Antonio Stelitano: il terzino partito da Messina per vincere uno Scudetto nei Caraibi

Messina è una città di passaggio. A Messina transitano ogni giorno migliaia di turisti che fanno la spola con Reggio Calabria.

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Antonio Stelitano, classe 1987, è un terzino destro nativo di Messina. È diventato famoso nel 2014, quando in Italia è rimbalzata la notizia dello Scudetto che ha vinto in Repubblica Dominicana con la maglia del Moca.

Messina, martoriata in passato da terribili calamità naturali, è chiamata “la porta della Sicilia”. Qui ha mosso i suoi primi passi da allenatore il “Professore” Franco Scoglio.

E qui ha tirato i primi calci Antonio Stelitano. Un ragazzo come tanti, ma con una sostanziale differenza.

Per realizzare i propri sogni, per fare il calciatore, Antonio ha sfidato la paura del diverso volando nella Repubblica Dominicana. Dove ha vinto il primo Scudetto della sua vita.

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Foto di squadra dell’Fc Moca risalente al 2014. Quell’anno Antonio Stelitano, il primo da sinistra della fila in basso, ha giocato da protagonista tutte le partite stagionali, conquistando il primo storico Scudetto della sua carriera da calciatore professionista.

«Luglio 2013. Sono stato tesserato dal Parma, ma per me non c’era spazio. La società mi voleva valorizzare e così mi ha ceduto alla squadra più forte del campionato dominicano: il Moca».

Con la “Juventus dominicana” (ne condivide persino i colori sociali), Stelitano si è tolto la soddisfazione più grande della sua carriera, trascorsa dal 2010 a oggi in un continuo girovagare da un Paese all’altro.

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Nonostante la giovane età (28 anni), Stelitano ha già giocato in cinque Paesi diversi: oltre all’Italia, Romania, Repubblica Dominicana, Spagna e Argentina.

Infatti, il curriculum di questo terzino destro classe 1987 si è arricchito negli ultimi cinque anni di un ruolino di esperienze internazionali unico nel suo genere: Argentina, Spagna e più volte la Romania.

Una vita da infaticabile globe-trotter, cominciata come tutti in un polveroso campetto di periferia.

«Ho iniziato a giocare da ragazzino in Eccellenza e poi in serie D nel Giarre, la squadra del mio paese. A 22 anni ho disputato la mia prima stagione tra i professionisti all’Igea Virtus, in serie C2, dove ho totalizzato 21 presenze e un gol. Mi sembrava di toccare il cielo con un dito, ma poi…»

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Dopo alcuni anni passati tra Eccellenza e serie D, Stelitano fa il salto tra i professionisti con l’Igea Virtus. In serie C2, totalizza 21 presenze e un gol. Ma la società fallisce e allora…

Il solito copione.

La società di Barcellona Pozzo di Gotto non ha i soldi per iscriversi al campionato e Stelitano deve ricominciare da capo, magari da un’ambiziosa piazza siciliana.

E invece, tra lo stupore degli addetti ai lavori del calcio locale, cambia Paese e continente. Vola in Argentina.

«Ci sono arrivato quasi per caso, grazie al procuratore di un mio compagno argentino che aveva firmato per l’Igea. La società era fallita, io mi allenavo col Milazzo ma non avevo speranze di essere tesserato. Quando si è fatto avanti l’Union Arroyo Seco non ci ho pensato due volte».

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Dopo il fallimento dell’Igea Virtus, grazie al procuratore di un compagno di squadra, Stelitano trova un ingaggio in Argentina, all’Union Arroyo Seco. In bianconero – un abbinamento cromatico che gli porterà fortuna – colleziona 15 presenze.

Rosario è una città portuale, non così dissimile da Messina. Normale che l’atterraggio di Stelitano nella provincia di Santa Fe sia morbido.

L’esatto contrario del calcio argentino, rude e senza fronzoli. Anche nell’equivalente della nostra C2, anzi, soprattutto per questo.

Nel marzo 2012, dopo essersi tolto qualche soddisfazione sulle rive del fiume Paranà, Stelitano torna in Italia a giocare in serie D, nel Cittanova.

