Marco Baruffato, l’allenatore che ha sconfitto i pregiudizi conquistando una panchina nella serie A finlandese

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Scorcio della foresta finlandese fuori da Ylojarvi, cittadina del sud-ovest della Finlandia. Il Paese scandinavo è noto in tutto il mondo per la cascata di colori che lo caratterizzano: su tutti il verde dei boschi, il bianco della neve e l’azzurro dei suoi 190 mila laghi.

Quando pensi alla Finlandia, anche senza esserci mai stato, provi un naturale senso di pace.

Questo Paese, oblunga terra di mezzo tra l’Occidente e il gigante russo, è conosciuto nel mondo per alcuni tratti distintivi che lo rendono un unicum nel panorama internazionale.

700 fiumi, 180 mila isole e 190 mila laghi che testimoniano il suo rapporto strettissimo con l’acqua, ferma o mobile che sia.

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Perchè giocare a calcio, a basket o a tennis quando puoi divertirti con il “pesapallo”? Stiamo parlando dello sport nazionale finlandese, molto simile al baseball e introdotto in via sperimentale alle Olimpiadi di Helsinki del 1952.

Natura incontaminata e paesaggi fiabeschi, dove immergersi nel tempo libero in sella alla propria bici.

Tre colori dominanti: il verde dei boschi, l’azzurro dell’acqua e il bianco della neve.

E il calcio. Anzi, no.

Visto che il “folber” è soltanto al quarto posto nella classifica degli sport più seguiti nel Paese dopo il “pesapallo (una variante del baseball), l’hockey su ghiaccio e i motori.

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Marco Baruffato è stato allenatore dell’Ilves, squadra della serie A finlandese con sede a Tampere, dall’ottobre al novembre 2015.

La Finlandia è un Paese distante anni luce dall’Italia. Per cultura, gastronomia, paesaggi, stile di vita.

Eppure, c’è chi ha portato lì moglie e figli per lavorare nel settore calcistico, storicamente ostico (e anche agnostico? Cit.) alle tradizioni sportive del Paese scandinavo.

Stiamo parlando di Marco Baruffato: allenatore dell’Ilves, squadra della serie A finlandese con sede a Tampere, nel sud del Paese.

Baruffato, che dal 2013 vive a due passi da Ylojarvi (appena cinque minuti di macchina da Tampere), è diventato famoso in Italia l’8 ottobre 2015.

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Keith Armstrong è un allenatore inglese che ha scoperto la Finlandia da giocatore. Dopo una prima esperienza in terra finnica nel 1978, si è innamorato del Paese scandinavo al punto da trasferire lì la sua residenza. Tra il 2014 e il 2015 è stato allenatore dell’Ilves, prima della clamorosa gaffe che gli è costata l’esonero.

Quel giorno, i siti internet sportivi e non solo pubblicano una notizia curiosa.

L’inglese Keith Armstrong, primo allenatore dell’Ilves, l’ha fatta grossa. Anzichè andare regolarmente in panchina per una partita della sua squadra, l’ex tecnico dell’Hjk si è presentato negli studi dell’emittente MTV3 per commentare un match di Premier League.

Apriti cielo.

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Un’uscita a vuoto (chiamiamola così) di Armstrong è un’occasione d’oro per il suo vice Marco Baruffato, scelto dalla società per guidare l’Ilves alla salvezza nelle ultime tre giornate di campionato.

Il direttivo dell’Ilves lo scopre e vota all’unanimità il suo licenziamento, promuovendo al ruolo di primo allenatore il suo vice Marco Baruffato.

Che contribuisce al raggiungimento della salvezza, ottenuta con la vittoria in trasferta per 2-1 contro il Ktp, festeggiata così dalla squadra.

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Baruffato non è semplicemente un allenatore, ma un professionista a 360 gradi della preparazione atletica declinata al calcio.

