Marco Pantone: il “Nanu” della terra di Giacomo Leopardi emigrato in Estremo Oriente

Fabio 1 consola Fabio 2. È il 24 giugno 2010. L'Italia campione del mondo in carica viene eliminata dalla Slovacchia. Gli Azzurri versano lacrime amare.

Fabio 1 consola Fabio 2. È il 24 giugno 2010. L’Italia campione del mondo in carica viene eliminata dalla Slovacchia. Gli Azzurri versano lacrime amare.

Vittek e Kopunek come Pak Doo-Ik e Ahn, la Slovacchia come la Corea. Sono già passati cinque anni dalla clamorosa eliminazione dell’Italia ai Mondiali del 2010.

Storditi dall’insopportabile ronzio delle vuvuzelas, gli Azzurri persero 3-2 contro la Slovacchia di Hamsik e Kucka.

Tutti gli italiani che hanno visto quella partita ricordano benissimo il terzo gol slovacco segnato da Kopunek, lanciato in area di rigore direttamente su rimessa laterale.

Tutti gli italiani che erano davanti alla televisione non possono dimenticare l’errore sottoporta di Simone Pepe, che poteva valere il gol del 3-3 e con esso la qualificazione agli ottavi.

Marco Pantone è un talentuoso trequartista classe 1985. Nella sua carriera ha girato moltissime squadre, su tutte il Pro Duta in Indonesia e il Dolny Kubin in Slovacchia. In questa foto indossa la maglia del Porto Recanati, per cui ha giocato nella stagione 2012/2013.

Marco Pantone è un talentuoso trequartista classe 1985. Nella sua carriera ha girato moltissime squadre, su tutte il Pro Duta in Indonesia e il Dolny Kubin in Slovacchia. Qui indossa la maglia del Porto Recanati, dove ha giocato nella stagione 2012/2013.

Tutti gli italiani, quando sentono la parola “Slovacchia”, storcono il naso.

Tutti tranne uno: Marco Pantone. Nato a Recanati nel 1985, Pantone è un trequartista brevilineo con un passato ricco di esperienze calcistiche nelle serie dilettantistiche marchigiane.

Ma Pantone, a differenza di tanti suoi colleghi, vive anche senza respirare per forza l’aria di casa. Tanto che nel gennaio 2015 ha accettato l’offerta del Dolny Kubin, squadra della serie B slovacca.

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Il 2015 è stato uno degli anni più importanti della carriera di Marco Pantone. Il bomber di Recanati ha giocato tutto l’anno in Slovacchia, dividendosi tra il girone di ritorno della passata stagione e i primi mesi di quella nuova. Il suo bilancio è positivo: 10 gol in 20 partite. Un’esperienza esotica? Bazzecole in confronto al periodo trascorso a Medan, in Indonesia. Credits photo: Igor Kupco – www.ik-photo.com

«Ho sempre avuto il sogno nel cassetto di giocare all’estero. Così, quando il mio procuratore mi ha comunicato di avere ricevuto un’offerta dalla Slovacchia, ho detto subito di sì. Sapevo che mi aspettava un bel salto culturale: ma niente in confronto ai mesi che ho passato in Estremo Oriente».

Il discorso di Pantone cade subito sull’altra indimenticabile esperienza calcistica della sua vita: l’Indonesia.

Perchè nel 2013 il trequartista marchigiano finisce addirittura in Asia, in quelle che fino alla seconda Guerra mondiale erano note in Europa come le Indie orientali olandesi.

L'Indonesia è uno dei Paesi più sviluppati dell'Estremo Oriente. Con i suoi 2 mln di km quadrati di estensione territoriale, è il paradiso degli opposti, passando dagli skyline delle metropoli a scenari mozzafiato come quello del lago Tamblian, vicino a Bali.