Ma il terzino messinese sogna ben altri traguardi e per raggiungerli firma per i rumeni del Turnu-Severin, dove rimane una manciata di mesi.

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Un reperto storico tirato fuori dal suo scrigno dei ricordi, o più prosaicamente, dalla galleria del suo cellulare: Antonio Stelitano il giorno della presentazione a Parma. Sarà un’esperienza breve ma fondamentale per il suo futuro.

A causa di una situazione societaria difficile, la prima esperienza rumena di Stelitano è tutt’altro che memorabile.

Eppure, il bicchiere è mezzo pieno.

Infatti, Antonio finisce per rimanere impigliato tra le maglie della rete a strascico lanciata dal Parma.

In quel periodo la società gialloblù fa incetta di calciatori, comprandoli e rivendendoli come pacchi postali.

Per il ragazzo è una fortuna-sfortuna.

«Ero tra le decine di giocatori in esubero, normale che dovessi lasciare Parma in prestito».

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La prima metà del 2014 è probabilmente il periodo più bello della carriera di Stelitano, che vola in Repubblica Dominicana e stravince lo Scudetto con i pluri-campioni del Moca.

Meno normale che la sua nuova destinazione sia un Paese “sperduto” dall’altra parte del mondo, fetta orientale dell’isola di Hispaniola.

Così sperduto che Luciano Gaucci, ex presidente del Perugia, lo ha scelto come “buen ritiro” della sua vecchiaia, scaricando le sue magagne giudiziarie sui figli di primo letto Riccardo e Alessandro.

La capitale della Repubblica Dominicana è Santo Domingo, dove scorrazza l’esule Gaucci.

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La tribuna principale dello stadio comunale di Moca, dove gioca la squadra più titolata del calcio sudamericano.

114 km più a nord si trova la città di Moca, 180.000 abitanti di cui la maggioranza pazzi per il calcio e per la squadra cittadina.

Strano ma vero, in un Paese dove lo sport nazionale è sempre stato il baseball.

L’Fc Moca ha un palmarès di tutto rispetto: 14 Scudetti di cui tre negli ultimi cinque anni.

Tra i protagonisti dell’ultimo titolo datato 2014 c’è anche Antonio Stelitano il quale, accettando questa nuova destinazione, è entrato nel guinness dei primati: è diventato infatti il primo calciatore europeo – e non solo italiano – a giocare nel campionato della Repubblica Dominicana.

Un record noto anche alla stampa locale che, neanche mezz’ora dopo il suo arrivo in città, lo ha subito intervistato accogliendolo come un vip.

In questo simpatico faccia a faccia registrato in una tv locale di Moca, Stelitano si augurava il meglio per questa nuova avventura.

È stato buon profeta, come ha avuto modo di raccontare successivamente.

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Questa foto racconta tanto delle caratteristiche del campionato dominicano. Forza fisica e velocità le sue qualità principali, compensate da un’attenzione alla tattica praticamente pari a zero.

«L’esperienza nei Caraibi è stata una delle più importanti della mia vita, sia a livello umano che calcistico. Ringrazio il Moca per avermi consentito di realizzare il mio sogno di giocare in un massimo campionato. Per me è stata una rivoluzione; per la prima volta nella mia carriera da calciatore, mi sono trovato in una squadra che ammazza il campionato. La stagione è stata perfetta: abbiamo vinto tutte le partite (12 di campionato più i play-off), a parte un pareggio e una sconfitta. E sono diventato l’idolo dei tifosi».

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Il bilancio caraibico di Stelitano è positivo sotto ogni punto di vista. Gioca titolare fisso e contribuisce alla vittoria del tredicesimo Scudetto per il Moca, la “Juventus dominicana”.

Dato che nella Repubblica Dominicana, Stelitano conquista le copertine dei giornali e la ribalta televisiva.

Certo, il livello della serie A del Paese caraibico non è altissimo.

Nel ranking mondiale Fifa, la Nazionale si colloca al 149° posto su 209. Ma negli ultimi anni il movimento è in crescita.