«Sicuramente ho dato una mano alla squadra, ma gran merito della salvezza è di Armstrong, un allenatore di grande esperienza con cui ho avuto il piacere e il privilegio di lavorare».

Si schermisce, Marco Baruffato.

Un professionista a 360 gradi e non un semplice tecnico di calcio, con un passato (e un presente) da preparatore atletico, vice allenatore, educatore e insegnante di educazione fisica.

Nato a Varese nel 1965 e laureatosi nel 1988 a Milano in scienze motorie, Baruffato fa il suo ingresso nel mondo del calcio nel 1990.

Nell’anno delle “notti magiche” cantate dall’insolito duo formato da Edoardo Bennato e Gianna Nannini, ancora giovanissimo Baruffato entra come preparatore atletico e dei portieri nello staff tecnico del Varese, allora in serie C1, prima di diventarne due anni dopo anche l’allenatore in seconda.

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Baruffato nasce a Varese nel 1965. Ed è proprio con la squadra della sua città che forma un rapporto professionale lunghissimo, durato dal 1990 al 2007.

È l’inizio di un lunghissimo rapporto professionale, terminato nel 2007, durante il quale l’allenatore varesino lavora a stretto contatto con tecnici che hanno fatto la storia recente della società biancorossa, come Mario Beretta e Devis Mangia.

Poi, per ragioni personali, Marco lascia il professionismo, conquistato sul campo sfiorando nel 2004 addirittura la serie B.

17 lunghi anni dove i ruoli di preparatore atletico e vice allenatore del Varese sono state solo alcune delle sue mille attività.

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La foto è di scarsa qualità e non rende onore ai personaggi che vi compaiono. Lavorare a fianco di un maestro indiscusso come Mario Beretta è servito a Baruffato per accrescere in maniera consistente le sue doti di allenatore.

Il curriculum di Baruffato è impressionante; infatti, il tecnico del varesotto aveva già cominciato a lavorare nel 1984 come istruttore di body-building e fitness.

L’elenco è lunghissimo: allenatore di pallavolo, istruttore di nuoto, professore di educazione fisica, consulente in preparazione atletica…

Una lista infinita di mestieri coronata negli ultimi anni da un progetto ambizioso: l’apertura a Venegono (provincia di Varese) di un laboratorio di fisiologia e biomeccanica per la sperimentazione di nuove metodologie di allenamento applicate al calcio.

Poi il 2007, quando Baruffato “sospende” la sua carriera da preparatore e allenatore in seconda per cominciare quella da “mister” in proprio.

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Questo ritaglio di giornale, tratto come gran parte delle altre immagini dal profilo Facebook di Baruffato, celebra il periodo d’oro tra il 2007 e il 2013, quando il tecnico varesino si afferma come allenatore emergente del panorama dilettantistico lombardo.

Il tecnico varesino riparte dai dilettanti e per la precisione dalla Vergiatese, dove conquista tre promozioni in quattro anni, portando la squadra dalla Seconda Categoria all’Eccellenza.

Quindi il passaggio alla Solbiatese e poi all’Insubria, dove rimane fino al 2013: quando gli si spalancano le porte della Finlandia.

«Mia moglie è finlandese e in casa si parlava da qualche tempo di un possibile trasloco in Finlandia. Paradossalmente, ho dovuto convincerla io a lasciare l’Italia e non il contrario. All’inizio volevamo stabilirci a Helsinki ma il budget dei club locali era troppo basso. Quindi, dopo avere fatto alcune valutazioni insieme a dei nostri amici, abbiamo comprato casa a Tampere, dove ho trovato lavoro all’Ilves, storico club finlandese che militava in serie B».

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La maglia-ricordo firmata da tutti i giocatori dell’Insubria per salutare mister Baruffato, diretto in Finlandia.

Passare dalla pianura padana al sud della Finlandia non è la cosa più semplice del mondo.