L’Indonesia è uno dei Paesi più sviluppati dell’Estremo Oriente. Nei suoi 2 mln di km quadrati di estensione territoriale, è possibile spaziare dagli skyline di Giakarta e Medan a scenari mozzafiato come quello del lago Tamblian, vicino a Bali.

Oggi l’Indonesia è un Paese indipendente, stretto tra Filippine, Malesia e Papua Nuova Guinea nella lingua di mare che separa l’Oceano Indiano dal Pacifico.

Con le sue 17.507 isole, è considerato il più grande Stato-arcipelago del mondo, abitato da una miriade di gruppi etnici, linguistici e religiosi che – nonostante comprensibili difficoltà – riescono a convivere in pace e armonia.

Il contesto ideale per Marco Pantone, tra i primi calciatori europei a volare dalle parti di Giakarta.

Marco Pantone con la maglia di allenamento del Pro Duta, squadra della serie A indonesiana.

Marco Pantone con la maglia di allenamento del Pro Duta, squadra della serie A indonesiana.

«Sì, sono stato uno dei primi “coraggiosi” a militare nel campionato indonesiano. I bene informati sanno che non sono stato l’unico italiano a giocare in quel Paese. Mi hanno anticipato di un paio d’anni Simone Quintieri e Alessandro Beccaria, ingaggiati dal Semarang United e dal Bali».

L’esperienza in Indonesia è stata la più importante della carriera di Marco Pantone, abituato solitamente a calcare i campi delle prime serie dilettantistiche italiane.

Dando un’occhiata al suo curriculum, colpisce soprattutto il lunghissimo elenco di squadre dove ha giocato.

«Ho esordito in serie D a 17 anni nella Maceratese, dove sono rimasto per due stagioni. E poi…»

E poi un cambio di casacca dietro l’altro, girando in lungo e in largo l’Italia per dare sfogo alla sua specialità: (far) segnare.

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Nonostante abbia ancora 30 anni, Pantone vanta un curriculum di squadre dove ha giocato da far impallidire gente come Bobo Vieri e Nicola Amoruso. Tante le regioni visitate da questo calciatore “nomade”: Marche, Liguria, Sardegna, Abruzzo, Basilicata ed Emilia Romagna.

Riccione, Loreto, Matelica, Fermana, Cingolana e Potenza Picena sono solo alcune delle tappe di un “giro d’Italia” che fa impallidire persino i campioni del ciclismo.

Tuttavia, tra le moltissime maglie che ha indossato in più di dieci anni di carriera, ce n’è una che gli è rimasta tatuata sulla pelle.

Una maglia “verdestellata”: quella della Sestrese, squadra genovese che ha sede nel quartiere operaio di Sestri Ponente.

Negli anni Venti, prima dell’accorpamento per volere del Duce alla “Grande Genova”, Sestri Ponente era un paese a sé stante con una squadra in Prima Categoria: la nostra serie B.

Stemma della Sestrese 1919, squadra di calcio del quartiere genovese operaio di Sestri Ponente. Nella sua storia quasi centenaria, i verdestellati vantano due stagioni consecutive in Prima Categoria (l'equivalente dell'odierna serie cadetta), tra il 1920 e il 1922.

Stemma della Sestrese 1919, squadra di calcio del quartiere genovese operaio di Sestri Ponente. Nella sua storia quasi centenaria, i verdestellati vantano due stagioni consecutive in Prima Categoria (l’equivalente dell’odierna serie cadetta), tra il 1920 e il 1922.

Poi un lunghissimo periodo di buio, illuminato a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta da un gruppo di giocatori che sfiorarono la serie C, vincendo nel 1991 una Coppa Italia Dilettanti.

Il leader di quella squadra era il “Principe” Roberto Balboni, che ha allenato Pantone alla Sestrese nel 2010.

E che restituisce del trequartista marchigiano un ritratto tecnico e umano molto lusinghiero.

Foto "rubata" di Roberto Balboni detto "il Principe". Il Giannini genovese è stato il più forte e talentuoso calciatore del calcio dilettantistico regionale a cavallo di tre decenni: anni Ottanta, Novanta e Duemila.

