orientale del lago di Como Uggè, che di secondo nome fa Achille, è il perno centrale della difesa.

Normale che in città non la prendano benissimo.

«Giocavo in serie D e da alcuni anni pensavo di provare un’esperienza all’estero. Già qualche mese prima, il mio procuratore mi aveva comunicato che il Suduva mi voleva. Ho tentennato e ho rifiutato. Ma al loro secondo tentativo ho accettato subito».

Uggè, nel lasciare il calcio italiano, si vuole togliere qualche sassolino dalla scarpa. Anzi, un vero e proprio masso, come un moderno Sisifo.

L’ira funesta di Achille Uggè, figlio di una coppia italo-ucraina (e non di Peleo), si scaglia contro un preciso destinatario: l’Inter.

La foto che ritrae i festeggiamenti di Uggè e compagni per lo Scudetto ottenuto nel 2006 con i Giovanissimi Nazionali. Riconoscibilissimo Davide Santon, ma in quella squadra c'erano anche Laribi e Caldirola.

La foto che ritrae i festeggiamenti di Uggè e compagni per lo Scudetto ottenuto nel 2006 con i Giovanissimi Nazionali. Riconoscibilissimo Davide Santon, ma in quella squadra c’erano anche Laribi e Caldirola.

«In nerazzurro ho trascorso tutta la mia giovinezza calcistica, dai 7 anni fino alla Primavera. Ma una serie di promesse e contro-promesse non mantenute mi hanno portato a girare in prestito tra Monza, Trieste e Pavia, senza mai sentire grande fiducia da parte della società».

Perchè Uggè accettò di giocare nell’Inter a 7 anni? Sicuramente per il blasone della squadra.

Ma soprattutto per i colori sociali, che gli ricordavano la sua squadra del cuore.

Antico stemma dell'Atalanta, la squadra di cui Uggè è tifosissimo. Il ragazzo all'estero si trova bene, ma sarebbe disposto a tornare in Italia solo per vestire la maglia della

Antico stemma dell’Atalanta, la squadra di cui Uggè è tifosissimo. Il ragazzo all’estero si trova bene, ma sarebbe disposto a tornare in Italia solo per vestire la maglia della “Dea”, come la chiamano affettuosamente i tifosi bergamaschi.

Lui che è di Treviglio, lui che si chiama come un eroe della mitologia greca, non può che tifare l’Atalanta: la Dea, la squadra venerata dal popolo bergamasco.

L’unica squadra per cui Maximiliano, oggi, sarebbe disposto a tornare in Italia.

Senza contare che, sorpresa delle sorprese, il ragazzo bergamasco ha come idolo un rossonero purosangue: la leggenda vivente Paolo Maldini.

Ma è nel settore giovanile dell’Inter che Uggè si distingue fin da piccolo nel ruolo di difensore senza fronzoli, pur con un tasso tecnico superiore alla media dei suoi colleghi.

Alto, prestante e roccioso, Maximiliano sarebbe poi diventato un regista difensivo capace di coniugare fisicità e piedi buoni.

In questa foto di squadra degli Allievi - Nazionali dell'Inter stagione 2007/2008, Uggè è il quinto da destra della fila in alto. Maximiliano ha vestito la maglia della Beneamata per 11 anni, dal 1998 al 2009.

In questa foto di squadra degli Allievi – Nazionali dell’Inter stagione 2007/2008, Uggè è il quinto da destra della fila in alto. Maximiliano ha vestito la maglia della Beneamata per 11 anni, dal 1998 al 2009.

Il suo percorso di maturazione fisico-calcistica è impreziosito da grandi soddisfazioni personali. Su tutte le vittorie di squadra ottenute nel triennio 2006-2008.

La prima con i Giovanissimi Nazionali e la seconda con gli Allievi Nazionali, in compagnia di gente come Obi, Destro, Laribi, Santon e Caldirola.

Contrariamente alle previsioni lo step successivo, vale a dire il passaggio alla formazione Primavera, non si perfeziona.

Ed è qui che il giocattolo si rompe.

Dal 2008, Uggè viene sballottato da una parte all’altra della Lombardia, con un breve cameo in Venezia-Giulia con la maglia della Triestina.

Maximiliano Uggè termina la sua carriera

Maximiliano Uggè termina la sua carriera “italiana” nel 2013, con la casacca del Lecco, in serie D. Troppo ghiotta l’opportunità di giocare da titolare in un club di serie A, per quanto lituana.