Ma nel caso di Marco Baruffato, a differenza di altri casi raccontati in passato da questo blog (Giovanni Costantino e Alessandro Marzuoli), non si può parlare di un vero e proprio salto nel buio.

Almeno per la nazionalità finlandese della moglie. Sulla carta un vantaggio non da poco, anche se in realtà Baruffato sottolinea di avere portato la famiglia in una regione della Finlandia dove non conosceva nessuno, rendendo complicato l’ambientamento di tutti loro.

Rimane il fatto che l’allenatore varesino aveva già avuto un primo contatto con la Terra dei laghi circa quindici anni prima.

«Nel 2000, una sera di ottobre, stavo lavorando a Gallarate con i giocatori della prima squadra del Varese. A fine allenamento, un allenatore dell’Fc Ellas, squadra finlandese di quarta serie, mi ferma e mi chiede informazioni sulla mia metodologia di allenamento. Parliamo per una mezz’oretta e tra di noi scatta subito un buon feeling. A un certo punto viene al dunque e mi propone di andare in Finlandia per lavorare sul campo per la sua società. Niente lieto fine: ho declinato l’offerta».

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Moglie finlandese e tre figli, Baruffato matura una prima esperienza in Nord Europa nei primi anni 2000, quando collabora con l’Fc Ellas di Helsinki come allenatore e consulente in preparazione atletica. Un’esperienza che gli sarà utile quando si trasferirà a Tampere con la sua famiglia.

Ma la Finlandia era scritta nel destino di Marco Baruffato. Esattamente un anno dopo, il rappresentante dell’Fc Ellas si fa di nuovo avanti e questa volta la risposta è positiva.

«Gli ho promesso che a Pasqua sarei andato a Helsinki per conoscerci meglio e lavorare insieme. Il primo impatto con la Finlandia è stato buono. Mi sono innamorato subito della natura incontaminata e dei tipici paesaggi fiabeschi della Scandinavia, dove ho percorso centinaia di km in sella alla mia mountain bike. Ho trascorso a Helsinki una decina di giorni e i miei metodi di lavoro sul campo sono stati apprezzati tanto che mi hanno proposto di tornare a giugno».

Così Baruffato vola per la seconda volta nella capitale finlandese, dove rimane per circa un mese.

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Varese e l’Italia appartengono al passato. Il presente e il prossimo futuro di Baruffato & family sono e saranno in Finlandia.

In quel periodo la società gli paga vitto e alloggio, offrendogli un’opportunità straordinaria per arricchire il suo bagaglio umano e professionale.

La sua prima vera esperienza sul suolo finnico termina qui, ma fino al 2005 continua a collaborare via Skype con l’Ellas come consulente in preparazione atletica.

Digressione socio-culturale. Caratterialmente, tra Italiani e Finlandesi c’è un abisso.

Tanto chiacchieroni e aperti i primi, quanto chiusi e conservatori i secondi. Un divario che Baruffato ha colmato facilmente.

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In Finlandia, anche in serie A, vivere solo di calcio è molto difficile. Spesso i giocatori hanno un secondo lavoro e capita spesso di vederli arrivare al campo di allenamento in bicicletta oppure in autobus. Fantascienza rispetto alla realtà italica.

«Dei finlandesi ho imparato ad apprezzare l’umiltà, una caratteristica innata in gran parte di loro. Penso ai giocatori di serie A, quasi tutti ragazzi che non campano solo di calcio e vengono ad allenarsi in bici o in autobus. Una realtà calcistica che va a cozzare con quella italiana, piena di venditori di fumo che riuscivano a raccogliere più di me. È per questo che me ne sono andato».

Trascinando con sé moglie e figli in un’avventura piena di rischi. Infatti, prima di andare a vivere in Finlandia, Baruffato ci ha pensato bene.

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Dal 2013 Marco Baruffato lavora per l’Ilves di Tampere, società fondata nel lontano 1931 che nel suo palmarés vanta uno Scudetto e due Coppe nazionali. Oltre alla doppia sfida contro la Juventus nella Coppa Campioni edizione 1984-1985 (0-4 e 2-1).