Foto “rubata” di Roberto Balboni detto “il Principe”. Il Giannini genovese è stato il più forte e talentuoso calciatore del calcio dilettantistico regionale a cavallo di tre decenni: anni Ottanta, Novanta e Duemila. Appese nel 2008 le scarpette al chiodo, ha intrapreso la carriera di allenatore, guidando la Sestrese nella stagione 2009/2010, quando ci giocava Pantone.

«Pantone? Lo ricordo bene. È un attaccante veloce e dotato tecnicamente, molto bravo negli inserimenti. Non è altissimo ma possiede un’elevazione fuori dal comune: ciò lo aiuta molto nei colpi di testa. Com’è andata la sua stagione a Sestri? Diciamo che la fortuna non l’ha aiutato. È stato in ospedale due volte: prima per essere operato di appendicite e poi per un trauma cranico. In cinque mesi ha totalizzato 10 presenze e 2 gol. È un bravo ragazzo, gli auguro il meglio. A chi assomiglia come giocatore? Mi ricorda il mitico “Nanu” Galderisi, ex Juventus, Verona e Padova».

Nonostante le settimane trascorse a letto, Pantone ricorda l’esperienza genovese come la più felice della sua carriera. Tanta sfortuna, è vero, compensata qualche anno dopo dalla sua annata migliore di sempre.

Nel 2013, prima di spiccare il volo per l'Indonesia, Pantone ha disputato a Porto Recanati la stagione più prolifica della sua carriera. 24 gol in 30 presenze ricompensate dal premio "Marcheingol".

Nel 2013, prima di spiccare il volo per l’Indonesia, Pantone ha disputato a Porto Recanati la stagione più prolifica della sua carriera. 24 gol in 30 presenze ricompensate dal premio “Marcheingol”.

È il 2012. Il trequartista marchigiano torna a casa e firma con il Porto Recanati, in Promozione.

È in maglia arancione che Pantone diventa un “propheta in patria”: segna 24 gol in 30 presenze e a fine stagione riceve il premio “Marcheingol” come top scorer della regione.

Nell’estate 2013 il suo procuratore Dusan Petrovic gli cerca una nuova sistemazione.

Pantone non ha problemi a lasciare le Marche, ma rimane di stucco quando gli arriva un’offerta dall’estero.

Lo vuole il Pro Duta, squadra della massima serie indonesiana. Non gli sembra vero. Nel giro di pochi mesi, il ragazzo passa dalla Promozione alla serie A: “sogno o son desto?“.

A dire il vero, nel 2007 Pantone aveva già ricevuto delle offerte dalla Bulgaria e dalla Lituania.

L'esultanza di Pantone dopo un gol segnato con il Dolny Kubin. Prima di accettare l'offerta del Pro Duta, il trequartista marchigiano aveva già ricevuto alcune offerte dall'estero, rifiutate per via delle poche garanzie date dalle società interessate.

L’esultanza di Pantone dopo un gol segnato con la maglia del Dolny Kubin. Prima di volare in Indonesia, il ragazzo aveva ricevuto delle proposte dall’estero, rifiutate per le poche garanzie date dalle società interessate: una lituana e una bulgara. Credits photo: Igor Kupco – www.ik-photo.com

«Avevo rifiutato. Ero ancora “giovane”, facevo la serie D e stavo bene così. Senza contare che sarei andato in piazze non molto sicure dal punto di vista della stabilità societaria. Così ho preferito rimanere in Italia. Anche perchè ero convinto di giocarmi le mie carte per tentare di arrivare nei professionisti. Non ce l’ho fatta, ma sono ugualmente soddisfatto della mia carriera».

Mentre questa è la volta buona.

Non si può rifiutare l’Indonesia, anche se per raggiungerla ci vogliono “appena” 14 ore di volo. Bastano e avanzano per coprire gli 11 mila chilometri che separano Roma da Giakarta.