Monza, Pavia e Lecco, tra serie C e D, ritagliandosi ovunque abbastanza spazio.

E guadagnandosi l’attenzione di Rocca, Ct della Nazionale under-20, con cui colleziona due presenze.

Poi il biglietto solo andata per la Lituania, nel gennaio 2013.

Un viaggio a cui si prepara non solo psicologicamente. «Mamma, mi dai due dritte di russo?». «Certo, tesoro».

Maximiliano ha un vantaggio non indifferente: sua madre è nata in Russia (è lei ad avergli voluto a tutti i costi mettergli la “x” nel nome). È anche per questo che il ragazzo accetta il “salto nel buio” nordeuropeo.

http://player.sky.it/external/sport/50/175763

Una metafora con un fondo di realtà, dato che nei Paesi baltici d’inverno le ore di sole si riducono al lumicino.

Normale che il primo impatto con Marijampolè sia traumatico.

Foto di squadra del Suduva calc...No scusate, mi sono sbagliato. Ma sarebbe un peccato cancellare la foto, non trovate?

Foto di squadra del Suduva calc…No scusate, mi sono sbagliato. Ma sarebbe un peccato togliere questa immagine, non trovate?

«Appena arrivato in Lituania volevo scappare subito. Non avevo più voglia di rimanere lì, mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Ma alla fine…»

Alla fine Maximiliano si è abituato allo stile di vita del Paese a strisce giallobiancoverdi, raccontando che mai si sarebbe aspettato di vivere un’esperienza così bella.

Certo, le premesse non erano delle migliori. Atterrato all’aeroporto di Vilnius il termometro recitava impietoso: -34°.

Max Uggè in una delle sue prime partite con il Suduva, anno solare 2013.

Max Uggè in una delle sue prime partite con il Suduva, nell’anno solare 2013.

Gli veniva da piangere.

«Non c’era solo il freddo, ma anche il problema della lingua. Mamma mi aveva insegnato il russo, però non capivo nulla di quello parlato in Lituania. Mi sentivo fuori dal mondo, l’unico straniero in una marea di lituani. Ma poi le persone del luogo mi hanno aiutato molto. Sono molto accoglienti e ti fanno sentire a tuo agio. Vogliono realmente capire le altre culture, si interessano».

I popoli baltici sono proprio così, specialmente se non appartenenti al ceppo russo.

Il trasferimento di Uggè in Lituania è la classica notizia

Il trasferimento di Uggè in Lituania è la classica notizia “strana ma vera”. Dunque, non sorprende che ne abbia parlato anche la Gazzetta dello Sport.

La Lituania stessa è un Paese moderno, che ha saputo catturare il meglio delle tante culture che le sono state imposte nei secoli per adottare una mentalità positiva, che considera l’integrazione un fattore di arricchimento umano ed economico (a questo blog lo aveva già spiegato bene Fabio Possagno).

La composizione della rosa del Suduva è lo specchio di questa mentalità, avendo al suo interno ragazzi provenienti da ogni parte d’Europa.

Ormai il dominio dell’Unione Sovietica è un vaghissimo ricordo e lo stile di vita dei Lituani non si allontana poi così tanto dalle nostre abitudini.

Normale che a distanza di quasi tre anni dal suo atterraggio sul Mar Baltico, per Uggè vivere a Marijampolè è diventata una piacevole normalità.

Come giocare nel campionato lituano, che negli ultimi anni è migliorato moltissimo.

Uggè immortalato durante una partita di campionato contro lo Zalgiris Vilnius mentre cerca di contrastare un avversario.

Uggè immortalato durante una partita di campionato contro lo Zalgiris Vilnius mentre cerca di contrastare un avversario.

«Il livello della A Lyga non equivale certamente alla nostra serie A, ma di recente si sono evoluti parecchio, anche perchè hanno cominciato ad arrivare molti soldi dall’estero. Una cosa simile accade con gli allenatori stranieri, che sono sempre di più. Per esempio, il nostro primo allenatore è serbo e il suo secondo è bosniaco. Segno dei tempi che cambiano in fretta».

E che sorridono al Suduva, capace di scalare in fretta le gerarchie del calcio nazionale.