«Il calcio locale è in grande espansione. La Nazionale ha giocato un’amichevole con il Brasile, segno che la Federazione nazionale vuole crescere. Sia chiaro che il livello rimane abbastanza basso. Com’è il calcio dominicano? Molto diverso dal nostro; ci sono tanta corsa e molta fisicità, ma un’attenzione insufficiente alla tattica. Le squadre più forti giocano a un livello simile alla nostra Lega Pro, le altre sembrano squadre di serie D. Ma con una forza fisica superiore».

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Lo stemma del Moca, la squadra calcistica con il maggior numero di vittorie nel campionato della Repubblica Dominicana.

La formula del campionato dominicano è abbastanza complicata. Ci sono dodici squadre in tutto, divise in due gironi da sei.

Le prime due di ogni raggruppamento si qualificano ai play-off, che si giocano con un sistema di semifinali e finali simile alla nostra Lega Pro.

Si svolge tutto nella prima metà dell’anno solare: la fase finale nel mese di luglio, all’Estadio Olímpico Félix Sánchez, dove gioca la Nazionale.

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Il centro di Moca immortalato nel luglio 2012. La squadra della città ha appena vinto il suo dodicesimo Scudetto. I tifosi invadono pacificamente le strade della città per festeggiare l’ennesimo titolo.

Ovviamente, l’esperienza caraibica di Antonio Stelitano non si è limitata al campo da calcio.

Una domanda sorge spontanea: come si vive in Repubblica Dominicana? E che città è Moca?

«Sono stato trattato come un re e non mi posso lamentare. Ma ho avuto qualche problema nell’abituarmi al caldo. Cosa facevo di sera? Stavo quasi sempre a casa, dato che mi consigliavano di non uscire. Mi sono consolato con televisione e internet, pur con una connessione lentissima. Moca è una città povera ma dignitosa, dove mi sono trovato benissimo e ho incontrato gente di grandissima disponibilità».

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Mica facile saltare dalla serie A dominicana alla C2 spagnola, passando per un fugace rientro a Parma. Stelitano lo fa e si accasa al Buelna, in Tercera Divisiòn.

Neanche il tempo di festeggiare il primo trofeo vinto in carriera, che Stelitano deve mettere insieme tutti i suoi effetti personali e infilarli in valigia: si torna a Parma, ma con quali prospettive?

Antonio sa bene di non avere futuro in Emilia e decide di rimettersi in gioco. Rescinde il contratto e parte per una nuova avventura oltre i confini italiani.

Questa volta il viaggio è breve: la nuova destinazione è il Buelna, squadra spagnola di Tercera División con sede nel nord del Paese.

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Il centro sportivo del Buelna in una foto di repertorio.

Gli fanno compagnia tanti suoi connazionali con il cuore da “palloninfuga”: Gennaro Acampora, Francesco Pisano (figlio dell’ex bomber di Spezia e Salernitana Giovanni Pisano) e Jacopo Marchetti.

L’ambiente di Buelna è poco stimolante. La società vive una crisi finanziaria e chiede ai suoi giocatori di ridursi radicalmente lo stipendio. Un passo indietro che convince Stelitano a lasciare.

«Ma nonosanate tutto, devo dire che il calcio spagnolo è tra i migliori del mondo. Noi Italiani saremo pure i maestri della tattica, ma da quelle parti c’è un’altra filosofia. Nelle categorie inferiori ci sono le squadre B delle società più importanti, dove i giovani trovano spazio, liberi di sbagliare e di crescere. Un modello da cui dovremmo prendere spunto anche noi».

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Il primo giorno di allenamento a Balotesti per Antonio Stelitano, che ha trovato lì una vecchia conoscenza sua e del calcio italiano anni Novanta: il bomber di cadetteria Giovanni Pisano, che nel 2014 ha lasciato gli Allievi della Salernitana per sedersi sulla panchina del Balotesti.

Nel febbraio 2015 la Romania gli spalanca nuovamente le porte.

Stelitano firma un contratto fino a fine stagione con il Balotesti, cercato e fortemente voluto proprio dal neo-allenatore Giovanni Pisano.

Nella sua breve esperienza in maglia rossoblù, Antonio colleziona un buon numero di presenze e contribuisce a risollevare le sorti della squadra, inizialmente impelagata nella lotta per non retrocedere.