Pantone si sistema nella città di Medan, la più importante dell’isola di Sumatra e la quarta del Paese per dimensioni e numero di abitanti: ben 4 milioni.

Fare case, per fare case e per fare altre case. Parafrasando un famoso attacco giornalistico di Giorgio Bocca, la città di Medan colpisce per l'assenza di verde. Medan è una metropoli con 4 milioni di abitanti. Altro che i 20...Mila e poco più di Porto Recanati.

Fare case, per fare case e per fare altre case. Parafrasando un famoso attacco giornalistico di Giorgio Bocca, la città di Medan colpisce per l’assenza di verde. Medan è una metropoli con 4 milioni di abitanti. Altro che i circa 20 mila di Porto Recanati.

Medan è il capoluogo di provincia della Sumatra occidentale. Fondata dagli Olandesi nel 1590, sarebbe diventata dal XVII secolo terra di produzione del tabacco, trasformandosi ben presto in uno degli scali commerciali più trafficati sulla rotta navale di collegamento tra Oriente e Occidente.

Trovandosi in una posizione che la proietta verso lo Sri Lanka e la penisola indiana, Medan è diventata la città più multietnica del Paese. Date le sue dimensioni imponenti, non sorprende che vi trovino posto molte squadre di calcio diverse, tra cui il Pro Duta. Che nel 2013 era in serie A.

«Il contatto con il Pro Duta l’ho trovato grazie al mio agente serbo, che mi ha fissato a Rimini un appuntamento con il presidente della società. Il loro progetto mi ha convinto e ho firmato un contratto semestrale fino alla fine della stagione, che là si svolge nell’anno solare».

Il 24 luglio 2013, utilizzando il suo account ufficiale su Twitter, il Pro Duta annuncia ufficialmente l'acquisto di Pantone. Da notare ai lati della foto i disegni su sfondo rosso che ritraggono il pegaso, simbolo della società.

Il 24 luglio 2013, utilizzando il suo account ufficiale su Twitter, il Pro Duta annuncia ufficialmente l’acquisto di Pantone. Da notare ai lati della foto i disegni su sfondo rosso che ritraggono il pegaso, il cavallo alato, simbolo della società di Medan.

Il suo ingaggio attira comprensibilmente l’attenzione dei media e dei tifosi locali, entusiasti all’idea di vedere giocare nella propria squadra un calciatore europeo.

Nel luglio 2013, Pantone prende il primo volo per l’Indonesia e arriva a Medan, dove si trova di fronte una realtà particolare.

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Pantone, qui ritratto in una foto “d’epoca” con la maglia della Sestrese, trascorre in Indonesia solamente pochi mesi. Ma sarà lo stesso un periodo indimenticabile, condito da 3 gol segnati in 8 partite.

«Il primo impatto con l’Asia è stato difficile, non tanto per lo stile di vita quanto per il caldo afoso. In Indonesia c’è un clima tropicale che rende il passaggio da una stagione all’altra una mera formalità. Fortuna che nel giro di qualche settimana mi sono ambientato bene. Come mi sono trovato a Medan? Ci sono stato soltanto pochi mesi, ma è stata un’esperienza stupenda. Giochi senza stress, ma lo fai di fronte a 20 mila spettatori! I tifosi non sono pressanti ma ti stanno sempre vicini. Agli allenamenti c’erano sempre tra le mille e le 3 mila persone: davvero un altro mondo. Se ci tornerei? Di corsa!».

Successivamente, Pantone si sofferma sul tipo di calcio praticato in Indonesia e sull’organizzazione del massimo campionato nazionale, che lo rende simile all’Nba.

Pantone gioca gran parte delle partite dei play-off della serie A indonesiana. Avrebbe il rinnovo del contratto in tasca ma accade l'imponderabile. Il Pro Dura retrocede per problemi extracalcistici ed è costretto a tornare in Italia.