Helsinki poteva essere una buona destinazione, ma troppo caotica per i gusti di un allenatore, anzi, prima di tutto un uomo che cercava soprattutto una cosa: la giusta tranquillità per sé e per la propria famiglia.

C’era la possibilità di andare a Turku, nella costa occidentale dove si parla svedese, ma sarebbe stato uno stravolgimento eccessivo della vita dei familiari di Baruffato.

Kuopio, 400 km a nord di Helsinki, aveva il problema opposto: calcisticamente valida, ma un po’ morta come città.

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Al termine di una lunga ricerca condotta in loco e su internet, nel febbraio 2013 Baruffato firma con l’Ilves. Sarà l’inizio di un fruttuoso sodalizio che lo porterà a svolgere per la società di Tampere una miriade di incarichi diversi.

«Ho provato a trovare lavoro a Jyvaskyla, dove mi hanno risposto di no sostenendo di avere già tanti allenatori preparati e diplomati nelle migliori scuole calcio finlandesi: una delusione totale. Infine, dopo avere scartato l’opzione Valkeakovski, città dell’Fc Haka con un ottimo settore giovanile ma situata in un ambiente per i miei gusti troppo “selvaggio”, ho scritto una mail all’Ilves».

Fondata nel lontano 1931, l’Ilves è la più importante società calcistica di Tampere.

Nel febbraio 2013, la dirigenza del sodalizio che ha per simbolo una lince giallo-nera (in finlandese “ilves” vuol dire proprio lince) risponde subito alla lettera di Baruffato, invitandolo a presentarsi in ufficio la mattina dopo per lasciare il suo curriculum.

Passa qualche ora e l’ex preparatore atletico del Varese riceve una telefonata dal presidente dell’Ilves, che gli chiede di tornare subito in sede per firmare il contratto.

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All’Ilves Baruffato veste contemporaneamente i panni dell’allenatore, del preparatore atletico, dell’educatore, dell’organizzatore di tornei giovanili…

«La cosa curiosa è che non mi hanno assunto come allenatore, ma in qualità di dipendente. All’Ilves non faccio solamente il tecnico, esercitando pure compiti non esclusivamente tecnici».

In Italia Baruffato era abituato a svolgere mille lavori in contemporanea.

Da quando si è trasferito a Tampere, l’unica cosa che non è cambiata è proprio la sua giornata lavorativa, che inizia presto e finisce in tarda serata. In mezzo, una lunga serie di compiti che lo rendono un autentico tuttofare.

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In questa foto c’è praticamente tutto dell’esperienza finlandese di Marco Baruffato. Il verde dei boschi, l’azzurro dell’acqua e un passeggino che simboleggia da un lato la sua famiglia, che dal trasferimento a Tampere si è arricchita di un nuovo membro; dall’altro, i tanti bambini che Baruffato incontra ogni giorno al campo di allenamento o nel giro quotidiano delle scuole della provincia di Tampere. Ah, nel passeggino dormiva Stella, l’ultima arrivata in casa Baruffato.

«Come si svolge la mia giornata-tipo? Alle 7.30 sono già in campo con le giovani promesse della Federazione di Tampere: ragazzi nell’età delle scuole medie e superiori che dopo l’allenamento vanno a scuola. Poi mi sposto in ufficio dove mi relaziono con le altre società finlandesi ed europee. Un lavoro delicato che si concretizzerà nel prossimo meso di agosto con l’organizzazione del nostro primo torneo giovanile. Nel pomeriggio divento educatore, facendo propaganda nelle scuole della provincia per portare all’Ilves sempre nuovi ragazzi e bambini. Quindi torno al campo per svolgere la seduta di allenamento della prima squadra. Insomma, un lavoro che non riguarda soltanto aspetti tecnico-tattici, ma molto focalizzato sui rapporti intersocietari e sul settore giovanile con particolare attenzione a stringere gemellaggi con altre realtà calcistiche finlandesi ed europee».