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Nell’estate 2015 Stelitano è vicinissimo a ritornare in Italia. Ma alla fine…

In estate si rincorrono le voci sul suo possibile rientro in Italia. Le offerte non mancano, su tutte quella del Padova.

Sulle sue tracce c’è anche il Trapani. Stelitano si racconta a Sportal.it:

«Mettersi alla prova in cadetteria sarebbe un sogno. Con un maestro come Cosmi, poi, sarebbe fantastico».

Anche Teramo e Pontedera manifestano interesse. Ma il ritorno in patria non s’ha da fare e Antonio decide di ripartire per la Romania, ancora una volta in serie B, ancora una volta con mister Pisano: la sua nuova squadra è il Caransebes, che inizia la stagione con l’obiettivo di centrare i play-off.

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Stadio piccolo ma infuocato. Stelitano viene accolto così a Caransebes, nella serie B rumena, dove ha ritrovato una sua vecchia conoscenza: mister Giovanni Pisano, già suo tecnico al Balotesti.

Oltre a Stelitano, in rosa ci sono altri tre connazionali: il già citato Ciccio Pisano, di ruolo attaccante come il papà, il difensore Adelio Cerbone e il centrocampista Alessandro La Vecchia.

Un bel gruppetto di italiani che tuttavia, a novembre, ha visto la defezione del tecnico, allontanato dopo una lunga serie di sconfitte.

Nonostante tutto, la pattuglia di giocatori italiani si sta facendo notare in positivo e tra i migliori c’è proprio Stelitano. Non è un caso che le statistiche lo mettano al primo posto tra tutta la rosa per minuti giocati.

Per quanto riguarda il calcio romeno in generale, non è più quello di un tempo.

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Stelitano si appresta a rimettere in gioco il pallone. La maglia è quella del Caransebes.

Tutti si ricordano la Steaua Bucarest capace di vincere nel 1986 una Coppa Campioni.

Mentre nel decennio successivo è uscito dai confini nazionali un certo Gheorge Hagi. Il “futbolista de rasa” capace di far innamorare Barcellona e Real Madrid. Ma come spiega Antonio, qualcosa sta cambiando.

«Non mi aspettavo di trovare un livello così alto. La serie B romena equivale a una nostra Lega Pro; gli stadi sono molto belli e il pubblico è sempre caldo. Altri italiani nel campionato romeno? A parte Davide Petrucci che gioca in serie A, nel Gaz Metan giocano Cosimo Figliomeni e Roberto Romeo, ex Hinterreggio e Catanzaro. Sono bravissimi ragazzi e ottimi calciatori».

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Un collage di foto che lo ritraggono realizzato nel novembre 2015 da Antonio Stelitano.

Nel giro di cinque anni la vita di Antonio Stelitano è cambiata totalmente.

Giocare all’estero gli ha consentito di uscire dalla routine del calcio italiano per abbracciare una dimensione nuova, fatta di esperienze che lo hanno arricchito anche sotto il profilo umano.

Lasciare l’Italia non è stato facile.

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Antonio è un portatore sano di nostalgia, ancorato ai vecchi valori del calcio di una volta. Quando l’11 faceva l’ala sinistra, il 5 lo stopper e il 2 il terzino destro. Proprio come Antonio Stelitano.

«Sono legatissimo ai miei genitori e alla mia famiglia: mi mancano tanto. Per fortuna sono riuscito a integrarmi ovunque. Me la cavo con l’inglese e con il rumeno, mentre parlo perfettamente il castigliano e lo spagnolo. Invece ho avuto qualche problema con il francese. Quando giocavo in Rep. Dominicana avevo due compagni haitiani con cui capirsi era impossibile».

Intanto Antonio Stelitano pensa solo al presente. Quando gli chiedi in che squadra vorrebbe andare a giocare, preferisce non rispondere. Il «carpe diem» gli calza a pennello: meglio Orazio di Pindaro.

D’accordo le ambizioni, ma questo ragazzo ha la testa sulle spalle.

E costruisce il suo futuro mattone su mattone, andando ovunque ci sia la possibilità di presidiare una fascia destra. Da Messina fino in Argentina, passando per le contraddizioni della Romania e della Rep. Dominicana.

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