Pantone gioca gran parte delle partite dei play-off della serie A indonesiana. Avrebbe il rinnovo del contratto in tasca ma accade l’imponderabile. Il Pro Dura retrocede per problemi extracalcistici e salta tutto. Credits photo: Igor Kupco – www.ik-photo.com.

«Ho trovato un gioco più basato sulla tecnica e sulla velocità che sul fisico. Una realtà agli antipodi rispetto, per esempio, alla Slovacchia. Quando sono arrivato là, mi hanno potuto tesserare soltanto per le partite dei play-off, che regolavano l’accesso alla serie A unica che sarebbe stata introdotta a partire dal 2014. In 8 partite ho realizzato 3 gol che hanno contribuito alla vittoria del mini-campionato, purtroppo resa inutile da una serie di problemi extracalcio che hanno condannato la società alla retrocessione. Sono stato sfortunato: avevo il rinnovo del contratto per l’anno successivo, ma il regolamento proibisce alle società di serie B di avere in rosa giocatori stranieri. E quindi ho dovuto fare le valige per tornare in Italia. Cosa mi ha colpito del loro campionato? Le trasferte impossibili. L’Indonesia è un Paese gigantesco e quando ti capita di giocare due partite consecutive fuori casa in tre giorni, hai pochissimo tempo per recuperare».

L'elaboratissimo stemma degli indonesiani del Pro Duta. Il motto è "Somniare aude animo et fide", letteralmente "abbi il coraggio di sognare con fede e coraggio".

L’elaboratissimo stemma degli indonesiani del Pro Duta. Il motto è “Somniare aude animo et fide”, letteralmente “abbi il coraggio di sognare con fede e animo”.

Con la maglia del Pro Duta, Pantone si toglie la soddisfazione di compiere tra luglio e agosto una lunga tournèe in Europa, Italia compresa.

Sarà durante questi mesi che la società di Medan, tra le meglio organizzate del Paese dal punto di vista del settore giovanile, prenderà contatti con la FIGC per partecipare, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, alla Wojtyła Cup e al Torneo di Viareggio.

Il bilancio di quei pochi mesi a Medan, usando le sue parole, rimane “superpositivo”.

Pantone era trattato come una star, i tifosi lo adoravano e gli hanno riservato un’accoglienza da re.

L’avventura asiatica del fantasista marchigiano termina così alla fine del 2013. Il tempo di assorbire il ritorno al fuso orario di Roma che Pantone torna a giocare in Italia, anzi, nel campionato di serie A di San Marino, dove gioca per qualche mese con la maglia del Cailungo.

Marco Pantone, dopo una breve parentesi al Cailungo nella serie A di San Marino, torna tra i dilettanti firmando con la Vigor Senigallia, dove segnerà 4 gol in 16 partite. La sua ultima esperienza italiana prima del trasferimento al Dolny Kubin.

Marco Pantone, dopo una breve parentesi al Cailungo nella serie A di San Marino, torna tra i dilettanti firmando con la Vigor Senigallia, dove segnerà 4 gol in 16 partite. La sua ultima esperienza italiana prima del trasferimento al Dolny Kubin.

Quindi il passaggio alla Vigor Senigallia, nell’Eccellenza marchigiana. Un’esperienza sfortunata, terminata anzitempo nel dicembre 2014 a causa dei problemi finanziari della società.

Pantone è alle porte dei trent’anni, si sente ancora giovane e quando il suo storico procuratore riceve una manifestazione interesse per il suo assistito dalla Slovacchia, i due si stringono la mano.

A gennaio Pantone firma con il Dolny Kubin, club di serie B dell’omonima cittadina della provincia di Zilina, non distante dai confini settentrionali con la Polonia, nota agli appassionati di ciclismo per avere celebrato nella sua chiesa cittadina il matrimonio del finisseur Peter Sagan.