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Alcune biondissime promesse del vivaio dell’Ilves. Tra i suoi 10 mila incarichi, Baruffato è responsabile dei rapporti con altre società finniche ed europee per l’organizzazione di tornei giovanili in giro per il continente.

Da dipendente dell’Ilves, a partire dal 2013 Baruffato cambia moltissimi ruoli.

Comincia subito come vice allenatore della Berretti, organizzando il lavoro settimanale di tutte le altre rappresentative del vivaio.

Dopo un anno di ambientamento, utile per imparare un po’ di finlandese indispensabile per interloquire con i bambini fino a 10 anni (dopo quell’età i ragazzini finlandesi sono in grado di comunicare in inglese), Baruffato diventa vice tecnico della Primavera.

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Il “Tammela stadion” di Tampere, dove l’Ilves gioca le sue partite casalinghe. Con una capienza di 5 mila posti, è uno degli stadi più importanti della Finlandia.

Nel 2015, dopo numerosi attestati di stima ricevuti dai suoi colleghi (fatta eccezione per il capo allenatore del 2013 restio a lasciargli spazio nello staff tecnico della prima squadra), Baruffato viene promosso: la società lo nomina vice allenatore dell’Ilves e tecnico della Primavera.

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È tutto vero. Il 5 ottobre 2015 Baruffato viene promosso dall’Ilves a capo allenatore della prima squadra. La salvezza è ancora da conquistare e i tifosi della “lince”, bramosi di salvezza, confidano nelle doti miracolose del profeta asceso sul suolo finnico dalla calda e assolata Italia.

«In realtà, a un certo punto della stagione la dirigenza mi ha sollevato dall’incarico di coach della Primavera: così mi sono dedicato interamente alla prima squadra. Il nostro campionato – terminato a inizio novembre – è stato particolare. Due mesi dopo l’inizio della preparazione siamo stati ripescati in serie A dove, malgrado un budget molto ridotto rispetto ad altre squadre, ce la siamo cavata bene, con la salvezza arrivata a tre giornate dalla fine. Sanno tutti che a ottobre ho allenato in prima persona la squadra per le vicissitudini capitate ad Armstrong. Ci mancava un solo punto e il compito non era impossibile. Approfitto di questo spazio per ringraziare tutti i miei giocatori. Ragazzi che fanno mestieri normalissimi – dall’idraulico al carpentiere – e finiscono di lavorare alle 4 per venire ad allenarsi: non posso che avere rispetto per la loro dedizione».

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Lavorare con i giovani è un dovere morale oltre che una necessità economica per le società calcistiche finlandesi, alla continua ricerca di talenti da valorizzare e rivendere a peso d’oro nei mercati europei. Si comincia da subito, insegnando ai piccoli a dare del tu al pallone con un occhio speciale all’aspetto educativo.

Come già scritto in precedenza, Baruffato ha la fortuna di avere firmato un contratto da dipendente e non da allenatore.

Significa che il tecnico varesino non può essere esonerato e il suo rapporto con l’Ilves è destinato a durare quantomeno fino al 2016, con buone possibilità di prolungamento.

Una prospettiva che non dispiacerebbe a Baruffato, accolto con simpatia dal popolo finlandese. Gente tutta d’un pezzo, conservatrice per natura ma capace di insoliti slanci di affetto e generosità.

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Dal suo arrivo all’Ilves, i risultati di squadra sorridono a Marco Baruffato. In tre stagioni, una promozione in serie A (d’ufficio dopo un buon piazzamento in cadetteria) e una salvezza conquistata con tre giornate di anticipo.