Il processo di crescita del Suduva a partire dagli anni 2000 è passato anche dall'ingaggio di allenatori stranieri. Su tutti Rino Lavezzini, che ha guidato la prima squadra di Marjiumpolé dal 2004 al 2005, conquistando un settimo e un terzo posto.

Il processo di crescita del Suduva a partire dagli anni 2000 è passato anche dall’ingaggio di allenatori stranieri. Su tutti l’ex tecnico del Genoa Rino Lavezzini, che ha guidato la prima squadra di Marjiumpolé dal 2004 al 2005, conquistando un settimo e un terzo posto.

Merito della nuova proprietà, che nel 2002 ha riportato la squadra in serie A e da allora l’ha mantenuta sempre ad alti livelli, con due secondi e tre terzi posti in campionato negli ultimi 10 anni, a cui aggiungere tre trofei: due coppe nazionali e una supercoppa, tra il 2006 e il 2009.

Un palmarés di tutto rispetto per una società che ultimamente si è sempre più organizzata, con uno scouting di alto livello capace di individuare in giro per l’Europa elementi in grado di alzare il livello della rosa.

“Vartis!” È con questa esclamazione che in Lituania si festeggia un gol. In questo fotomontaggio, la pagina Facebook ufficiale del Suduva festeggiava il gol decisivo di Uggè contro Atlantas, il 22 settembre 2015. E comunque l’addetto stampa si è scordato l’accento sulla “e”!

Come successo a Maximiliano Uggè, che in tre anni ha superato le 90 presenze in campionato (condite da una decina di gol, anzi di “vardis” come dicono in Lituania), diventando vice-capitano della squadra.

«La stagione sta per finire e siamo terzi in classifica. Il nostro obiettivo è mantenere la posizione per qualificarci in Europa League, dove stiamo cercando di tornare per riscattare una sconfitta incredibile che abbiamo rimediato qualche anno fa».

Era l’11 luglio 2013. Il Suduva stava giocando il ritorno del primo turno preliminare di E. League contro i macedoni del Turnovo, dopo il 2-2 dell’andata. Uggè e compagni vanno in vantaggio due volte ma per colpa di un arbitraggio discutibile rimangono in 10 e perdono ai rigori.

Un dramma sportivo che a distanza di tempo non è ancora andato giù a Maximiliano.

Tra un allenamento e l'altro, almeno d'estate, in Lituania la vita del calciatore scorre lentamente, senza troppi scossoni. Qui Uggè posa con l'amico e compagno di reparto Vilmantas Bagdanavičius.

Tra un allenamento e l’altro, almeno d’estate, in Lituania la vita del calciatore scorre lentamente, senza troppi scossoni. Qui Max Uggè posa con l’amico e compagno di reparto Vilmantas Bagdanavičius.

«Una partita maledetta. Rimanemmo increduli, per tre o quattro giorni non facevo altro che ripensarci, non ci posso ancora credere ma purtroppo nel calcio accade anche questo. Nella vita non si sa mai cosa ci aspetta».

Già, la vita è imprevedibile. Anche se in Lituania le emozioni scarseggiano.

Uggè racconta che al di fuori del campo non ci sono tantissime cose da fare.

Gli svaghi sono pochi e la vita è tranquilla, a meno di non andare a Kaunas o nella capitale Vilnius, dove ha sede l’imbattibile Zalgiris, vincitore delle ultime tre edizioni del campionato nazionale.

Uggè e Russo, compagni di squadra al Suduva nel 2014 ma soprattutto grandi amici fuori dal campo. Oggi Russo gioca in Estonia, nel Sillamae Kalev.

Uggè e Russo, compagni di squadra al Suduva nel 2014 ma soprattutto grandi amici fuori dal campo. Oggi Russo gioca in Estonia, nel Sillamae Kalev.

Il Paese non è impermeabile agli italiani.

Abbiamo già raccontato in altri post le storie di Marco Ragini al Dainava Alytus e di Fabio Possagno.

Ma oltre a loro, un altro ragazzo già incontrato sulla nostra strada ha giocato nella Lyga A: Giorgio Russo, compagno di squadra di Uggè al Suduva nel 2014.

Quando gliene parli, a Maximiliano si illuminano gli occhi.