L'11 novembre 2015, Dolny Kubin diventa per un giorno la capitale mondiale del ciclismo, ospitando le sobrie nozze del campionissimo slovacco Peter Sagan.

L’11 novembre 2015, Dolny Kubin diventa per un giorno la capitale mondiale del ciclismo, ospitando le nozze del campionissimo slovacco Peter Sagan.

«Sono arrivato a Dolny nel mese di febbraio, ho fatto la preparazione con la squadra e il girone di ritorno dello scorso campionato. Essendomi trovato molto bene, ho accettato la proposta della società di un prolungamento sino alla fine del 2015 e sono tornato in Slovacchia a settembre. Dolny è l’opposto della caotica Medan, fa molto freddo ed è un posto tranquillo. Sono soddisfatto del mio rendimento: ho segnato in tutto 10 gol in 20 presenze. Tra l’altro, negli ultimi mesi ho avuto il piacere di lavorare con Marco Ragini, una bravissima persona e un ottimo allenatore».

Marco Pantone nella classica foto a mezzobusto. Qui è immortalato con la maglia del Dolny Kubin.

Marco Pantone nella classica foto a mezzobusto. Qui è immortalato con la maglia del Dolny Kubin.

Come trascorreva il proprio tempo Pantone in Slovacchia? Tolti gli allenamenti, rimaneva quasi sempre nei dintorni, uscendo insieme ai suoi compagni italiani Riccardo Biasini e Matteo Severino.

Un gruppetto di amici che beveva caffè bollente per allontanare il freddo polare di Dolny.

Il campionato slovacco termina la sua prima fase a dicembre, quando inizia una lunga pausa invernale e solitamente scade il contratto dei giocatori stranieri.

Un destino condiviso anche da Pantone, che si guarda intorno alla ricerca di una nuova sistemazione.

Foto di squadra dell'Mtk Dolny Kubin. Nella rosa della squadra slovacca, altri due calciatori italiani.

Foto di squadra dell’Mtk Dolny Kubin. Nella rosa della squadra slovacca, altri due calciatori italiani: Riccardo Biasini e Matteo Severino.

Magari in Italia?

«Non lo so ancora. Dalle nostre parti è difficile fare il calciatore, a meno di non avere la fortuna di giocare in serie A o in B. Nelle serie minori, compresa la Lega Pro, è difficile andare avanti. Ho molti amici in giro per l’Italia che faticano ad arrivare alla fine del mese per gli stipendi che non arrivano. A un certo punto, è meglio cercarsi un altro lavoro».

Marco Pantone non si arrende. A trent’anni si sente ancora giovane e il momento di appendere le scarpe al chiodo è ancora lontano.

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Recanati è prima di tutto la città di Giacomo Leopardi. E per estensione della poesia. Con la sua città natale, il poeta marchigiano aveva un rapporto tormentato e l’aveva lasciata per provare la vita gaudente di Roma. Pantone si è spinto addirittura oltre, fino in Indonesia per assecondare una sua passione che ai nostri occhi è quanto di più poetico esista: buttare un pallone in fondo al sacco.

Nella sua testa continuano a riecheggare i cori personalizzati che gli tributavano i tifosi del Pro Duta, quando si era realizzato il suo sogno di giocare in serie A.

Questo trequartista di sangue marchigiano, anzi, recanatese, vive con il suo Paese e con la sua città un rapporto di amore e odio, simile a quello del suo concittadino Giacomo Leopardi.

Il più grande poeta dell’Ottocento italiano descriveva il suo paese come un “borgo selvaggio” dove viveva “intra una gente zotica e vil”.

Un’impronta di pessimismo trasfigurato da Pantone in un’iniezione di fiducia per sfidare le convenzioni del calcio italiano, malato di un arrivismo che danneggia non solo i tifosi, ma chi ancora (si) commuove gonfiando una rete.

Come Marco Pantone, che ha lasciato Recanati per emozionare a suon di gol i tifosi di Indonesia e Slovacchia.

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