 «Ma adattarmi al loro stile di vita non è stata una passeggiata. I finlandesi hanno una mentalità molto chiusa. Generalmente non vedono di buon occhio gli stranieri, anche se per fortuna non mancano le eccezioni. Dal punto di vista lavorativo ho trovato da parte di alcune persone un muro contro muro. Indice di una diffidenza di fondo verso chi viene da fuori per introdurre nuovi sistemi di lavoro. Fortuna che all’Ilves ho trovato persone straordinarie che mi hanno lasciato lavorare in piena autonomia decisionale».

Dopo le tre partite da allenatore della prima squadra dell’Ilves, sarebbe naturale pensare a un futuro professionale in quel ruolo: sbocco naturale di un processo di crescita iniziato tanti anni fa.

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La promozione a capo allenatore di Baruffato ha fatto il giro dell’Italia. Il tecnico varesino è rimasto coi piedi per terra e nonostante la conquista della salvezza, ha deciso di tornare a fare l’allenatore in seconda: sarà il fidatissimo vice di Jarkko Wiss, che ha firmato con l’Ilves un contratto triennale.

«Dal futuro mi aspetto qualcosa di più, ma già adesso non mi posso lamentare. Grazie a quella santa donna di mia moglie che mi ha sempre sostenuto, in Finlandia ho raggiunto traguardi inimmaginabili. Mi piacerebbe diventare un allenatore di serie A, ma per il momento ho chiesto alla società di non prendermi in considerazione per quel ruolo. Per la prossima stagione mi hanno confermato nel ruolo di vice allenatore. Perchè ho rifiutato la panchina della prima squadra? Ho ancora molto lavoro da fare nel settore giovanile e per la Federazione locale. Il mio obiettivo è conoscere sempre meglio il calcio finlandese, continuando a lavorare come ho sempre fatto».

Baruffato non ha fretta di rientrare in patria, pur provando comprensibilmente un pizzico di nostalgia per casa sua.

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Nonostante il ritorno in Italia non sia per lui una priorità, Baruffato e i suoi figli continuano a sbandierare orgogliosi la loro nazionalità. Grazie per l’ospitalità Finlandia, ma alla carne di renna preferiamo la pizza!

«Non posso negare che l’Italia mi manca, anche se ci sono tante storture. Il mio presente è all’Ilves: qui mi trovo bene, rimarrò certamente a Tampere almeno fino all’anno prossimo. Poi, se il destino mi porterà altrove, valuterò nuove eventuali opportunità lavorative. Non solo in Italia».

Limpidezza morale, meritocrazia e impegno sul lavoro formano la trimurti valoriale in cui si riconosce Marco Baruffato.

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Dino Zoff ha trascorso la sua vita a difesa della sua porta, simbolo di un complesso di valori antichi che lo hanno fatto apprezzare come uomo prima ancora che portiere. È proprio a Zoff che si ispira Marco Baruffato.

Un educatore più che un allenatore, meticoloso nel portare a scuola tutti i suoi allievi, dalla stella della prima squadra all’ultimo dei Pulcini.

Una scuola di calcio, certamente. Ma anche di vita.

Non è un caso che il suo idolo sia sempre stato Dino Zoff, come lui portiere e noto al grande pubblico per essere una persona che alle parole preferisce i fatti.

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Come Dino Zoff, anche Marco Baruffato ha sempre preferito far parlare il campo piuttosto che le labbra. Una qualità che lo ha fatto entrare subito in sintonia con i Finlandesi: gente di poche parole abituata a guardare ai fatti.

Una volta Zoff ha dichiarato:

«le parole di troppo sono fumo. Perché non mi è mai andato di giudicare, di criticare, di dire bugie pur di dire qualcosa. Perché la banalità uccide, invece il silenzio fortifica».

Come il capitano azzurro al “Mundial”, anche Baruffato non ha mai alzato la voce.

Alle angherie del calcio italiano, popolato da quelle figure che lui chiama “venditori di fumo”, ha sempre preferito opporre la forza dei fatti.

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