«Giorgio è un grande giocatore ma soprattutto un grande amico. Giocare con lui è stato un onore. Peccato che quest’anno sia andato a giocare in Estonia (nel Sillamae Kalev, nda), ma nonostante la distanza ci sentiamo regolarmente».

Se tra gli svantaggi della Lituania ci sono il freddo e il mangiare, il fatto di avere un pubblico che ti lascia respirare è un fattore positivo. Così dice Maximiliano, che tuttavia ci tiene a precisare:

Pochi ma buoni, sempre con una birra in mano per combattere il freddo pungente di Marjiumpolé. Ecco chi sono i tifosi del Suduva, qui immortalati in azione al'interno di uno stadio al coperto.

Pochi ma buoni, sempre con una birra in mano per combattere il freddo pungente di Marjiumpolé. Ecco chi sono i tifosi del Suduva, qui immortalati in uno stadio al coperto

«È vero, i tifosi non sono pressanti ma sono comunque molto socievoli. Come accade in Italia, se vinci sono contenti mentre se le cose non vanno bene si arrabbiano, com’è giusto che sia».

Ma i sostenitori del Suduva, radunati nel gruppo ultras “Suduvos Sakalai”, non si possono proprio lamentare.

Quest’anno la squadra è vicina a conquistare il terzo posto in classifica, dietro agli inarrivabili Zalgiris e Trakai ed è in lizza per vincere la coppa lituana.

Foto di squadra del 2014 scattata all'interno dell'Arvi Football Arena, lo stadio all'aperto del Suduva. A pochi metri di distanza un altro impianto ma questa volta al coperto, ideale per giocare d'inverno. In effetti, 34 gradi sotto zero sono pochini per riuscire a correre senza sentirsi male.

Foto di squadra del 2014 scattata all’interno dell’Arvi Football Arena, lo stadio all’aperto del Suduva. A pochi metri di distanza un altro impianto al coperto, ideale per giocare d’inverno. In effetti, 34 gradi sotto zero sono pochini per riuscire a correre senza congelarsi.

Un anno solare particolarmente brillante per il Suduva, che deve gran parte dei propri successi alle strutture all’avanguardia di cui dispone.

Innanzitutto, uno stadio bellissimo.

La prima squadra gioca le sue partite interne nella Arvi Football Arena, un gioiellino inaugurato nel 2008 e realizzato grazie ai contributi dell’Unione Europea, con una capienza di 9.000 posti.

E non è finita qui, come spiega Maximiliano:

«Per quanto riguarda le strutture, credo che la nostra società sia tra le migliori della Lituania. Oltre allo stadio di recente costruzione, abbiamo un campo al coperto dove giocare d’inverno e una miriade di campi d’allenamento a disposizione della prima squadra e del settore giovanile».

Max Uggè mentre si fa simpaticamente spolverare le scarpe da uno

Max Uggè mentre si fa simpaticamente spolverare le scarpe da uno “sciuscià” di bronzo.

Uggè non è un ragazzo dai modi spicci.

Riflessivo e razionale, ha proiettato le sue caratteristiche mentali sul campo da calcio, facendosi apprezzare per visione di gioco e intelligenza tattica.

Ovvio che la sua attenzione sia rivolta al presente, pur con qualche pensiero al futuro.

Il presente di Uggè è in Lituania, ma in futuro non si può mai sapere. E se arrivasse una proposta dall'Italia? Magari da Bergamo? Max non avrebbe dubbi. Per la Dea sarebbe disposto anche a fare...sacrifici umani!

Il presente di Uggè è in Lituania, ma in futuro non si può mai sapere. E se arrivasse una proposta dall’Italia? Magari da Bergamo? Max non avrebbe dubbi. Per la Dea sarebbe disposto anche a fare…sacrifici umani!

«Al Suduva sto bene, ma miro a qualcosa di più. Avendo voglia di giocare e farmi vedere, sarebbe più congeniale trovare un altro Paese. Chiaramente mi piacerebbe tornare in Italia, ma se lo facessi, sarebbe esclusivamente per vestire la maglia dell’Atalanta».

“Support your local team”: una regola cara ai tifosi inglesi, molto più abituati rispetto ai loro colleghi italiani a tifare la squadra della loro città.

Una qualità in cui eccelle Maximiliano Uggè, bergamasco pragmatico che sogna un giorno vicino o lontano, parafrasando il presentatore Nunzio Filogamo, di vestire la maglia della Dea.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...